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Naspi la guida completa all’indennità di disoccupazione

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Pensione Quota 100 e Naspi

L’indennità per disoccupati erogata dall’Inps e come funziona.

La Nuova Prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego, meglio conosciuta come Naspi è un ammortizzatore sociale che viene erogato dietro domanda a lavoratori che perdono involontariamente il posto di lavoro.

Va sottolineato l’involontariamente perché come vedremo in seguito, questa condizionalità nello stato di disoccupazione del richiedente la Naspi, è fattore determinante per poter accedere al beneficio. La Naspi quindi, è l’ammortizzatore sociale che offre sostegno al reddito a quasi tutti i lavoratori, titolari di un rapporto di lavoro dipendente, che cessa per motivi e cause non strettamente riconducibili alla volontà del lavoratore stesso.

Naspi Inps, a chi spetta?

La Naspi oggi è l’unico ammortizzatore sociale destinato a soggetti che perdono involontariamente l’occupazione. Infatti con la nascita della Naspi, sono state cancellate tutte le altre misure di disoccupazione indennizzata previste dall’istituto Nazionale di Previdenza Sociale. La Naspi ha cancellato la Requisiti Ridotti, la Aspi, la Mini Aspi e la disoccupazione ordinaria.

Nel perimetro di applicazione della Naspi rientra la generalità dei lavoratori dipendenti, ad esclusione dei collaboratori, cioè i Co.Co.Co e i Co.Co.Pro a cui è destinata la Dis-Coll, dei lavoratori agricoli per i quali esiste la loro “disoccupazione agricola Inps” e dei dipendenti pubblici con contratto a tempo indeterminato. Rientrano nella Naspi tutti i lavoratori dipendenti, i lavoratori pubblici con contratti a termine, gli apprendisti, i soci di cooperativa e il personale artistico.

Naspi, i requisiti

La perdita del lavoro deve essere involontaria e pertanto, nel caso di dimissioni volontarie la Naspi non spetta. C’è però una particolare situazione che può dare diritto alla Naspi anche in caso di dimissioni volontarie. Infatti, se le dimissioni volontarie sono state date per giusta causa, la Naspi spetta lo stesso.

Va sottolineato però che quando si parla di dimissioni per giusta causa, occorre farsi rilasciare certificazione da parte dell’ufficio Territoriale del Lavoro competente come zona. Deve essere l’ex Ispettorato del lavoro a ratificare come “per giusta causa” le dimissioni. Non sempre è facile produrre questa forma di dimissioni, perché alla pari del licenziamento per giusta causa, le dimissioni devono sopraggiungere per situazioni piuttosto gravi. Tra queste sicuramente c’è il mancato pagamento dello stipendio (ma non per un solo mese), oppure il mobbing, le continue e provate vessazioni e le limitazioni dei diritti del lavoratore.

Possono richiedere la  Naspi i lavoratori che sono stati licenziati individualmente dal datore di lavoro, a prescindere dalla motivazione. Ok anche alla Naspi per i licenzianti a seguito di procedure di licenziamento collettivo, licenziamenti concordati e come dicevamo, per dimissioni a cui l’Ufficio Territoriale del Lavoro conferma come valida la giusta causa. Per avere accesso alla Naspi occorrono non meno di 13 settimane di contribuzione versata nei 4 anni precedenti la data in cui si perde involontariamente il lavoro. Inoltre, sono necessarie minimo 30 giornate effettive di lavoro, naturalmente coperte da contributi, nei 12 mesi che precedono la data in cui si perde il lavoro.

Naspi e domanda, come fare?

La domanda di Naspi va presentata all’Inps tramite il sito internet dell’istituto e tramite le classiche credenziali che danno accesso all’area riservata dell’Inps. Quindi, Spid, Cns, Cie e il Pin dispositivo, con quest’ultimo che dal primo ottobre non viene più rilasciato dall’istituto. In alternativa ci si può rivolgere ai Patronati.

Una volta presentata domanda di disoccupazione, con la ricevuta, occorre andare al Centro per l’impiego per sottoscrivere la Did, Dichiarazione di immediata disponibilità. Infatti, condizione utile a percepire l’indennità per disoccupati è proprio l’adesione al patto di servizio con l’Ufficio di collocamento.

Il disoccupato indennizzato infatti, è tenuto a partecipare ai programmi che verranno messi in atto dai Centri per l’impiego e a dichiararsi immediatamente disponibile a cercare nuovo lavoro. Una cosa da sottolineare è che la dichiarazione di immediata disponibilità viene considerata rilasciata già in sede di presentazione della domanda di Naspi.

Naspi, durata e importo

I quattro anni che precedono la perdita del lavoro sono molto importanti tanto per la durata del beneficio che per gli importi. La Naspi si percepisce mensilmente e viene erogata per un periodo pari alla metà delle settimane lavorate nei 4 anni precedenti la perdita del lavoro. I periodi precedenti di contribuzione, che hanno dato luogo ad altre indennità per disoccupati, non sono utili al calcolo della durata. Pertanto la durata massima del sussidio di disoccupazione non può essere superiore a 24 mesi.

La Naspi decorre a partire dall’ottavo giorno successivo al licenziamento. La condizione necessaria per fare scattare questa decorrenza riguarda la data di presentazione della domanda che deve essere presentata proprio entro 8 giorni dalla data di perdita del lavoro. Se invece si presenta domanda dopo questi 8 giorni, la Naspi decorre dal giorno successivo a quello in cui si presenta istanza. Il termine ultimo a partire dal quale si perde il diritto alla Naspi è il 68imo giorno successivo al licenziamento (per tutti gli eventi di disoccupazione che si sono verificati nel corso del 2020 il termine di 68 giorni è prolungato di 60, quindi 128 giorni totali)

Per ciò che concerne il calcolo della prestazione, questa è di norma pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali che il disoccupato e richiedente la Naspi ha avuto negli ultimi quattro anni di lavoro. Però, se la retribuzione media è pari o superiore a 1.227,55 euro (importo 2020 che si rivaluta ogni anno in base alla variazione dell’indice ISTAT), l’indennità viene calcolata aggiungendo al 75% di 1.227,55 euro, il 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e l’importo soglia, cioè proprio 1.227,55. Per il 2020 comunque la Naspi non potrà in nessun caso superare 1.335,40 euro.

L’importo dell’indennità si riduce del 3% al mese a partire dal quarto mese di incasso.

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