Multe per chi utilizza parole non italiane? La Crusca risponde: non è una minaccia per la nostra lingua, ridicolo

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Proprio in questi giorni, il dibattito è stato rilanciato da una proposta di legge che prevede multe salate per chi utilizza parole straniere, soprattutto in contesti pubblici e mediatici. Secondo la proposta, le multe potrebbero variare da 5mila a 100mila euro, a seconda della gravità del “reato” e delle circostanze.

Divieto inefficace e ridicolo

Tuttavia, la proposta ha suscitato diverse polemiche e critiche, soprattutto da parte degli esperti di linguistica dell’Accademia della Crusca. Secondo questi ultimi, l’idea di multare chi utilizza parole straniere è non solo inefficace, ma anche ridicola. La lingua italiana, infatti, è stata influenzata nel corso dei secoli da molte lingue diverse, e l’utilizzo di parole straniere è parte integrante della sua evoluzione e del suo arricchimento.

Non è una minaccia

Inoltre, l’utilizzo di parole straniere non rappresenta necessariamente una minaccia per la lingua italiana, ma può anche essere un modo per arricchire il nostro vocabolario e per aprirci alle lingue e alle culture degli altri paesi. Molte parole straniere sono ormai entrate nell’uso comune e sono diventate parte del patrimonio linguistico italiano, come ad esempio “computer” o “jeans”.

Usiamo gli eterismi in modo consapevole

Tuttavia, è importante sottolineare che l’utilizzo di parole straniere non dovrebbe essere fine a se stesso, ma dovrebbe essere fatto in modo consapevole e appropriato. In particolare, è importante che i giornalisti, i politici e gli operatori mediatici utilizzino la lingua italiana in modo chiaro e preciso, evitando gli anglicismi e le parole straniere che potrebbero essere fraintese o mal comprese dal pubblico.

In ogni caso, è importante mantenere un equilibrio tra l’apertura alle lingue e alle culture degli altri paesi e la difesa della lingua italiana come patrimonio culturale e identitario del nostro paese. Una legge che multa chi utilizza parole straniere potrebbe non essere la soluzione migliore, ma è comunque importante sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della lingua italiana e sul ruolo che ognuno di noi può giocare nella sua tutela e nella sua promozione.

La proposta

La proposta di legge è stata presentata dal deputato di Fdi e vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ed impone l’obbligo di comunicare pubblicamente in italiano e di utilizzare strumenti di traduzione o interpreti per le manifestazioni o le conferenze che si svolgono sul territorio del Paese. La proposta di legge vieta l’uso di sigle o denominazioni straniere per ruoli in azienda, a meno che non possano essere tradotte. Inoltre, i corsi in lingua straniera nelle scuole e nelle università sono tollerati solo se giustificati dalla presenza di studenti stranieri.

La proposta di legge prevede sanzioni amministrative per le violazioni degli obblighi, che possono comportare il pagamento di una somma da 5.000 a 100.000 euro. La legge è composta da 8 articoli e contiene anche disposizioni per la tutela e la promozione della lingua italiana, con l’istituzione del Comitato per la tutela, la promozione e la valorizzazione della lingua italiana. L’obiettivo principale della proposta di legge è la salvaguardia nazionale e la difesa identitaria.

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