Nando dalla Chiesa: sogno un discorso presidenziale di fine anno che inviti al maggior rispetto per gli insegnanti

di Elisabetta Tonni
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Nando dalla Chiesa, il suo libro ‘Per fortuna faccio il Prof’ è considerato una lettera d’amore ai suoi studenti

Sicuramente non è un libro di denuncia dei mali dell’Università, che pure ci sono. Mi sono voluto concentrare sul bello che c’è nell’Università. E’ un libro che canta la bellezza dell’insegnare, il piacere delle sfide culturali, l’incontro con le generazioni più giovani.

La posso provocare? Così è facile: insegna a Milano, all’Università, dove i ragazzi studiano per scelta

Chi sceglie Scienze Politiche è molto motivato nello studio. Sono ragazzi che vogliono occuparsi dei problemi del mondo, avere uno sguardo più ampio. In genere non hanno il problema del “che faccio dopo?”

Vista dal mondo accademico, come le è sembrata la riforma della Buona scuola?

Scuola e università non possono essere coercibili dalla legge; non possono essere modellati da un testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Nella scuola ciò che conta è il pensiero e il pensiero è molto più forte di una norma. Io non ho fatto le cose perché erano imposte da una legge. L’obiettivo deve essere quello di rendere le nostre scuole più belle a prescindere dai mezzi. Le porto un esempio: Don Milani. Quali mezzi aveva Don Milani? Eppure, anche senza mezzi, la sua era una scuola di avanguardia.

L’alternanza scuola lavoro la considera di avanguardia?

È un’idea pazzesca. Dove li metti tutti quei ragazzi? All’Università di Milano, dove tengo i miei corsi, quando arrivano gli studenti per l’alternanza scuola lavoro non sappiamo dove collocarli. Immaginiamoci che cosa possa accadere in un’impresa dove il tempo è denaro.

Le piace l’idea di reintrodurre l’educazione civica come materia a sé?

Non credo che possa funzionare. Diversi anni fa si era una materia singola, ma non veniva insegnava ugualmente. Il voto faceva media con quello di storia. Ci sono molti modi per insegnare come funziona la struttura pubblica anche agli studenti più piccoli. Io, per esempio, avevo un maestro che faceva interpretare alla classe ciò che avveniva nel Senato romano.

La drammatizzazione. È divertente per i bambini. Lei che ruolo aveva?

Dovevo battere le matite sul banco per simulare la carica dei cavalli quando arrivavano i barbari.

Serviva comunque a ‘vivere’ una scena. Ma mi sta dicendo che non serve insegnare la Costituzione?

Una cultura costituzionale è indubbio che ci debba essere. Però prima di studiare il meccanismo esatto per l’elezione di un Presidente, bisogna creare all’interno delle scuole un tessuto di buoni esempi.

Per esempio?

Gliene faccio alcuni: la fatica e il sudore di un insegnante nel tenere la lezione; trasmettere agli studenti il piacere della lettura di un brano o di una poesia. Il complesso di professori che si sforzano e danno il massimo nelle loro classi è il giusto esempio di educazione civica.

Basta questo?

No, non sempre basta. Una volta mi trovai ad assistere alla consegna di un premio dell’antimafia a una scuola che invece presentava delle presenze legate alla ‘ndrangheta. Alcuni docenti mi confidarono questa situazione. Mi offrii di aiutarli nelle denunce, poi quando si trattò di confermare tutto davanti al magistrato non se la sentirono e fecero un passo indietro. Le racconto anche un altro episodio.

Quale?

Quando da deputato sono stato vicepresidente della commissione Cultura mi ero ripromesso di coinvolgere il collegio dove ero stato eletto; era un collegio uninominale vicino Milano. Si discuteva di una delle tante riforme della scuola. Organizzai un incontro con gli istituti superiori per ascoltare il loro punto di vista. La prima volta si presentarono in 25 e al secondo incontro vennero solo in 4. Mi dissi: basta. Se non interessa neanche a loro… Fu una delle esperienze più brutte.

Spero che ce ne siano state di migliori

Sì, una in particolare. La considero l’esperienza più bella. Organizzai un comitato per portare avanti un progetto contro l’abbandono scolastico. Non so se effettivamente ci furono meno ragazzi che lasciarono la scuola, ma la gratificazione maggiore fu sapere che molti insegnanti continuarono a impegnarsi con costanza in questa direzione.

È un altro esempio di educazione civica. A proposito: del bullismo che idea si è fatto?

Credo che i casi siano aumentati rispetto al passato. È aumentata la maleducazione dei ragazzi ed è diminuita la sensibilità morale. Spesso mi domando quale sia nello spirito pubblico l’idea di legalità.

Ecco: qual è?

E’ un’idea accomodante. Non so se la scuola da sola possa bastare a correre ai ripari. I ragazzi sono molto influenzati dai tanti esempi che li circondano. Non si può ragionare solo sulla base che è consentito tutto ciò che non è vietato per legge. Bisogna ritrovare il rispetto del ruolo, la moralità. Io per esempio uso sempre il ‘lei’ con i miei studenti, anche quando facciamo lezione fuori dall’aula,  nei luoghi che sono oggetto di studio e dove si crea una situazione di condivisione delle esperienze. Ognuno deve stare al suo posto. Ci vuole rispetto dell’altro. Ricordo di uno studente che si presentò agli esami con i pantaloncini corti. Lo invitai ad andare a cambiarsi. Lui, mi rispose che abitava a Lecco e non ce l’avrebbe fatta a tornare a Milano in tempo.

E come è finita?

 Gli dissi di non preoccuparsi, perché avrei aspetto che tornasse da Lecco con un abbigliamento più adatto. Mi imposi di essere obiettivo sul suo livello di studio. Non dovevo punirlo per essersi presentato con i pantaloncini corti. Era ben preparato e prese 30 e lode. Bisogna instillare maggiore rispetto verso i docenti. Mi piacerebbe che in uno dei discorsi di fine anno, un presidente della Repubblica inserisca un invito a trattare con maggiore riguardo gli insegnanti.

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