Nastrini rossi campani. Il Governo assicuri il rientro nella province di appartenenza

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In realtà la Buona Scuola di Renzi e il piano assunzionale straordinario sono nati dall’esigenza di rispondere all’ultimatum dell’Europa sullo scempio che avveniva ogni anno a carico dei precari: divieto di perpetrare per più di 36 mesi (in realtà ciò è avvenuto per molti anni) le supplenze da parte dei docenti.

 Il piano prevedeva l’assunzione negli ambiti territoriali in cui i docenti chiedevano di essere inclusi (nella propria provincia e, in caso di indisponibilità di posto, nelle altre province) con il criterio della viciniorietà e scorrimento in base al punteggio. È stato stabilito che chi non firmava sarebbe rimasto nelle GAE ma non avrebbe più lavorato in quanto tutto l’organico sarebbe stato assegnato (posti vacanti e disponibili) per il potenziamento, che con l’organico di diritto, avrebbe costituito l’organico dell’autonomia ed eliminato per sempre la “supplentite”. I docenti davanti alla prospettiva di non lavorare più si sono visti costretti a inviare la domanda e hanno svolto, nella quasi totalità, l’anno di prova nella propria provincia. Proprio perché i posti c’erano e per evitare un esodo di massa per l’anno successivo, la legge prevedeva una mobilità straordinaria in deroga per i neoassunti dalle GAE nelle fasi B e C. A questo punto anche gli assunti ante 2014/15 hanno chiesto il trasferimento in deroga al vincolo triennale. Così l’8 aprile 2016 si è deciso con il CNNI OM 241 che ci sarebbero state fasi diverse di mobilità e che i docenti in GM (concorsi) e quelli assunti ante 2014/15, benché beneficiati già dalla deroga al vincolo triennale e in titolarità su scuola e non su ambito, avrebbero avuto la precedenza sugli assunti in fase B e C dalle GAE. Pertanto i trasferimenti non sarebbero stati dati in base alla scelta e viciniorietà degli ambiti della propria provincia e in base al punteggio, ma dando precedenza a chi aveva un punteggio nettamente inferiore. Appare opportuno sottolineare quanto espressamente previsto dal comma 196 della legge 107 che prevedeva quanto segue: “Sono inefficaci le norme e le procedure contenute nei contratti collettivi, contrastanti con quanto previsto dalla presente legge”. Le superiori deroghe sono, quindi, assolutamente illegittime, poiché affette, oltre che da violazione di legge, anche da irragionevolezza, illogicità e disparità di trattamento tra coloro che sono stati assunti entro l’anno scolastico 2014/15 (che hanno partecipato alla mobilità in deroga al vincolo triennale) e coloro che sono stati assunti nelle fasi B e C ai sensi del comma 98 della legge 107. Questa mobilità ha lasciato che docenti, che hanno insegnato per anni, rimanessero fuori dalla propria regione, per agevolare gli ultimi arrivati, molti dei quali senza esperienza, che, per ironia della sorte, sono andati ad insegnare sotto casa. Migliaia di errori effettuati nella “roulette russa” dei trasferimenti sono stati addossati al famigerato algoritmo, come se la gente non sapesse che l’algoritmo non è altro che un programma informatico creato da un tecnico (umano) incapace di prevedere una così alta mole di situazioni e variabili. Errori evidenti che sono stati peggiorati da conciliazioni proposte a caso (non a tutti), imposte con le destinazioni già stabilite e anche qui assegnate senza un criterio trasparente e senza il rispetto del punteggio. Molti hanno conciliato pur di avvicinarsi di qualche manciata di chilometri. Anche qui si è dovuto subire un ricatto e senza alternativa. Cosa si è ottenuto alla fine? Uno scontento generale. Famiglie divise, stipendi insufficienti a coprire le spese di viaggio e di sussistenza fuori regione. Il risultato è una precarietà ancora più infame e senza soluzione di ritorno. Pur rendendosi conto dei disagi per l’anno scolastico già iniziato, i docenti si sono visti costretti a intraprendere azioni legali e hanno manifestato per tutta l’estate e l’autunno, chiedendo a gran voce giustizia!

Per quanto avvenuto noi chiediamo nell’immediato:

– deroga al vincolo triennale; ampliamento dell’offerta formativa per il sud, così come già c’è al centro e al nord, con l’introduzione del tempo pieno e la riduzione del numero degli alunni nelle “classi pollaio”;

– trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto sui posti di sostegno, visto che il numero dei diversamente abili cresce ogni anno e le graduatorie di sostegno al sud sono esaurite, tanto è vero che ogni anno vi lavora personale non specializzato;

– rientro nelle province di provenienza dei docenti assunti.

Per il prossimo futuro chiediamo l’abolizione della Legge 107, la cancellazione del vincolo triennale, una riforma della scuola concordata con la base e le parti sociali.
Docenti Campani Nastrini Rossi

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