Nastrini Rossi a Cisl Lombardia favorevole a blocco trasferimenti ricorda che la CISL nazionale dice “insegnanti non si spostano per gioco ma per necessità”

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Alle volte si viene quasi assaliti dalla stanchezza nel sentir ripetere, a distanza di mesi, le stesse mezze verità in un eterno ritorno dell’uguale, come se inesattezze ripetute all’infinito potessero per questo trasformarsi in verità.

La CISL Milano aveva già da tempo segnalato, in singolare contrasto con il suo vertice nazionale, tutta la sua contrarietà alla deroga al vincolo triennale per i docenti neoimmessi in ruolo. Nel mese di ottobre, attraverso il megafono del TG3 nazionale aveva testualmente chiesto “provocatoriamente, ma non troppo”, addirittura “il blocco della mobilità”.

Massimiliano Sambruna, esponente della Cisl Scuola Lombardia ha nella medesima circostanza espresso quanto segue: “La gente deve imparare a dire mi muovo dove c’è lavoro, in modo tale che si possa garantire lo stesso diritto allo studio che hanno i bambini di altre parti d’Italia senza dire nord e sud”.

Non entrando nello specifico della questione legata all’uso del termine “gente”, una neutralizzazione linguistica che annulla le istanze reali, vere, concrete delle persone ribadiamo di essere una categoria di docenti, che si ritiene discriminata e che da anni lavora su cattedre  presenti nei propri territori. Così ci troviamo di nuovo a dire che una visione miope sarebbe quella che non vuole vedere a tutti i costi una realtà: le cattedre libere sono cattedre libere, ovunque esse si trovino e di qualunque natura esse siano. Perché il diritto allo studio degli studenti meridionali non interessa allo stesso modo?

Alla CISL Lombardia che nuovamente si dichiara contro la deroga al vincolo non possiamo non dire che è lo stesso sindacato di cui sono esponenti provinciali o regionali che ricorda che gli insegnanti non si spostano per gioco, ma semmai per necessità. È lo stesso sindacato che, con chiarezza cristallina, ha ricordato a tutti, “il malfunzionamento di un sistema che ha generato migliaia di errori nei trasferimenti”.

In conseguenza di ciò, sempre secondo la Cisl nazionale, si è generato un “ritardo nei tempi di conclusione delle operazioni, con inevitabili ripercussioni su quelle che normalmente vengono fatte dopo (assegnazioni provvisorie e supplenze). Va da sé che buona parte dei disagi lamentati non ci sarebbero stati, o si sarebbero di molto ridimensionati, se tutte le operazioni si fossero concluse in tempo utile per l’avvio dell’anno scolastico”.

Ed è sempre la CISL scuola nazionale, che con grande merito si è presa la briga di illustrare al paese che “la ragione principale del consistente flusso da nord a sud” è stata quella di “un piano assunzionale costruito con buona dose di superficialità, piegato per mere ragioni di immagine su obiettivi che non avevano alcuna fondata ragione né urgenza, come lo svuotamento in un sol colpo delle graduatorie a esaurimento e concorsuali, trasformate di fatto in graduatorie nazionali.”

Per concludere infine in questo modo: “era facilmente prevedibile (e si sarebbe perciò dovuto evitare) che indurre un forzoso spostamento di tante persone dal proprio luogo di residenza avrebbe posto le premesse perché si generasse una forte pressione a rientrarvi”.

Allora ci chiediamo come mai, incuranti della chiara linea di lettura proposta, a livello nazionale, dal vostro stesso sindacato, continuate ad attaccare la misura della deroga al vincolo quando la radice del problema, così come della sua soluzione, non può essere lì. I disagi denunciati possono trovare, tra tutti, una causa principale: ci sono pochi insegnanti.  E questi insegnanti non possono coprire tutte le cattedre necessarie in Italia per far sì che l’anno scolastico si realizzi dando piena attuazione al diritto allo studio. Il cosiddetto controesodo al sud ha lasciato scoperti dei posti che rispetto a quelli che sono stati poi occupati come unica differenza avevano la caratteristica di essere di diritto, cioè stabilizzati. Ma i posti dati in assegnazione provvisoria nelle province del centro sud sono sempre cattedre necessarie  al funzionamento del sistema scolastico e meritevoli di continuità didattica, anche se non stabilizzate, ma considerate valide solo per le operazioni di anno in anno.

