Monito al nuovo esecutivo da parte delle OO.SS: tornare ad investire nella scuola se si vuole uscire dalla crisi

di Giulia Boffa
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Giulia Boffa – Bisogna tornare ad investire nella scuola: è un coro unanime che proviene da tutte le organizzazioni sindacali, dopo la lettera di auguri natalizi e di commiato che il ministro Profumo ha indirizzato al mondo della scuola.

Giulia Boffa – Bisogna tornare ad investire nella scuola: è un coro unanime che proviene da tutte le organizzazioni sindacali, dopo la lettera di auguri natalizi e di commiato che il ministro Profumo ha indirizzato al mondo della scuola.

"Anche quest’anno – scrive il ministro  – si è ritenuto di chiedere alla scuola, nonostante i tagli e le carenze di risorse e investimenti subiti negli ultimi anni, una riduzione delle risorse complessive". Infatti,  I 400 milioni chiesti dal ministro al Governo per il fondo di finanziamento ordinario delle facoltà e per "valorizzare" il ruolo degli insegnanti non sono arrivati. 

 
"Se non si torna a investire – afferma  Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil – il settore dell’istruzione e della ricerca va a rotoli". Per Pantaleo il governo Monti "ha proseguito la politica dell’esecutivo Berlusconi e non ha invertito un cammino diretto verso la privatizzazione degli atenei, maggiore precarizzazione dei docenti della scuola e generale peggioramento della qualità dell’offerta formativa". "Volendo le risorse ci sono – prosegue il sindacalista della Cgil – nella Legge di Stabilità sono state date mance e mancette per accontentare multiformi interessi e si è tolto alle università". Per Pantaleo bisogna invece estendere la scuola dell’infanzia, accrescere il tempo pieno nella primaria, portare l’obbligo scolastico a 18 anni, investire nella ricerca, alzare gli stipendi degli insegnanti, stabilizzare i precari.
 
Massimo Di Menna, segretario generale della Uil Scuola, concorda – "Non vogliamo più sentir dire che non ci sono risorse, l’istruzione va considerata una priorità e la spesa pubblica va spostata da settori non produttivi (come la politica e le alte cariche dell’amministrazione pubblica) alla scuola. Il governo Monti si era presentato con la lettera della Commissione europea in cui era indicata la valorizzazione della professione degli insegnanti e il recupero delle distanze di apprendimento degli studenti italiani. Non è stato fatto nulla". Le priorità secondo la  Uil sono stabilità degli organici, sburocratizzazione della scuola e formazione del personale: "Bisogna introdurre l’indennità di studio, attraverso una retribuzione forfettaria o misure di defiscalizzazione, ad esempio per l’acquisto di testi, proseguendo l’opera di modernizzazione e digitalizzazione".
 
Secondo Francesco Scrima. segretario generale della CISL,  occorre "riaprire la partita del contratto, attuare la riforma del reclutamento, affrontare i problemi della governance e del sistema nazionale di valutazione del sistema scolastico, bloccare le graduatorie e risolvere il problema del precariato senza populismo e demagogia. Oggi la competitività è tra paesi ricchi di materia grigia, non di materia prima  e la materia grigia non si estrae dalla terra o dal sottosuolo ma dalla scuola e dall’università".
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