Moige: elementi di dirigismo statalista in due decreti attuativi, noncuranti dei risultati delle regioni e delle scelte delle famiglie

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“Le principali perplessità riguardano il decreto sul tema delle formazione professionale e il decreto sulla scuola 0-6 anni”.

“Le principali perplessità riguardano il decreto sul tema delle formazione professionale e il decreto sulla scuola 0-6 anni”. Lo afferma il Moige al termine dell’audizione odierna, in Commissione cultura della Camera, sugli otto decreti attuativi della Buona scuola, facendo notare che in alcuni provvedimenti emergono “elementi di dirigismo statalista”.
Per quanto riguarda la formazione professionale, secondo il Moige, “saltando le competenze delle Regioni, il Governo ha
puntato a includere la formazione professionale delle regioni nella sfera dell’Istruzione, incurante che questa tipologia
formativa abbia conseguito altrove buoni risultati per la sua diversità di approccio (didattico con gli allievi e partecipativo con i genitori)”. “Con questo approccio, si rischia, senza costruire nulla – afferma – di distruggere quanto di buono è stato realizzato in 15 anni e che ha, non a caso, spinto alcune Province autonome a far cessare gli Istituti professionali di Stato”.
Il Movimento dei genitori ha quindi proposto alcune modifiche: che il decreto mantenga il carattere ‘sussidiario’ dell’offerta scolastica della formazione professionale regionale; che il Miur torni a coprire il contributo alla formazione professionale che ha cessato di erogare nel 2008; che il Ministero del lavoro adotti politiche adeguate a favorire un indirizzo unitario in materia di formazione professionale regionale.
Nel provvedimento sul sistema scuola 0-6, a parere del Moige, “sono completamente assenti i temi riguardanti la libertà di
scelta della mamma e del papà tra la possibilità del nido e la possibilità di avere con sé il bambino nei primi tre anni di vita”. “Non accettiamo uno Stato che mette a disposizione circa 1.000 euro mensili per un asilo nido (costo medio asilo nido), solo se opta per il nido, mentre se la famiglia decide di educare il bambino a casa nei primi anni di vita lo Stato non gli eroga nulla. Questa è una discriminazione educativa” conclude il Movimento Italiano Genitori.

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