“Nativi digitali” sì, ma superficiali in sicurezza e rispetto privacy: alcune indicazioni operative

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La superficialità dei nativi digitali nel Web.Un articolo e save the Children confermano la loro ingenuità informatica. Alcuni consigli operativi per una navigazione sicura.

La superficialità dei nativi digitali, lontani dalla saggezza

La superficialità dei nativi digitali ormai è un dato di fatto. Chi lavora ogni giorno con i ragazzi può verificare la loro impreparazione ad affrontare il Web. L’espressione “nativi digitali” è di M. Prensky (2001). Essa non certifica nulla dal punto di vista della gestione critica delle informazioni. Stabilisce solo una condizione temporale.  E’ un’espressione carica di idealità. Probabilmente il metamessaggio sotteso all’espressione ha costretto M. Prensky a sostituirla con la più efficace e chiara definizione di “saggezza digitale” (2011). Questa focalizza l’attenzione sulle competenze. Scrive M. Prensky: “La saggezza digitale è un concetto dal duplice significato: la saggezza che si
riferisce all’uso della tecnologie digitali per accedere al potere della conoscenza in una misura superiore a quanto consentito dalle nostre potenzialità innate; e quella che si riferisce all’uso avveduto della tecnologia per migliorare le nostre capacità. Nel futuro, grazie alla tecnologia, i cercatori di saggezza beneficeranno di un accesso istantaneo e prima inimmaginabile a discussioni planetarie, a tutta la storia, a tutto quanto è stato scritto, a enormi archivi di casi e di dati, a simulazioni di esperienze molto realistiche equivalenti ad anni o anche secoli di esperienza reale. Come e quanto essi faranno uso di tali risorse, come le filtreranno alla ricerca di ciò di cui avranno bisogno, e come la tecnologia li aiuterà, avranno un ruolo molto importante nel determinare la saggezza delle loro valutazioni e delle loro decisioni

La situazione allarmante confermata da G. Santucci (“La Lettura”)

Come scrivevo sopra, i nostri ragazzi (mi riferisco per esperienza a quelli della primaria e secondaria di primo grado) mostrano una bassa competenza a gestire i loro dati personali e in genere le informazioni. Come referente al contrasto al cyberbullismo (art.5 Legge 71/17) e formatore rimango molto perplesso sulla decisone dei genitori di consegnare ad essi lo smartphone, definito da M. Spitzer “il coltellino svizzero 2.0”. Definizione molto appropriata se si riflette che il dispositivo rappresenta un pc in scala ridotta, consentendo di fare tutto nel Web. Mi riferisco alla possibilità di cercare informazioni, sentire e scaricare musica, vedere film in streaming, fotoritoccare foto e video… A certe condizioni è possibile anche scansionare e stampare.
L’impressione è che la maggior parte di essi non ha consapevolezza dei rischi che corre nell’uso superficiale del dispositivo.  La conferma  viene da un articolo di G. Santucci (“Nella rete oscura”) pubblicato da “La Lettura” (6 giugno), supplemento domenicale a “Il Corriere della Sera”. Il giornalista riprendendo il Rapporto Europol scrive: “Durante il lockdown i ragazzini hanno passato più tempo online condividendo video e immagini finiti in mano ai pedofili. Il traffico di materiale pedopornografico”. Questa la premessa, G. Santucci poi presenta la situazione italiana nel 2020. “Il centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online ha trattato 3.243 casi, denunciando 1261 persone (+132% rispetto al 2019). Critico il numero degli adescamenti in Rete, 401, evidenziando -dice il Clusit- un considerevole incremento  tra 0 e 9 anni. Bambini che non dovrebbero utilizzare i social” 

Save the Children la loro competenza è sovrastimata

Save the Children non si discosta molto da questo approccio altamente insicuro . Il 4 giugno ha pubblicato un lavoro dove si legge: “Particolarmente rilevante è il fatto che i minori sembrano non avere la percezione dei loro limiti. Essi sovrastimano le loro abilità in relazione ad altre conoscenze, quali ad esempio la condivisione di immagini e informazioni online in modo responsabile e la comprensione delle questioni relative alla sicurezza. Al tempo stesso la gran parte di loro non esprime particolari preoccupazioni in relazione a queste mancanze.
Ad esempio, un terzo o meno del campione si dichiara preoccupato dalla possibilità di pubblicare dati sensibili o dare una visione sbagliata di se stessi, o ancora essere vittima di episodi di cyberbullismo, meno di un quarto di non sapere riconoscere notizie false o ricevere immagini o commenti non graditi

