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Modeling ed empatia in classe. Rinforzo positivo e neuroni specchio, per una buona didattica

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Il termine “modeling” è utilizzato in diversi campi, oggigiorno: non solo quello della didattica. Esso fu coniato da Albert Bandura per indicare una modalità di apprendimento che si basa sull’osservazione di un modello e la riproduzione del suo comportamento.

Bandura, in tal modo, fuse comportamentismo e psicologia cognitiva, definendo in senso lato l’apprendimento come imitazione.

L’esperimento

Bandura effettuò alcuni esperimenti per dar credito alla sua teoria e identificare un modello di apprendimento basato sull’imitazione: tra questi, uno famoso è quello che coinvolse alcuni bambini, divisi in due gruppi.

Al primo gruppo mostrò dei filmati in cui un adulto si comportava in maniera aggressiva con una bambola, colpendola più volte, mentre al secondo gruppo di bambini non mostrò nulla.

I bambini vennero poi lasciati liberi di agire come meglio credevano in una stanza piena di oggetti, e quelli che avevano visto il filmato cominciarono ad agire in maniera più aggressiva con essi.

Il modello del docente e il rinforzo vicariante

Dunque, in accordo con Bandura, è importante che il docente rappresenti un modello da imitare.

Molto spesso gli insegnanti che utilizzano questa metodologia si avvalgono anche del “rinforzo vicariante”.

Si tratta da una eventuale punizione o premio elargito sulla base del comportamento dell’alunno, che dovrebbe essere in conformità con un modello condiviso da tutta la classe.

Tale modello può essere sia ideale – ovvero costituito da una “behavioural persona” (una serie di regole che vanno a costituire il comportamento perfetto) oppure reale, dunque rappresentato dal docente o chi ne fa le veci.

I neuroni specchio

L’apprendimento dei comportamenti deriva perciò dall’osservazione di un modello – reale o ideale – che viene imitato.

Ma perché si fanno le stesse cose che si vedono fare agli altri?

Perché si innesca un processo di empatia.

Esso avviene per la presenza, nel nostro cervello, dei cosiddetti neuroni-specchio, che si attivano nella nostra corteccia cerebrale quando vediamo qualcuno compiere qualcosa o provare un sentimento (come accade nei film: piangiamo se sono drammatici, ad esempio).

In pratica – come è stato scoperto anche grazie a un esperimento sui macachi – che si compia un’azione o la si veda compiere è indifferente a livello cerebrale: in noi si attiva lo stesso identico pattern.

Se manca l’empatia?

Lo sviluppo dell’empatia dunque è una conditio sine qua non per attivare il modeling.

Il motivo per cui esso non è una strategia sempre attuabile sta proprio in questo: perde efficacia con bambini o ragazzi affetti da autismo – nelle sue varie forme, anche lievi (es. sindrome di Asperger), poiché essi accusano un ridotto funzionamento di questo tipo di neuroni.

In tal caso, dunque, bisognerà puntare non sull’apprendimento per imitazione (intuitivo, automatico) bensì su una spiegazione del comportamento da seguire – modellata secondo le esigenze del discente affetto da autismo.

Obiettivo

L’obiettivo principale del modeling, in definitiva, è quello di instillare nei discenti la percezione dell’auto-efficacia, che secondo Bandura è “la convinzione delle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso di azioni necessarie per gestire adeguatamente le situazioni che si incontreranno in un determinato contesto, in modo da raggiungere gli obiettivi prefissati”.

Nella pratica

Per raggiungere l’obiettivo del modeling, recentemente, i docenti mettono in pratica una strategia video, che consiste nel far guardare ai discenti dei brevi filmati audiovisivi concernenti buone pratiche e modelli da seguire.

Ciò accade soprattutto per materie come l’educazione civica e ambientale (quelle che raccolgono probabilmente più delle altre un corpus di norme).

Il vantaggio del modeling attraverso il video è quello di mettere in atto situazioni di auto-apprendimento tramite un medium che gode di forte influenza nei bambini e negli adolescenti.

In tal modo, i discenti scoprono anche la funzione didascalica della televisione, e al tempo stesso hanno un livello di attenzione maggiore.

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