Rispetto alla deroga sancita con l’accordo politico, bisogna dire che chi potrà tornare nelle province per cui chiederà trasferimento lo farà avendone titolo e  per necessità, non certo per “turismo”, e se ci riuscirà andrà ad occupare un posto che è identico  a quello che lascia. Un posto in organico di diritto. Perché se questo posto c’è ma è in un paese del centro sud esso avrebbe meno diritto ad essere occupato? La continuità didattica non è un diritto degli studenti ovunque essi si trovino? Inoltre nelle regioni in cui si ipotizza sarà maggiore il flusso dei trasferimenti ci sono moltissimi posti del cosiddetto organico di fatto che in questo anno scolastico dopo le operazioni  di assegnazione provvisoria e gli incarichi di nomina a tempo determinato da parte dei CSA,  sono stati assegnati a supplenza a docenti appartenenti  addirittura alle graduatorie dei non abilitati. Dunque ci chiediamo perché questi posti non possono essere occupati stabilmente? In nostra assenza non si creerà lo stesso problema se ci trovassimo tutti immobilizzati per tre anni nelle cattedre di diritto che ci sono state assegnate nelle province del nord?

Ribadiamo il concetto: al sud i posti ci sono , vanno stabilizzati e gli insegnanti che da anni lavorano su quei posti riteniamo giusto che su di essi vogliano tornare a lavorare. Questa spinta non sarà facile da fermare perché è animata da ragioni profonde. Non potremo mai arrenderci ad una mobilità che ci vede equivalenti a merci che si muovono indiscriminatamente sul mercato secondo le leggi della domanda e dell’offerta.

Altre soluzioni andrebbero cercate e perseguite: bisogna incentivare i giovani ad intraprendere una professione il cui motore principale è la passione. Non è possibile pensare che in un paese come l’Italia ci siano intere zone sprovviste di una classe insegnante.

Siamo convinti però che anche in tempi più brevi possa aumentare il numero di persone che nelle regioni del nord intraprenderà questa professione stabilmente: certamente è necessario che si creino le condizioni affinché chi è inserito nelle graduatorie dei non abilitati, ma già da anni lavora con le supplenze, possa abilitarsi attraverso percorsi speciali e ad hoc e affinché si bandiscano concorsi a carattere regionale solo nelle regioni in cui risulti essere maggiormente scarso il numero di docenti.

Su tutto quindi sarebbe necessario aumentare i posti stabili ed assumere nuovi insegnanti soprattutto nelle regioni che maggiormente ne lamentano l’assenza. Accettando la logica di un pensiero che crede che docenti di una zona, che lavorano e risiedono lì da anni e che proprio lì hanno acceso mutui, hanno figli e genitori anziani, lì restino, a svolgere la loro preziosa funzione sociale. Una tale prospettiva è alla base di una soluzione che possa ambire ad essere davvero definitiva rispetto al problema della continuità didattica.

La nostra protesta non vuole creare discordia ed in ogni caso in un paese civile la partecipazione attiva non va mai temuta, anzi. Ciò che è da temere, sempre, è che in un paese ci possa essere rassegnazione servile da una parte e spoliazione continua dall’altra.

Coordinamento Nazionale Nastrini Rossi Docenti

Francesca Marsico- Puglia

Francesca Carusi – Abruzzo

Anna Chianese- Campania

Brigida Giurintano – Sicilia

Rosita Ceraldi- Calabria

Magda Dalessandri- Basilicata

Gissi (CISL) Ha tanti problemi la nostra scuola, ma non è nel caos. Insegnanti non si spostano per gioco ma per necessità

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