Nastrini Rossi chiedono di risolvere solamente i loro problemi. Lettera

di redazione
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In risposta alla lettera dei Nastrini Rossi sulla mobilità e sui posti del 3 Gennaio 2017.

In risposta ai docenti che si fanno chiamare Nastrini Rossi, che chiedono ‘solamente’ di risolvere i loro problemi causati sia dalla legge 107, ma soprattutto da loro stessi, avendo aderito volontariamente alle clausole ben specificate dalla legge.

Accettando volontariamente l’immissione in ruolo con le modalità previste dalla legge, ben conoscevano la quasi certa possibilità di essere nominati in una delle 100 province previste dal piano assunzionale.

Non si comprende perché continuino a lamentarsi, pur avendo avuto da parte del governo e dei sindacati confederali agevolazioni e deroghe che per molti sono state un regalo non previsto dalla legge.

Ed ancora non si comprende perché lamentano che sia un esodo forzato e improvviso, quando la legge è uscita più di un anno e mezzo fa e nessuno è stato obbligato forzatamente ad inviare la domanda online nell’agosto del 2015, considerando che anche allora non conoscevano i posti messi a disposizione, nè quelli autorizzati in modo particolareggiato e specifico per ogni classe di concorso.

Il primo regalo è stato ottenuto nell’anno stesso di immissione in ruolo, dove la partenza veniva slittata di un anno, se avevano preso già una supplenza fino a 7 ore, benché vi fosse una cattedra oraria piena al nord.

Il secondo regalo è stato concesso, l’anno successivo, ovvero grazie alla deroga delle AP, che non erano previste dalla legge per i neoassunti.

Il terzo regalo è di pochi giorni fa, ovvero, l’eliminazione del vincolo triennale, che è stato uno dei punti fondamentali per i 45mila docenti GAE che non potevano spostarsi dalla propria provincia.

Affermano che al sud i posti vi sono, ciò non corrisponde al vero, ma sono ben pochi posti che dovrebbero essere destinati sia alle immissioni in ruolo dei docenti che non hanno partecipato al piano assunzionale e che nella maggior parte dei casi, avevano maturato maggiori diritti rispetto ai neoimmessi, in quanto avevano maggior punteggio e posizioni superiori all’interno della Graduatoria che ai vincitori di concorso che hanno anche loro legittime aspettative.

Inoltre, se i posti ci sono e c’erano anche al momento di far domanda, non si comprende come mai hanno aderito al Piano assunzionale, poiché si afferma che sono stati spinti dalla disperazione provocata dalla mancanza posti. Non è un palese controsenso, i posti appaiono e scompaiono secondo le convenienze?

Sembra che le traversie le vivano solo e esclusivamente loro, che in fondo un posto di lavoro e uno stipendio lo hanno, mentre, oggi, molti sono rimasti fuori sia dagli incarichi dell’USP e dalle supplenze di Istituto, alcuni con pochissime ore, addirittura anche chi con sole 2 ore settimanali e chi si trova disoccupato, senza alcun sussidio economico.

Scrivono della problematica relativa alla questione meridionale, non fermandosi nemmeno un attimo a considerare che sottraggono posti a chi al momento è precario, che se gli sarà tolto quel posto, rimarrà disoccupato, aggravando di fatto, il problema occupazionale al Sud d’Italia.

Oggi, si lamentano a gran voce, che il 30% della mobilità non gli basta, come se già non avessero ottenuto più di quanto prevedeva la legge, considerando che ai precari storici andrà pari quota per le assunzioni, essendo che i precari avranno un aliquota pari al 30% su 60% riservata alle nuove stabilizzazioni.

Senza in ultimo considerare che la loro aliquota è stata aumentata del 5% così come è stata aumentata del 5% quella relativa ai precari storici, non pensando che chi vive uno stato di difficoltà è quel docente che aveva maturato oltre 200 punti e che si trova in serie difficoltà economiche con poche ore di supplenza o nessuna e accanto trova il collega con pochi punti che magari ha accettato anche ore oltre le 18, arrivando quasi alle 24 ore settimanali, sottraendo di fatto 6 ore ad un precario storico.

Inoltre, scrivono che per loro è stato un prendere o lasciare l’accettazione della domanda, ciò non corrisponde al vero, in quanto la domanda era facoltativa e non c’era nessuno che gli puntava qualche arma dietro il monitor per obbligarli a compilare la domanda.

Affermano sempre che non sono stati sottratti posti ai docenti precari, credo che debbano necessariamente documentarsi in merito, visto che in molte province del Sud, non sono state fatte nuove immissioni in ruolo e i posti cosidetti di potenziamento sono diventati posti su cattedre che per scorrimento dovevano essere date ai precari storici.

Inoltre, rivendicano la parità di trattamento, ma cosa dovrebbe dire un docente che aveva maturato un diritto, ovvero quello di essere immesso in ruolo scorrendo una graduatoria provinciale che si è trovato scavalcato da una persona che è diventata docente e non lo era, perché si trovava nelle GAE con un punteggio irrisorio, non essendo mai entrato in una scuola se non da alunno.

Rudy Guzman per il Con.G.A.E.  (Comitato Nazionale docenti iscritti in GAE.)

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