Natale, non è “fuga di insegnanti dal Nord” ma rientro dai propri cari dopo mesi di intensa attività a scuola

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Vacanze di Natale: si è parlato spesso in questi giorni nelle testate giornalistiche non specialistiche di “fuga degli insegnanti” dalle regioni del nord. La ragione: l’anticipo di qualche giorno rispetto alla data di termine delle lezioni, posta dai calendari scolastici dal prossimo 23 o dal 24 dicembre. Alcuni tra gli insegnanti interessati avrebbero chiesto di anticipare il rientro, a causa della confusione determinatesi dal succedersi delle norme e dal timore che lo spostamento tra le regioni potesse diventare problematico. 

Il calendario scolastico regione per regione

In verità l’insegnante che mantiene la residenza o il domicilio nella propria regione potrà spostarsi anche il 23 e 24 dicembre, senza restrizioni se non quelle sanitarie obbligatorie previste dalla regione in cui si rientra (vedi ad es. Sicilia)

Posto che la questione non è di per sé sanitaria, spostiamoci sul versante didattico.

Alunni potrebbero “perdere” due giorni di lezione

Bisognerebbe verificare caso per caso e quindi stilare una statistica di come l’assenza degli insegnanti potrà incidere sul percorso didattico. Nella scuola primaria ad es. è possibile che sia già configurato un “cambio” delle ore e quindi le attività di fatto risultano essere quelle di sempre. Così come è possibile che per quelle giornate fossero già programmate attività legate al Natale e dunque una progettualità che esula dalla normale “didattica”.

Per non parlare delle scuole secondarie di II grado, dove è prassi utilizzare l’ultimo giorno di lezione per l’assemblea di istituto, da svolgere quest’anno a distanza ma non per questo meno importante dal punto di vista dei diritti degli studenti.

Difficile trovare i supplenti

La problematica, non lo nascondiamo, esiste. E’ difficile organizzare in breve tempo gli orari, soprattutto in quelle scuole in cui il numero degli insegnanti che si spostano è elevato.

Insegnanti rientrano dai propri cari

Bisognerebbe a nostro parere sottolineare però anche un altro aspetto. Gli insegnanti rientrano dai propri cari dopo mesi di intensa attività scolastica, con un forte stress per le condizioni in cui questa si è svolta quest’anno. Mesi in cui gli obiettivi didattici non sono venuti meno, ma sono stati ripensati e adattati alle nuove esigenze, in cui maestri e professori hanno speso il meglio di se stessi in situazioni spesso di cortocircuito. Mesi in cui all’impegno per le attività didattiche si è associato lo spettro della “stanza covid”. Mesi in cui ogni gesto in classe, ogni attività da proporre, ogni modalità con cui svolgerla, è stata pensata, studiata, calibrata.

Gli insegnanti non fuggono dai propri doveri, ma rientrano a casa per riabbracciare i propri cari. E forse la concentrazione di richieste di ferie e permessi va additata più alla confusione generata dal “cosa posso” e “cosa non posso fare” piuttosto che ad un volersi sottrarre ai propri doveri.

Il parere dei Dirigenti Scolastici

Ci piacerebbe sentire il parere dei Dirigenti Scolastici all’indirizzo [email protected]

Una testimonianza la riporta oggi Repubblica “Da domani andremo in guerra”, afferma una Dirigente “Il 23 dicembre si uscirà alle 12,30, quattro ore prima, ma ho dovuto dire di no alle decine di richieste di ferie, le lezioni devono essere garantite”

Quante scuole si trovano nelle stesse condizioni? E veramente il “fastidio” di dover riprogrammare le attività di due giorni è una “guerra”?

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