Mozione approvata dall’assemblea RSU dei lavoratori del l’I.M.S. Giordano Bruno di Roma

di redazione
ipsef

inviata da Renato Caputo – L’Assemblea sindacale del Liceo “Giordano Bruno” riunita in data 27 aprile 2015 per analizzare e discutere della presentazione alla Camera dei Deputati del DDL n. 2994, "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti", comunemente denominato "La buona scuola", presentato dal Governo alla Camera dei Deputati il 27 marzo u.s.

inviata da Renato Caputo – L’Assemblea sindacale del Liceo “Giordano Bruno” riunita in data 27 aprile 2015 per analizzare e discutere della presentazione alla Camera dei Deputati del DDL n. 2994, "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti", comunemente denominato "La buona scuola", presentato dal Governo alla Camera dei Deputati il 27 marzo u.s.

rileva quanto segue

Negli ultimi 16 anni la scuola è stata oggetto di riforme di sistema che ne hanno modificato curricula e assetti organizzativi tra le altre :

1. La riforma Berlinguer degli esami di Stato conclusivi della scuola secondaria

2. La riforma Moratti che ha interessato la scuola primaria e secondaria di primo grado

3. La riforma Gelmini che ha interessato tutti i cicli ed è avvenuta tramite delega al governo nell’ambito della legge di stabilità.

Il DEF , approvato pochi giorni fa dal governo prevede per l’istruzione risorse pari al 3.7% del PIL per il prossimo anno , erano il 4.5% nel 2010 e il 5.4% nel 1990.

L’ultima legge di stabilità ha assegnato 472 milioni di euro alle scuole paritarie per il 2015.

Il CCNL dei lavoratori della scuola è scaduto nel 2009 e gli scatti d’anzianità sono stati bloccati.

Sul documento “ la buona scuola”, all’origine dell’attuale DDL, nell’autunno scorso il governo ha aperto una consultazione a cui ha partecipato la stragrande maggioranza del mondo della scuola , sia attraverso i canali
istituzionali, sia attraverso iniziative diffuse autorganizzate, dalla quale sono scaturite tutte le criticità di quel documento , per le quali sono state avanzate proposte e richieste precise.

Di quelle critiche e di quelle proposte non solo il DDL non sembra aver tenuto pressoché alcun conto, ma ha addirittura introdotto pericolose e significative novità in merito al tema del governo della scuola.

In particolare il DDL “ rafforza la funzione del Dirigente scolastico per garantire una immediata e celere gestione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche, materiali e temporali” ( art.2 relazione tecnica al DDL “La buona scuola”) ; tali competenze riguardano il raggiungimento degli obiettivi previsti per il potenziamento dell’offerta formativa che si traduce nell’elaborazione di un Piano triennale contenente l’indicazione del fabbisogno di posti (per il personale docente) in organico comuni e di sostegno ed istituisce il cosiddetto “organico dell’autonomia” grazie al quale il DS “ effettua le sostituzioni dei docenti assenti per la copertura delle supplenze temporanee fino a 10 giorni “ (art.6), nonché delle infrastrutture e delle attrezzature materiali. L’elaborazione di tale piano sarà opera del DS “sentiti il collegio dei docenti e il consiglio d’istituto” (art.2 DDL)

Il DDL conferisce nuove competenze al DS in merito all’attribuzione degli incarichi ai docenti , alla loro assunzione sulla base dei cosiddetti “albi territoriali”, alla valutazione dei docenti. ( art.7 DDL)

Tali competenze influirebbero direttamente anche sulle procedure di mobilità, limitando di fatto le possibilità individuali di richiedere un cambiamento di sede e istituendo comunque una disparità di condizioni tra chi all’entrata in vigore del provvedimento è docente a T.I e chi non lo è, confluendo quest’ ultimo e coloro che volessero presentare domanda di mobilità in un albo territoriale dal quale il dirigente attingerebbe per assumere il personale docente della propria scuola secondo il piano triennale redatto. Ciò sancirebbe evidenti discriminazioni e comprometterebbe quei “livelli unitari e nazionali di fruizione del diritto allo studio , nonché gli elementi comuni dell’intero sistema scolastico” , assicurati dall’art.1 .

L’assegnazione al DS di poteri pressoché assoluti in materia di programmazione didattica, di gestione delle risorse umane e materiali, “di formazione obbligatoria in servizio “ (50 ore annue aggiuntive rispetto al servizio) significherebbe un assoggettamento del docente al DS, da cui dipenderebbero la sua posizione , la sua condizione lavorativa e la sua condizione economica , in violazione sia dei principi costituzionali della libertà d’insegnamento e di libertà di espressione , nonché del riconoscimento di una giusta retribuzione per la propria prestazione di lavoro. Queste misure sono aggravate da quanto contenuto nell’art.11 che prevede l’istituzione presso il MIUR di un fondo , incrementato di 200 milioni all’anno a partire dal 2016 , infatti “Il DS , sentito il consiglio d’istituto ,assegna annualmente la somma al personale docente … sulla base della valutazione dell’attività didattica, in ragione dei risultati ottenuti in termini di qualità dell’insegnamento, di rendimento scolastico degli alunni e degli studenti, di progettualità nella metodologia didattica utilizzata, di innovatività e di contributo al miglioramento complessivo della scuola.”

Non è peregrino intravedere in questa impostazione i rischi di una gestione clientelare ed arbitraria delle risorse, rischi che si ripercuoterebbero negativamente sulla qualità dell’istruzione, inficiandone il valore e la funzione stessa, ledendo in primo luogo il diritto dei giovani e delle loro famiglie a ricevere una formazione adeguata ad affrontare la vita ed il mondo del lavoro.

