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Modello didattico DADA e DADA-Logica: quanto è importante l’ambiente di apprendimento? [INTERVISTA]

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Continuiamo il nostro viaggio tra i modelli di innovazione scolastica e questa volta parliamo della rete di scuole “DADA – Didattiche per Ambienti di Apprendimento” per capire come il cambio di prospettiva pedagogico-didattica abbia portato beneficio agli studenti e a tutto l’ambiente scolastico. Ne abbiamo parlato con la Professoressa Lidia Cangemi, dirigente Scolastico del Liceo Scientifico “J.F. Kennedy” di Roma.

Professoressa Cangemi, lei è co-fondatrice dei modelli DADA e DADA-logica. Cosa vuol dire fare didattica per ambienti di apprendimento e cosa comporta questo cambio di modello.

DADA è l’acronimo di Didattiche per Ambienti di Apprendimento e significa la possibilità di sviluppare tutte le metodologie didattiche in un ambiente di apprendimento che sia funzionale a questo. E’ un modello relativamente nuovo, perché ha già otto anni, ed è stato messo in atto per la prima volta nei Licei “Kennedy” e “Labriola” sette anni fa e adesso conta una rete di oltre cento scuole in tutta Italia. La caratteristica fondamentale delle scuole DADA è l’applicazione di un nuovo modello organizzativo nel quale l’aula non è più assegnata alla classe ma è gestita dal dipartimento e assegnata ad uno o più insegnanti della stessa disciplina, quindi avremo l’aula di matematica, l’aula di lettere e così via. Questo ci ha permesso di favorisce l’adozione di modelli didattici funzionali a quei processi di insegnamento-apprendimento attivo in cui gli studenti possano divenire attori principali nella costruzione dei loro saperi. Il Modello DADA nasce in due licei ma poi si è sviluppato nelle scuola secondaria di primo e secondo grado. DADA-logica invece è il modello applicato alla scuola primaria e vede alcuni dei presupposti del modello DADA ma si completa integrandosi con basi pedagogiche sul modello montessoriano e soprattutto sulla psicologia Gestaltica che permette ai bambini di poter fare esperienza dell’apprendimento in ambienti che sono funzionali all’apprendimento stesso. Parliamo di ambienti flessibili, colorati, piacevoli, in cui si possono fare esperienze di apprendimento mediante l’utilizzo anche di ambienti esterni, in quella che viene definita l’outdoor education, che amplia l’apprendimento agli aspetti sensoriali ed esperenziali. Uno degli elementi particolari è l’Orto Didattico, che permette di studiare in modo trasversale e contemporaneamente diverse materie, che cerchiamo di sviluppare nella scuola Primaria ma anche nelle scuole Secondarie di Primo e Secondo grado.

Parlavamo di ambienti di apprendimento. Quanto è importante strutturare un ambiente e cosa ha comportato come cambio di metodologia sia per gli alunni che per gli insegnanti.

L’ambiente è fondamentale. La mia formazione, essendo Architetto, mi porta ad avere un approccio particolare verso l’ambiente, diciamo che questa sensibilità mi è propria, ma poi ci sono molti studi che supportano questa tesi e dimostrano che l’apprendimento migliora in un ambiente in cui si sta meglio. L’apprendimento è influenzato da molti fattori come ad esempio il freddo o il caldo, o il fatto di trovarsi all’interno di un locale molto rumoroso o poco luminoso. Gli studi neuroscientifici ci dimostrano che prima della fase dell’apprendimento si attivano degli elementi di tipo emotivo e una parte dell’emozione passa anche dall’aspetto dell’ambiente. Voglio sottolineare un aspetto legato all’ambiente, spesso poco valorizzato, ovvero che ambiente di apprendimento è soprattutto l’aspetto relazionale che si instaura tra l’alunno e il proprio docente e questo è il tema che più sviluppiamo nelle scuole DADA e DADA-logica. Il docente deve essere in grado di attivare una relazione positiva con i propri studenti e di stimolarli emotivamente nella linea della gioia, del benessere, dello stare bene insieme, del confronto, della fiducia, questi sono gli elementi connotanti. Ambiente non è solo lo spazio fisico ma è soprattutto relazione ed emozione e questi due elementi sono quelli che favoriscono di più l’apprendimento.

