Napoli: aboliamo le municipalità. Destiniamo i soldi alla scuola. Lettera

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inviata da Gennaro Capodanno – Aboliamo le municipalità che hanno peraltro fallito il compito per il quale erano nate: quello di favorire il decentramento partecipativo e, nel frattempo che ciò avvenga, si cominci a procedere al taglio di ogni emolumento, indennità e gettoni di presenza compresi.

Si tratta di enti che hanno un costo eccessivo per la collettività, specialmente se rapportato alle competenze molto limitate, le quali possono tranquillamente essere assorbite dai Comuni o dalle Regioni, in attesa dell’istituzione, già normata nelle aree metropolitane come quella napoletana, dei comuni metropolitani.

Con i soldi risparmiati, si potranno finanziare innanzitutto la scuola ed i servizi sociali, con particolare riferimento a quelli elargiti dalle imprese del cosiddetto terzo settore.

Basta con gli sprechi. La politica è diventata per molti un mestiere da cui trarre il proprio sostentamento attraverso gli emolumenti ricevuti per la carica ricoperta, ai quali bisogna aggiungere gli stipendi rimborsati per non andare di fatto a lavorare.

Come se non bastasse infatti lo stipendio rimborsato dal Comune al datore di lavoro, per quelli che il lavoro già l’avevano o l’hanno trovato nel corso della consiliatura – lavoro, peraltro, che non viene svolto dal momento che i consiglieri sono quotidianamente esonerati per poter partecipare alle attività istituzionali – si aggiungono anche i gettoni di presenza. In pratica si tratta di un doppio stipendio. Davvero troppo in un momento di crisi nel quale si chiedono sacrifici ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati. Si accontentino i consiglieri lavoratori dello stipendio versato dal Comune ai datori di lavoro per consentire loro di svolgere il proprio mandato.

Prendiamo ad esempio il capoluogo partenopeo, che è stato suddiviso in 10 Municipalità, con 300 consiglieri, 30 assessori, 10 presidenti, il cui costo, tra indennità varie e gettoni di presenza e contribuzioni aumenta di anno in anno. A questa somma bisogna aggiungerne un’altra che pure lievita di anno in anno. Le contribuzioni, cioè gli stipendi che il Comune rimborsa ai datori di lavoro dei consiglieri eletti, i quali per svolgere il loro mandato si assentano dal posto di lavoro. Il tutto per un costo complessivo tra indennità, retribuzioni e contribuzioni valutato in circa 20 milioni di euro all’anno. Poi vi sono i costi per le strutture, le attrezzature ed il personale, allo stato non quantificabili. Un cifra spropositata, enorme, rispetto alle funzioni reali e ai compiti effettivamente svolti dalle Municipalità.

A Napoli questi organismi non sono mai decollati, neppure quando operavano, a partire dagli anni ’80, come Circoscrizioni. Hanno poteri delegati, per lo più, solo sulla carta, non hanno bilanci autonomi e personale sufficiente. Si riuniscono in commissioni o in sedute di consiglio con cadenza quotidiana, senza però poter riuscire a risolvere concretamente, con risposte operative, i tanti problemi che affliggono le comunità amministrate.

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