Morto Mikhail Gorbaciov, ultimo leader dell’Urss: fu l’uomo della Perestrojka

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Mikhail Gorbaciov, ultimo leader dell’Unione Sovietica, è morto all’età di 91 anni. Lo ha annunciato il Central Clinical Hospital della Russia, dove era ricoverato.

“Questa notte, dopo una grave e prolungata malattia, Mikhail Sergeyevich Gorbaciov è morto”, recita il comunicato diffuso dal nosocomio e riportato dalla Tass. 

Ultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica dal 1985 al 1991, appena entrato in carico lancia un processo di riforme noto come ‘Perestrojka’ (in russo ricostruzione) che trasformerà radicalmente le dinamiche politiche interne ed i rapporti di Mosca con gli altri paesi, aprendo in pratica al dialogo con l’Occidente.

L’uomo che pose fine alla Guerra Fredda

Di famiglia contadina, lavorò come meccanico in un’officina di macchine agricole. Iscritto al Partito comunista (1952), si laureò in giurisprudenza a Mosca (1955) e compì le prime tappe della carriera politica a Stavropol, divenendo segretario del partito locale (1970).

Nel 1971 fu eletto nel comitato centrale del PCUS e nel 1978 entrò nella segreteria come sovrintendente ai problemi dell’agricoltura.

Membro candidato (1979) e poi effettivo (1980) dell’ufficio politico, dopo la morte di Brežnev, col mutare degli equilibrî politici assunse un ruolo sempre più rilevante e alla morte di Černenko, su proposta di AGromiko, venne eletto segretario generale del partito (1985).

In campo internazionale, modificò radicalmente la politica dei predecessori, innanzitutto promuovendo il passaggio dal confronto militare, specie con gli Stati Uniti, alla cooperazione internazionale, sottoscrivendo con i presidenti statunitensi Reagan e Bush fondamentali accordi per la riduzione degli arsenali nucleari; promuoveva inoltre il ritiro sovietico dall’Afghānistān e il disimpegno dal Corno d’Africa e dall’Africa australe; infine, con la sua politica interna ed estera, favoriva indirettamente la dissoluzione del blocco di stati alleati dell’URSS (1989), premessa dello scioglimento del Patto di Varsavia.

Fu insignito nel 1990 del Nobel per la pace, è stato ampiamente elogiato per il suo ruolo fondamentale nel porre fine alla Guerra Fredda, introducendo nuove libertà politiche nell’Unione Sovietica e tollerando sia la caduta delle amministrazioni marxiste-leniniste nell’est e l’Europa centrale e la riunificazione della Germania.

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