Nati per leggere: il ruolo non secondario della famiglia

di redazione
ipsef

In occasione della Settimana nazionale “Nati per leggere”,  sono in programma tutta una serie di iniziative  per promuovere l’amore e l’interesse per la lettura in famiglia a partire dalla più tenera età.

Si prospettano giorni intensi  all’insegna della lettura dedicata ai più piccoli in cui gli adulti prestano la loro voce per dare vita a storie che nutrono la mente  e diventano occasione di sviluppo affettivo e cognitivo, un  efficace mezzo di relazione e una fonte inesauribile di stimoli. Sicuramente, si tratta di  attività da promuovere  e incentivare in maniera non occasionale o periodica, in quanto, il bambino,  solo grazie  all’ascolto, sente, successivamente, il bisogno di comunicare a se stesso e agli altri quelle esperienze  significative che lo sollecitano ad esprimersi.

Senza entrare nel merito del cognitivismo che, orientativamente, costituisce  il quadro teorico di riferimento per gli studi sulla lettura, si può dire che  la sollecitazione per il bambino a parlare, interrogare, raccontare, leggere  e  rispondere, nasce nella conversazione con gli altri, nella sua capacità di ascolto che, di per sé, implica l’esercizio di tutte le funzioni. In modo particolare,  la continua e costante voce paterna o materna che legge o racconta storie, costituisce, sin dalla nascita,  un’arma seduttiva che
mantiene viva la curiosità e avvicina in età scolare alla lettura.

La costruzione di una solida competenza educativa relativa alla lettura, si realizza, dunque,  se la scuola e la famiglia dedicano intenzionalmente tempi e occasioni  di esercizio allo sviluppo linguistico. Parlando e ascoltando egli instaura e rafforza vincoli
con i familiari, con i coetanei con gli adulti.  Inoltre, con  la lettura, si creano  esperienze di crescita  nelle quali ogni bambino, impara a cogliere  progressivamente i meccanismi  e le regole, la specificità e gli scopi, diventa sempre più capace di associare gli
aspetti comunicativi ed espressivi del testo (letto o ascoltato) a sentimenti, pensieri e immagini interiori.

Pertanto, la lingua e la parola, nascono fondamentalmente dall’azione e dal contatto con le cose e le persone, si caricano di significati  e di vissuti nel contesto esperienziale del soggetto. Tuttavia, il pensiero e  il linguaggio non nascono solo da ciò che egli vede, ma, soprattutto,  da ciò che ascolta, dal suo voler esprimere e dal suo voler comunicare  con  una persona attiva che  parla e con consapevolezza e proprietà, orienta e guida sapientemente ogni  sua azione, lo  immette nel mondo del simbolo e lo avvia all’ astrazione.

Chi nel bambino piccolo trascura il dialogo, il racconto, la lettura di relazione, crea un individuo incompleto; chi non sa trovare i mezzi per schiudere la mente e il cuore del bambino alla vita, per immergerlo in un vero e proprio “bagno linguistico”,  per  renderlo, con il “gioco del linguaggio”, vero e autentico protagonista del lavoro educativo,   è un illuso. L’ amore  e l’accostamento  alla lettura esigono prima di ogni cosa  libertà di parola. Non a caso, nelle indicazioni per il curricolo nella scuola dell’infanzia,
attraverso precipui  contesti di espressione-comunicazione, si incoraggia il bambino ad aprirsi al  linguaggio, ad avvicinarsi alla “lingua-vita”, quella che nasce dal bisogno di conversare e narrare e che   potenzia e dilata  gli orizzonti della relazione e della
comunicazione.

In pratica, non si può educare con la parola alla parola;  le parole della mamma, del papà,  della maestra e degli adulti in genere, devono essere un semplice mezzo perché il bambino conquisti la propria parola.  Spesso  a casa e a scuola si assiste al prevalere della parola dell’adulto sulla parola dei bambini; prevalere che diviene un prevaricare la vitalità espressiva e le potenzialità comunicative dei piccoli, soprattutto quando gli sforzi del bambino vengono vanificati dagli adulti che improvvidamente anticipano le parole. Questo atteggiamento, certamente, non giova alla crescita e alla maturazione del soggetto in ordine allo sviluppo delle sue capacità di  ascoltare, parlare, leggere.

L’ambiente familiare  costituisce  un primo, pratico,  insostituibile ed efficace   campo di esercizio, un  importante  contesto comunicativo  in cui poter  realizzare  la libera  e viva conversazione, nella quale  l’adulto ha il non facile compito di orientare, stimolare,  suscitare l’ interesse e promuovere le capacità del  ben parlare e ben leggere.   Ecco allora che i processi di interazione familiare e sociale ben si integrano con la formazione complessiva della persona,  con il progressivo evolversi e arricchirsi del linguaggio  e  incidono  sia sulla formazione delle capacità di espressione e comunicazione, sia sullo sviluppo intellettivo, sull’arricchimento affettivo, sull’apertura al sociale. Da ciò deriva che la competenza linguistica esige una apertura ai valori della persona nel contesto di una più ampia  comunità culturale.

Attraverso l’ascolto e l’inserimento in   situazioni concrete di vita e di esperienze a forte rilievo ludico e simbolico, sarà  possibile guidare  il bambino all’ incontro con  simboli scritti che  stimolano la sua naturale attività  verso l’osservazione, la riflessione, la
parola e accorciano la strada dell’esercizio del comporre.

Il racconto in quanto stimolatore di sentimenti verso persone e cose, promotore di pensiero e azione,  elemento  base della struttura narrativa espressiva,  dirige e orienta  la relazione con l’altro, aiuta a  capire ciò che il segno nasconde e a  far tesoro di ciò che
la situazione suggerisce. L’interazione tra lingua orale e lingua scritta  si  sviluppa, pertanto,  attraverso  il dialogo, la conversazione e  la lettura dell’adulto.

Purtroppo, oggi, nella nostra società disordinata e convulsa, il ruolo educativo, paterno e materno, è poco attento a questo bisogno di ascolto. Una funzione educativa che,  per rispondere in modo armonico e costruttivo a questa difficoltà a coltivare l’amore per la lettura, che è un modo come un altro per condividere con i più piccoli la loro curiosità nei confronti del mondo,  va ripensata e costruita giorno per giorno. I genitori  sono una grande risorsa, il loro contributo è prezioso per riuscire a suscitare grandi ideali, idee socialmente utili e avanzate, maggiore ottimismo e fiducia e, soprattutto,  a creare un polo affettivo-relazionale, ma anche uno stimolo sociale e intellettuale.

L’ appello del  bambino che chiede papà, mamma, nonno, nonna, raccontami o leggimi  una storia, non può più essere  ignorato o disatteso,  perché, quasi sempre,   implica il bisogno di sviluppare nuove competenze, ampliare le proprie conoscenze, entrare a contatto con abitudini e stili di vita, sentire voci e  storie  diverse che incuriosiscono e ampliano gli  orizzonti.

Fernando Mazzeo (Pedagogista – Docente Scuola Secondaria di Primo Grado)

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