Antivirus, meglio quello commerciale

Veniamo alle indicazioni operative, partendo da tre criticità riguardanti  l’antivirus, le password  e la pubblicazione di foto e video. I nostri ragazzi usano lo smartphone spesso per vedere film in streaming, scaricare programmi, applicazioni. Non sempre queste operazioni avvengono legalmente e in negozi online affidabili. Pertanto lascia perplessi quando non sanno rispondere se  i loro dispositivi hanno questa protezione. Nella migliore delle ipotesi  sono  privi  di  un antivirus con protezione a 360° (a pagamento).
A differenza di quelli free solo la versione commerciale protegge  dalle tante minacce  (virus, adware, cavalli di troia, bootnet, ransomware…) provenienti dal Web.
In molti casi L’azione maligna è facilitata anche dal mancato aggiornamento del sistema Android (Google), presente in quasi tutti i dispositivi mobili. L’Update spesso è ignorato oppure sottovalutato dai ragazzi, preoccupati solo a chattare o frequentare social.
Consigliatissimo, quindi  quello a pagamento. Il loro costo annuo medio è di circa 10-15€.

Mai password semplici

Per entrare in possesso nel sistema operativo del proprio smartphone  il numero dei ragazzi che utilizza sistemi di secondo e terzo livello di sicurezza, sta aumentando. Purtroppo lentamente. Mi riferisco all’impronta del dito, al riconoscimento vocale e facciale.
Dove sono richieste le classiche password alfanumeriche (profili social, chat…)  si consiglia quelle complesse e in modalità  carte mischiate  (almeno otto  caratteri alfanumerici con qualche carattere speciale). Ad esempio partendo da un ragazzo che si chiama Pippo e nato nel 2008: [email protected]#8p$p0. Cambiare ogni tre-sei mesi la password. Mai affidare  al browser la gestione delle password. Sconsigliabile un’unica password per tutti i profili.
L’obiettivo è complicare la vita dei predatori di password che possono appropriarsi del profilo, clonarlo, alterarlo per azioni finalizzate al bullismo online o alla richiesta di denaro in Bitcoin. In entrambi i casi si entra in un vero e proprio inferno.
I predatori sicuramente molto più esperti dei cosiddetti nativi digitali “bucano” facilmente le password semplici. Ad esempio Pippo08, 123456 (secondo Google 7/10 di iternauti usano questo seriale), admin (la seconda password più utilizzata)…

Attenzione alla pubblicazione di foto e video

Lo smartphone, non consigliabile prima dei 13 anni (esistono soluzioni alternative di cellulari), fondamentalmente risponde al bisogno narcisistico dei ragazzi di apparire  di essere riconosciuti e apprezzati nelle loro caratteristiche fisiche. Le foto e i video  rispondono perfettamente al narcisisismo giovanile. Per ridurre la possibilità di immagini e video prelevati dai predatori del Web, è opportuno suggerire   ai ragazzi  avatar ((immagine profilo) a tasso di narcisismo uguale a zero e che ritraggono fiori, animali, personaggi televisivi, panorami… Se proprio non si resiste al proprio narcisismo giovanile, allora foto che “tagliano” il viso, di profilo o di spalle. E’ consigliabile diminuire la luminosità e ridurre al massimo il post di di se stessi o con qualche amico.
I ragazzi sono convinti di essere non rintracciabili nel Web. Grande balla! Per navigare nel virtuale (pc, tablet, smartphone) occorre un Ip pubblico che è il codice assegnato dal fornitore di servizi Internet (Tim, Wind, Vodafone…). La modalità Vpn può nasconderlo, fornendone un altro. Ma in nessun caso l’Ip pubblico è annullato. Quindi il lavoro della polizia postale è facilitato. Sicuramente i ragazzi non hanno una competenza tale da rendere difficile il lavoro degli organi di polizia.
Altamente sconsigliato connettersi con Wifi di locali, centri commerciali… Altri potrebbero entrare nel  dispositivo.
Invito sempre i ragazzi a non postare foto o video nelle chat private. La natura chiusa di queste “stanze” li illude sulla sicurezza.  E’ sufficiente, infatti uno screenshot per avviare poi la condivisione in social pubblici, blog o altro.
Un capitolo delicato è la pubblicazione di  foto e video  che ritraggono compagni che hanno meno di 14 anni. Questa operazione secondo il nuovo Codice per la privacy (decreto attuativo 101/18) che ha acquisito il GDPR  è sempre a rischio di denuncia. Occorre sempre il consenso del genitore dell’amico fotografato, ripreso o del quattordicenne  per effettuare questa operazione.
Quando ne ho l’occasione consiglio ai genitori un  Parental control finalizzato al controllo dell’attività del figlio a distanza, soprattutto se frequentante l’ultimo anno di scuola primaria e i primi anni di media a distanza. Deve far parte del patto iniziale tra genitori e figli al momento dell’acquisto dello smartphone. Meglio essere chiari fin dall’inizio di questa meravigliosa, ama anche pericolosa avventura nel Web.

 

 

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