Naspi e precari: la categoria più ferita dalla nuova indennità di disoccupazione

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Anche dopo i molti chiarimenti forniti dall’INPS il rapporto tra ASPI e Naspi rimane molto aggrovigliato e di difficile attuazione.

Anche dopo i molti chiarimenti forniti dall’INPS il rapporto tra ASPI e Naspi rimane molto aggrovigliato e di difficile attuazione.

Dal 1 maggio 2015 i lavoratori che si trovano in stato di disoccupazione, infatti, possono fruire della nuova indennità di disoccupazione NASPI, che ha preso il posto della vecchia Aspi e della Mini Aspi.

Al di là dei requisiti necessari per il godimento della Naspi, che ricordiamo essere oltre allo stato di disoccupazione il poter vantare 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti e 30 giorni effettivamente lavorati nei 12 mesi precedenti,  quello che vale la pena ricordare è che per i lavoratori che godevano della fruizione dell’Aspi, prima del 1 maggio 2015, che abbiano sospeso la fruizione dell’indennità per un contratto di lavoro di durata inferiore ai 6 mesi, è possibile, riprendere, anche dopo il 1 maggio 2015, la fruizione del periodo residuo dell’indennità.




Allo stesso tempo va sottolineato, però che al termine della fruizione del periodo residuo di ASPI è possibile presentare la domanda per la NASPI che permetterà di conteggiare, ai fini dell’indennità, anche il periodo di contribuzione derivante dal lavoro per il quale si era interrotta l’ASPI, a patto che la richiesta venga presentata prima dei 68 giorni dalla cessazione del lavoro.

NASPI precari

Il punto dolente della Naspi, però, riguarda i lavoratori precari, in particolare quelli della scuola.

La domanda che viene posta sovente, infatti, riguarda quei lavoratori che nel quadriennio precedente alla richiesta della Naspi hanno percepito una o più indennità di disoccupazione ASPI e DSO. A questo riguardo è bene chiarire che dal computo della NASPI vanno sottratti tutti i periodi che hanno dato luogo a tali fruizioni.  La sottrazione va fatta dal numero di settimane di contribuzione presenti nel numero di mesi pari alla durata teorica della prestazione lavorativa e il minor valore delle settimane di prestazioni ASPI o DSO effettivamente fruite.

In questo modo la durata della Naspi risulterà notevolmente inferiore per i lavoratori precari rispetto a quella di un lavoratore stabile che faccia richiesta dopo aver perso il lavoro per la prima volta.

 

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