Dicevamo che l’aula non è più della classe ma del docente. Cambia anche l’approccio che il docente deve avere nei confronti della classe che diventa sua e deve strutturare. Questo nuovo approccio necessita di una formazione specifica. Come l’avete sviluppata nel vostro modello?

Nel modello DADA il docente è co-proprietario, insieme al proprio dipartimento, dell’aula e quindi la sente propria, la struttura in base alle proprie esigenze, partendo ad esempio dai libri, gli strumenti, i poster, i colori eccetera, fino a strutturare il setting dell’aula, ovvero la disposizione dei banchi, delle sedie, scegliendo ad esempio quelle con la ribaltina o le famose sedie a rotelle di cui tanto si è parlato, secondo la propria visione e quelle che sono le proprie didattiche. Questo è un aspetto che voglio evidenziare, non abbiamo un solo modello didattico, il docente, in base alle proprie esigenze, spazia tra i vari modelli e quindi può passare dalla classica lezione frontale a modelli di cooperative learning e così via. Ovviamente facciamo formazione su questo perché non tutto è scontato. Molti docenti lo attivano già in modo spontaneo, ma attivarlo in maniera più scientifica, più pensata e consapevole, e attivarlo come gruppo necessità di formazione. Quest’ultimo aspetto è particolarmente sviluppato dal nostro modello DADA, ovvero la collaborazione tra docenti che rafforza le varie esperienze.

Parlavamo di cambiamenti anche per gli studenti. Lei ha dichiarato che questo modello, basato sugli spostamenti degli alunni nelle varie aule, permette una riattivazione dell’attenzione. Ci spiega meglio come avviene questo processo?

Sappiamo che il corpo ha bisogno di movimento, e lo sappiamo ancora di più oggi che abbiamo delle difficoltà a muoverci. Nella scuola siamo tenuti a tenere i ragazzi fermi. Tantissime scuole stanno aderendo al modello DADA e DADA-logica proprio perché l’idea di questo corpo bloccato ha fatto emergere la necessità e la chiarezza di come invece il corpo in movimento sia funzionale all’apprendimento. Stare seduti sei ore alla stessa sedia sicuramente influisce sulla capacità di concentrazione e di apprendimento, dobbiamo tenere in conto che esistono dei tempi di attenzione e capire come riattivarli. Noi adulti abbiamo dei tempi di attenzione più alti, anche perché siamo di una generazione che proviene da un apprendimento cosiddetto lineare, ovvero abbiamo appreso attraverso i libri, le enciclopedie e i dizionari, i nostri ragazzi invece, che ormai sono tutti della Generazione Z, una generazione più che digitalizzata, hanno un apprendimento molto più reticolare e questo comporta che i loro tempi di apprendimento sono più rapidi ma anche l’attenzione è meno costante, meno lunga. Per questo nel modello DADA, quando era completamente attivato, ogni ora, o ogni due ore al massimo, i ragazzi cambiavano aula e quello spostamento permetteva al corpo di riattivarsi avendo degli stimoli nuovi legati al movimento, alla nuova aula, alla posizione all’interno di essa, al compagno di banco che poteva cambiare. Questo aspetto permette di rendere gli alunni non più soggetti passivi, ma dei soggetti attivi che partecipano in maniera efficace alla didattica.

Dicevamo che questo modello è nato da due licei di Roma e poi si è tramutato in una rete. Come è possibile aderire alla vostra rete.

E’ molto semplice, la rete DADA è fornita di un suo sito, www.scuoledada.it, dove il dirigente interessato può contattarci e in tal modo si avvia un primo contatto che porta ad una serie di verifiche preliminari all’attuazione del modello, come ad esempio la verifica di spazi adeguati. Successivamente si avviano degli incontri di formazione e poi ci si incontra sul posto e si effettuano dei sopralluoghi. Quest’anno, come è facile immaginare, abbiamo dovuto sospendere gli incontri in presenza e avviare un lavoro soprattutto basato sul virtuale. Per quanto riguarda DADA-logica il sistema è abbastanza simile, con una rete un po’ più piccola perché il modello è più recente. Ci si scrive e si comincia un lavoro soprattutto sugli aspetti relazionali ed emozionali, aspetti che non sono stati inficiati dal Covid, anzi. Abbiamo visto come potenziare proprio gli aspetti emozionali e relazionali sia funzionale in un periodo in cui i ragazzi stanno soffrendo tanto per quello che sta succedendo e quindi avere docenti sempre più preparati dal punto di vista relazionale permette di sostenere in questo passaggio i propri alunni in modo più resiliente e in modo flessibile. Questo è il grande scopo che abbiamo come rete, mettere insieme le persone in una relazione sana e positiva rispetto agli studenti ma anche tra docenti stessi, al fine di costruire un rapporto che permetta una conoscenza più approfondita e collaborativa.