In merito al piano di assunzioni straordinario è stato quantificato in 100.701 il numero dei nuovi docenti assunti a partire dal settembre 2016 , alle condizioni già previste dalla Legge 104/2013( nel documento “ La buona scuola “ si parlava di 150.000 assunzioni e di eliminazione del precariato).

Tale misura oltre ad essere già in parte contenuta nella Legge 104/2013 è un atto dovuto a seguito della sentenza della corte europea del 26/11/2014 che ha dichiarato illegittima la reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi e non risolve l’annoso problema del precariato perché non assicura l’assunzione a tempo indeterminato di tutti gli aspiranti presenti nelle GAE , gli idonei al concorso 2012, i docenti titolari di TFA e PAS, i congelati SISS e chiunque altro abbia acquisito l'abilitazione all'insegnamento attraverso le procedure stabilite dallo Stato.

Restano esclusi da tale provvedimento i docenti della scuola dell’infanzia.

L’applicazione di tale norma in ottemperanza alla sentenza europea sembra tuttavia contraddetta dall’art. 12 del DDL che fa divieto di stipulare contratti a tempo determinato per più di 36 mesi e contestualmente istituisce un fondo per il risarcimento di coloro che avendo maturato tale diritto facciano ricorso alla Corte europea.

La possibilità di destinare il 5 per mille o il cosiddetto “school bonus” ( erogazioni liberali) a favore delle istituzioni scolastiche presenta dubbi di costituzionalità poiché , essendo tali misure destinate a soggetti singoli e non alla scuola nel suo insieme, comporterebbe evidenti sperequazioni e tra istituti con utenza di ceto sociale più elevato ed utenza più svantaggiata acuendo le diseguaglianze sociali che la scuola dovrebbe combattere e comunque attenuare.

In merito all’edilizia scolastica il DDL riprende quanto già contenuto nella L. 104/2013, ma c’è da notare purtroppo che non è ancora stata istituita l’”anagrafe edilizia”, attesa dal 1996 . Ciò è tanto più grave alla luce del recente crollo nella scuola di Ostuni e dei frequenti casi analoghi verificatisi negli ultimi anni . E’ paradossale che si preveda un piano per l’”innovazione digitale “ (art.5) e non si garantiscano dignità e sicurezza a tutte le strutture scolastiche come condizione preliminare irrinunciabile per svolgere qualunque azione educativa. Viene così meno il principio di sussidiarietà connesso al funzionamento delle pubbliche istituzioni.

Infine il DDL prevede ben 14 deleghe al Governo che interessano materie quali la riforma degli OO.CC., l’autonomia scolastica , le modalità di conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento, il riordino dei ruoli del
personale docente, il reclutamento della dirigenza scolastica, la formazione dei docenti, la revisione dei percorsi degli istituti professionali, la riforma dei convitti nazionali e dell’istruzione italiana all’estero. Da questi provvedimenti resterebbe comunque escluso anche il parere del CSPI.

Nel DDL non è previsto alcun riferimento al personale ATA , categoria fondamentale per il funzionamento delle istituzioni scolastiche, pesantemente ridotta dai tagli operati negli anni del Ministero Gelmini ed ulteriormente ridimensionata dalle misure della legge di stabilità, nonostante siano aumentati negli anni i carichi di lavoro.

In conclusione

Il DDL letto nel suo insieme presenta un modello di scuola a carattere fortemente autoritario e gerarchizzato che rovescia la natura collegiale democratica delle relazioni individuali nel sistema educativo. Tale fondamento autoritario introdurrebbe meccanismi di dipendenza, subordinazione e discriminazione dei lavoratori da parte e nei confronti del dirigente.

Il DDL non rispetta la sentenza europea , il cui contenuto era già parte della legge di stabilità del 2006 in materia di assunzione dei lavoratori precari.

Il DDL interviene in modo improprio in materie che riguardano il Contratto di lavoro e per loro natura soggette a contrattazione tra le parti.

Il DDL prevede un’amplissima gamma di deleghe su temi che richiederebbero un vero iter parlamentare democratico.

Per queste ragioni si chiede

1. Lo stralcio della parte relativa all’assunzione dei precari in modo da ottemperare alla sentenza europea . Trattando separatamente questa materia ci si potrebbe concentrare in modo efficace ed efficiente sulle fattispecie dei lavoratori precari, includendo tutti coloro che sono interessati da quella sentenza.

2. Il ritiro del provvedimento in quanto tale restituendo al Parlamento la sua centralità legislativa e alla società civile la sua funzione propositiva, come è avvenuto spesso negli anni della storia repubblicana

3. L’apertura delle trattative per il rinnovo del CCNL, su cui pesano norme introdotte negli ultimi anni , contraddittorie e penalizzanti per i lavoratori nonché per l’amministrazione che deve gestire i contenziosi.

4. La centralità del sistema dell’istruzione pubblica.

5. Il riordino autentico della normativa in materia di istruzione e formazione.

L’assemblea aderisce ed invita tutti i lavoratori dell’Istituto a partecipare

Alle mobilitazioni messe in atto dalle organizzazioni sindacali quali gli scioperi generali della scuola del 5 maggio indetto dalle organizzazioni CGIL,CISL, UIL, GILDA, SNALS e COBAS e del 12 maggio indetto dai COBAS .

Si chiede inoltre

al Dirigente Scolastico che il presente documento venga pubblicato sul sito dell’istituto

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