Nascita del docente operaio: interrogare di più, voti alti, più progetti. Lettera

di redazione
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inviata da Mario Bocola – Nella scuola non lavorano più gli insegnanti, ma è nata una nuova figura professionale, quella cioè del “docente operaio”, che non deve spiegare più, che non deve interrogare più, che deve fare solo progetti e soprattutto deve mettere voti alti, sempre più alti perché così tutti i dirigenti scolatici sono tutti contenti e felici.

La legge 107 della “Buona Scuola” è stata proprio uno scatafascio, una nefasta legge, una delle peggiori leggi che la storia repubblicana conosca. È assolutamente vergognoso che i dirigenti scolastici debbano affidarsi numeri ed alle percentuali per dire al MIUR che il sistema scolastico va bene, è perfetto.

No, non è così. Il sistema scolastico messo su dalla “Buona Scuola” illude soltanto gli alunni, li fa sembrare tanti “soloni”, vuoti culturalmente, perché imbevuti di voti alti cono conoscenze molto, ma molto risicate. Questo non è colpa dei docenti, questo è colpa di un sistema d’istruzione malato, falso, ipocrita che illude ma non crea futuro.

La “Buona Scuola” non si costruisce sui numeri e sulle percentuali, si costruisce sulle persone che quotidianamente lavorano sodo e in silenzio nelle classi senza fare clamore, senza gongolarsi per questo o quel progetto. Se un alunno non ha studiato e l’insegnante ha utilizzato tutte le strategie per migliorare il suo livello di apprendimento, il docente ha il dovere di mettergli l’insufficienza per far capire all’alunno dove sono i suoi limiti e le sue manchevolezze.

La figura del Dirigente scolastico deve ritornare nell’alveo del “Preside”, perché quando i Dirigenti scolastici erano “Presidi” erano dipendenti dello Stato umani. Bisogna gridare forte, sempre più forte “Restate umani” per ricordare una canzone di Marco Mengoni. Se non “umanizziamo” la scuola, il corpo democratico della scuola si trasforma in monarchia che sfocia nell’assolutismo e nella tirannia. Al nuovo Ministro dell’Istruzione il difficile compito di raddrizzare, cancellare, oscurare le mostruosità di una legge iniqua che ha soltanto generato rancori, odi, corsa sfrenata al potere e distrutto ogni forma di democrazia scolastica.

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