La crisi pandemica ci ha fatto chiudere in noi stessi, le scuole sono state bersaglio di frequenti chiusure. Si parla sempre di didattica e di banchi, ma gli aspetti relazionali di cui lei ci parlava sono poco attenzionati. Questa vostra sensibilità verso gli alunni vi ha permesso di capire come stessero vivendo questi momenti e quanto è stata importante la relazione con i docenti?

I ragazzi vivono questi momenti con senso di costrizione, di mancanza di libertà. Sono sensazioni che viviamo anche noi adulti, ma si accentuano nei ragazzi che, soprattutto a questa età, hanno bisogno di esplorare lo spazio, le amicizie, se stessi, la città e tutto quello che c’è intorno. Il fatto di potenziare i docenti nelle loro competenze relazionali, in quelle che si chiamano soft skills, che sono quelle che vanno dall’empatia, alla capacità di flessibilità, all’accoglienza, alla comunicazione e all’ascolto, permette di riuscire ad interagire in maniera più efficace con gli alunni, a stargli più vicino. Vorrei soffermarmi sull’aspetto dell’ascolto che in questa fase ha subito delle restrizioni dovute anche alle modalità in cui avviene. L’ascolto diventa più complicato davanti ad uno schermo mancando quella parte importante che era il corpo e quindi la comunicazione non verbale. I ragazzi stanno soffrendo molto, avendo insegnato alla scuola Primaria penso in particolare ai bambini ed alla mancanza del contatto con le maestre, quegli abbracci e le carezze che caratterizzano il rapporto con la propria Maestra. Dobbiamo cercare di dare loro le nostre emozioni anche in questo momento perché ne hanno bisogno, forse ancor più di prima, perché le loro maestre, i loro insegnanti, sono dei punti di riferimento fondamentali. Voglio esprimere un forte riconoscimento a tutti i docenti che stanno facendo veramente un lavoro egregio, possiamo fare tanto, possiamo fare sempre di più e questo ci permette anche a noi di stare bene, perché sapere che abbiamo fatto qualcosa di buono ci fa star bene.

Chiudiamo con un’ultima domanda. Abbiamo detto che il modello DADA è basato principalmente sulla struttura degli ambienti, ma con la didattica a distanza si è dovuto ripensare a come approcciarsi con questa nuova metodologia, voi come vi siete adoperati.

Anche da noi abbiamo dovuto fermare il movimento dei ragazzi dentro le scuole perché ovviamente non si poteva andare contro le norme di sicurezza che vengono prima di tutto. Quello che abbiamo fatto nelle scuole della nostra rete è stato di andare a potenziare sempre di più gli aspetti relazionali ed emozionali. E’ stato un grande sforzo, molte scuole hanno cominciato questo percorso di approfondimento sulle competenze relazionali e questo ha permesso anche nella difficoltà di doverli tenere seduti, o peggio davanti ad uno schermo nel caso della DAD, di poter fronteggiare come meglio potevamo, ma in maniera efficace, le difficoltà. Credo che il sapersi relazionare in questo momento sia stata la cosa più importante che potessimo fare, merito a tutti i dirigenti e agli insegnanti illuminati che hanno lavorato molto su questo aspetto. Speriamo che si possa ricominciare il prima possibile con il vero DADA e di poter rivedere presto i ragazzi tornare a girare per la scuola che è una gioia anche per noi. E’ bello vederli parlare tra di loro e vederli padroni dello spazio e dell’attività didattica, sono i veri protagonisti.

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