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Modello 730/2021, i casi in cui il rimborso viene bloccato dall’Agenzia delle Entrate

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L’Agenzia delle Entrate ha la facoltà di avviare i controlli delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti, ma ha anche la facoltà di bloccare eventuali rimborsi a credito risultanti dal 730.

In generale la dichiarazione dei redditi dei contribuenti può terminare in due modi. O si chiude a debito con il Fisco e quindi si va a versare la parte di imposta a debito (Irpef e addizionali regionali e comunali), osi chiude con un credito di imposta.

In quest’ultimo caso il contribuente può scegliere di lasciare il credito per le dichiarazioni future, cioè lasciando il credito a compensare eventuali future dichiarazioni che termineranno a debito, oppure si chiede il rimborso.

Tale rimborso viene erogato dal sostituto di imposta direttamente in busta paga o nel cedolino di stipendio o pensione se si utilizza il proprio datore di lavoro proprio come sostituto di imposta. In alternativa si può chiudere la partita con l’Agenzia delle Entrate che erogherà direttamente il credito vantato dal contribuente.

Ma come detto il Fisco può in determinate circostanze congelare il rimborso al contribuente, a prescindere dal modello di dichiarazione usato (730 o Redditi PF) ed a prescindere dalle modalità con o senza sostituto di imposta.

Rimborsi Irpef bloccati, perché?

Sul rimborso Irpef proveniente dalle dichiarazioni dei redditi pende sempre la “Spada di Damocle” del blocco da parte dell’Agenzia delle Entrate. Infatti per non rischiare nulla il contribuente ha una sola possibilità che è quella dettata dalle dichiarazioni precompilate che se accettate senza correzioni dal diretto interessato, non fanno scattare mai il controllo.

In altri termini, se si accetta la dichiarazione così come il Fisco la mette a disposizione del contribuente nel cassetto fiscale di quest’ultimo, compreso il risultato finale della dichiarazione stessa, il controllo non scatta mai. Invece se si va a modificare la dichiarazione (ed accade nel 90% delle dichiarazioni dei redditi precompilate), e tali modifiche apportate incidono su redditi o imposte, il controllo non è un rischio inesistente.

Modifiche rilevanti abbiamo detto, perché si deve trattare di inserimento di dati che vanno ad incidere in maniera significativa sul risultato della dichiarazione.

Quali modifiche al 730 rischiano di bloccare i rimborsi Irpef?

In gergo tecnico l’Agenzia delle Entrate definisce gli elementi che causano il blocco di un rimborso fiscale, “elementi di incoerenza”. E proprio le Entrate come ogni anno ad inizio campagna reddituale, esce con la circolare in cui spiega quali sono gli elementi di incoerenza che possono far scattare il controllo della dichiarazione e conseguentemente il congelamento di eventuali rimborsi al contribuente.

Il pensiero comune a tutti i contribuenti che più si addentrano nei meandri della dichiarazione dei redditi è che per i rimborsi sopra i 4.000 euro il controllo scatta automatico. Questo è assolutamente una verità incontrovertibile, perché il Fisco fa proprio questo in caso di risultato a credito per ilo contribuente, di dimensioni rilevanti. Ma non solo questo fa scattare il controllo fiscale e il blocco del rimborso.

Modifiche ai dati dei redditi che il Fisco estrapola dalle Certificazioni Uniche possono essere considerati elementi di incoerenza. Ma anche sostanziali correzioni degli oneri detraibili e deducibili per esempio, possono essere alla base di questi controlli.

In linea di massima ciò a cui deve prestare attenzione il contribuente e ciò che il Fisco considera elementi da mettere sotto la lente di ingrandimento sono:

  •        Uno scostamento per importi significativi dei dati risultanti nei modelli di versamento, nelle certificazioni uniche e nelle dichiarazioni dell’anno precedente;
  •        Correzioni significative dei dati inviati al Fisco da Enti esterni al Fisco stesso;
  •        Modifiche marcate ai dati reddituali ed a conguaglio presenti nelle Certificazioni Uniche.

Va ricordato infatti che il Fisco può anche decidere di effettuare controlli preventivi, che possono essere digitali o anche convocando il contribuente, entro 4 mesi dalla data ultima di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Naturalmente se scatta il controllo, anche se il contribuente ha scelto di chiudere la partita annuale con il 730, direttamente con il datore di lavoro e nella busta paga, questo non potrà avvenire e il rimborso spettante se resta tale anche dopo il controllo, verrà erogato direttamente dall’Agenzia delle Entrate.

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