Movimento GaE in ruolo, non uno di meno, audizione su reclutamento, inclusione scolastica e sistema 0/6

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Lunedì 6 febbraio il Movimento GAE IN RUOLO – NON UNO DI MENO ha partecipato alle audizioni sui profili attuativi della legge 107/2015 in Commissione Cultura alla Camera. Il nostro intervento ha toccato alcuni punti critici delle deleghe presentate dal Governo.

Per ciò che concerne l’atto 377 che riguarda “il sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente” abbiamo sottolineato la nostra perplessità sulla consistenza delle risorse per la retribuzione dei tirocinanti. Abbiam chiesto maggiore chiarezza nell’esplicitare le cifre effettive che i contrattisti andranno a guadagnare nel periodo di attività di formazione in servizio. Fossero vere le voci che parlano di 400 euro per il primo anno, questo sarebbe davvero un compenso irrisorio e non proporzionato al lavoro svolto. Sempre per l’atto 377 (Fase Transitoria): nonostante un giudizio complessivo positivo con un tentativo di uniformare e risolvere una situazione pregressa complicata, abbiamo sottolineato l’assoluta mancanza di qualsiasi rifermento alla validità del servizio nelle scuole paritarie per ciò che concerne il punteggio per la mobilità e per la ricostruzione di carriera. Il sottosegretario all’Istruzione Toccafondi rispondendo ad un’interpellanza sull’accesso ai fondi Pon delle scuole paritarie di giorno 13 gennaio 2017 ha parlato di: “Concetto di parità che va ben oltre il tema utilizzato in maniera troppo ideologica di scuola privata. Si tratta di scuole non private ma paritarie, cioè che seguono regole e regolamenti, amministrativi, normativi, nazionali, regionali, comunali e proprio per questo fanno parte del sistema di istruzione nazionale”. Ci chiediamo perché dopo una definizione simile delle scuole paritarie venga di fatto discriminato il servizio nelle stesse al momento della ricostruzione di carriera e della mobilità. Quindi mentre da una parte si conferma l’uguaglianza della parità scolastica dall’altra si considera nullo il servizio nelle scuole paritarie. E tutto questo è inaccettabile e va contro ogni forma di uguaglianza e diritto. Per questi motivi abbiam chiesto al Governo di aggiungere all’atto 377, nel capo V (fase transitoria) un preciso riferimento al valore del servizio nelle paritarie per ciò che concerne la ricostruzione di carriera e la mobilità che vada a sanare ed a chiudere definitivamente una problematica che interessa migliaia e migliaia di docenti.

Per ciò che concerne l’atto 378, sulla “promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”, abbiamo sottolineato che si propone un innalzamento del numero di alunni per classe, in presenza di alunni disabili, da 20 a 22. Riteniamo questa proposta inaccettabile e controproducente ai fini di una vera integrazione dell’alunno con disabilità nel gruppo classe. La nostra proposta, invece, sarebbe di abbassare a 18 il numero di alunni in classi che accolgono alunni con disabilità o di far finalmente rispettare la normativa vigente che parla di un limite di 20 alunni. Normativa che è puntualmente disattesa in tanti istituti scolastici. Inoltre ci siam detti contrari all’innalzamento a 10 anni della permanenza su sostegno prima di poter chiedere il passaggio su posti comuni. Il limite di 5 anni sembra assolutamente più consono sia da un punto di vista motivazionale che da un punto di vista delle particolari difficoltà che l’insegnamento su sostegno richiede. La proposta del Governo invece di migliorare la situazione dell’organico di sostegno potrebbe portare ad un peggioramento, disincentivando gli insegnanti ad intraprendere la professione di docente di sostegno. Abbiam chiesto dunque che il passaggio su posto comune si possa effettuare dopo 5 anni e non 10.

Altro tema caldo quello riguardante “il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni”, atto 380. Abbiam chiesto modalità organizzative e di funzionamento uguali su tutto il territorio nazionale ed il potenziamento del tempo pieno al Sud, dove le percentuali di scuole con tempo pieno sono bassissime. Il tempo pieno garantirebbe non solo un miglioramento dell’offerta formativa, ma diverrebbe un simbolo di equità ed uguaglianza che al momento viene disatteso viste le grosse differenze nelle varie regioni. Il tempo pieno garantirebbe anche nuovi posti di lavoro e nuove assunzioni che andrebbero a sanare una falla del piano assunzionale straordinario del 2015, la mancata assunzione dei docenti infanzia. E queste nuove assunzioni non avrebbero la funzione di ammortizzatore sociale, come hanno detto i critici della riforma: 1) perché ancora oggi, nella vecchia scuola dell’infanzia, ci sono migliaia e migliaia di cattedre date a supplenza ogni anno; 2) perché in classi eterogenee da un punto di vista dell’età, nuovi insegnanti sarebbero funzionali didatticamente ed assicurerebbero un servizio efficiente al nuovo sistema integrato 0-6. Per tutti questi motivi la nostra richiesta è stata: sviluppo del tempo pieno su tutto il territorio nazionale, soprattutto al Sud, e assunzione su potenziamento dei docenti infanzia residuali delle graduatorie ad esaurimento.

 

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