Nastrini rossi:la riforma imposta è servita, ma la voce della scuola sarà più forte

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Comunicato Nastrini Rossi – La riforma è servita. Le deleghe sono state approvate in consiglio dei ministri. Tutte. Compresa la 378, la delega del sostegno. La tanto contestata delega che ha mobilitato tutti: dai docenti ai genitori degli alunni con disabilità.

L’ennesimo atto di forza di chi ci governa contro la scuola, i suoi studenti ed i lavoratori.
Perché la riforma proprio non piace neppure a noi docenti dei nastrini rossi?
Il 16 luglio 2015 la legge 107/2015 viene approvata in Parlamento ricorrendo al voto di fiducia. Il 5 maggio dello stesso anno il mondo della scuola aveva detto “no” alla riforma chiamata “Buona Scuola” in un modo compatto, chiaro ed inequivocabile.
Oggi siamo giunti all’approvazione delle otto deleghe in bianco della L.107 e siamo nell’aprile del 2017. Sono passati quasi due anni. La “Buona scuola” si è rivelata un incubo per più della metà dei docenti assunti sui posti del piano straordinario perché costretti ad un ruolo da “deportati” da sud al nord, costretti a condizioni di vita e di lavoro che stanno creando un’emergenza sociale. I docenti non sono più tutti uguali. La scuola, antica comunità educante è ora un luogo in cui gli insegnanti devono preoccuparsi di essere competitivi anche tra loro, (bonus premiale) e chi ne fa le spese sono gli alunni, che ancor prima della continuità didattica, possono vedersi negata la reale condivisione del progetto didattico.
Gli studenti da mesi denunciano cattive prassi dell’alternanza scuola lavoro, che ha sempre più i profili di sfruttamento di manodopera.
La delega 378 non ci piace perché elimina quei passaggi fondamentali di vera inclusione a scuola degli alunni con disabilità: dalla scomparsa del documento che permette l’osservazione nel contesto scolastico dello studente disabile in un’ottica di funzionalità dinamica, alla eliminazione del gruppo di lavoro attivo in ogni classe.
Sino al surplus di lavoro che ricadrà sul personale amministrativo, sui dirigenti scolastici e i docenti curricolari. E poi la riduzione della partecipazione attiva delle famiglie e delle associazioni di disabili più rappresentative nei territori e tutta l’eccessiva burocratizzazione delle pratiche, che in certi passaggi sembrano proprio diventare non realizzabili. La delega 378, come tutta la Riforma, sembra scritta da chi non ha mai messo piede in una scuola italiana, con un linguaggio lontanissimo dalla didattica e dalla pedagogia quotidiana di cui siamo testimoni. Eppure proprio la vera buona scuola italiana era il fiore all’occhiello in fatto di integrazione dei disabili a scuola. Le riforme, tutte, vanno fatte per le persone, non contro di esse.
E questo è il caso della delega 378 sull’inclusione.
Ancora una volta la politica non ha ascoltato. In un evidente exploit di antidemocrazia. Per quanto tempo ancora le istanze dei cittadini e delle cittadine italiane potranno cadere nel vuoto?
La scuola è un bene pubblico, è il luogo di tutti. E i tempi sono maturi per il ritorno dei valori fondanti della nostra scuola, valori che l’hanno resa un tesoro prezioso per l’Italia e i suoi cittadini.

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