Mobilità, vincolo quinquennale diventa triennale: ma “hanno aggravato la situazione e favoriscono i neoassunti”, dicono gli interessati. Ecco perché [INTERVISTA]

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Il decreto sostegni sta gettando nello sconforto gli insegnanti assunti nel 2020 e sottoposti al vincolo quinquennale. Le attese vengono considerate tradite dalla lettura della normativa contenuta nel decreto ed è per questo che in molte città italiane ieri sono stati inscenati dei flash mob, tutti alla stessa ora, le 16, per protestare contro la scarsa attenzione, dicono gli interessati, che la classe politica sta riservando al loro problema.

Peraltro, avevano parlato a lungo in videoconferenza con il neoministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, nei giorni scorsi, che dicono di aver promesso loro che il problema sarebbe stato affrontato e risolto. La soluzione, tuttavia, consisterebbe unicamente nell’accorciamento da cinque a tre degli anni di vicolo a rimanere nella sede di servizio della assunzione, ma nessuna concessione da parte del governo c’è stata in termini di assegnazione provvisoria, di utilizzazione, di art. 36. Ce lo conferma Valentina Bennici, maestra siciliana trapiantata con la famiglia a Modena alcuni anni orsono e già docente di ruolo nelle scuole della provincia emiliana e che invece è stata assunta nel 2020 in una scuola della nella provincia di Forlì. Quella che poteva sembrare una buona notizia, per l’interessata in questione, è invece l’inizio di un incubo.

Tutto nasce da una legge del 2019 che ha colpito alcune migliaia di docenti in tutta Italia, assunti in ruolo a settembre 2020, dopo il superamento del concorso e in piena pandemia, da un algoritmo messo a punto dal governo con lo scopo di evitare gli assembramenti che si sarebbero verificati con la convocazione dei prof sul posto. Solo che l’uso dell’algoritmo e l’assenza dei docenti alle convocazioni non hanno consentito, forse, di considerare al meglio le esigenze logistiche degli assunti con l’aggravante che la nuova legge impone un vincolo quinquennale sulla sede scelta. Finora al disagio si ovviava, dopo l’anno di prova, con le procedure annuali di mobilità. In un modo o nell’altro si riusciva a ottenere l’avvicinamento annuale alla sede di residenza in attesa di un trasferimento.

Ma la novità del vincolo impedisce per anni ai docenti di spostarsi dalla sede assegnata. Lo scopo è quello di premiare la continuità didattica degli alunni, che ogni anno subiscono il valzer del cambio cattedra, ma non è detto che il pur meritorio obiettivo sia stato raggiunto. E’ il caso della maestra Valentina, che si aggiunge alla storia di tanti altri docenti che protestano da mesi sulla rete e non solo. La maestra, laureata in Lettere moderne, dopo dieci anni di precariato, nel 2018 era passata di ruolo con riserva in una scuola primaria modenese, grazie al diploma magistrale che aveva conseguito prima del 2001, diploma finito nell’occhio di un gigantesco ciclone giudiziario, dopo che il Consiglio di Stato l’aveva considerato privo di valore abilitante arrivando al licenziamento progressivo di migliaia di maestri anche di ruolo, anche a Modena. Per evitare questa sorte ormai vicina, la maestra ha voluto aggiungere ai titoli un nuovo concorso per insegnare, superandolo. Da qui la nuova assunzione su base regionale, a seguito della quale ha rinunciato alla cattedra su cui lavorava in provincia di Modena.

Ha dovuto però scegliere una sede in un paesino della Romagna, che la obbliga a prendere il treno ogni giorno da Modena alle 4 del mattino, dovendo poi prendere varie coincidenze tra treno e pullman tra Bologna e Forlì, pendolarismo che si ripropone al ritorno con un rientro alle 19. “Sono disperata, piango dalla rabbia, mi sento discriminata da una legge retroattiva e neppure si tutela la continuità didattica visto che la mia classe a Modena è stata data a una supplente che il prossimo anno forse non ci sarà e pure bambini e famiglie sono arrabbiati. Peraltro abbiamo viaggiato in treni affollati in piena pandemia. Paradossalmente stavo meglio da precaria che in questa situazione”.

Un alloggio sul posto? “Ho a Modena un mutuo di 600 euro, un compagno, genitori anziani da accudire, non me lo posso permettere e come me altri colleghi nella stessa situazione”. I docenti interessati dal vincolo, che non riguarda invece i prof entrati in ruolo prima del 2020, non chiedono di trasferirsi al Sud dove non ci sono cattedre e da dove molti provengono in attesa di un trasferimento ma solo di potere avere una sede più umana, consentendo a tutti di scegliere la sede più agevole, attraverso i trasferimenti o le assegnazioni provvisorie bloccate dal vincolo: “Nel 2012 sono stata per mia scelta nella scuola terremotata di Concordia colpita dal sisma di quell’anno, in un camper, quando non ci voleva andare nessuno, vengo dal Sud ma desidero vivere a Modena, ho comprato casa qui e amo questo lavoro, ma non è giusto quello che ci sta succedendo. In molti hanno pensato di licenziarsi, infatti hanno la lettera di dimissioni pronta, in attesa degli sviluppi definitivi sul decreto”

Maestra Valentina Bennici. il decreto Sostegni vi lascia insoddisfatti eppure un po’ vi è venuto incontro

“Alla fine hanno ridotto da cinque a tre gli anni del vincolo ma non hanno previsto le assegnazioni provvisorie per esigenze di famiglia, né le utilizzazioni, e neppure l’art. 36. Dunque, se possibile siamo più agguerriti di prima”.

Non ve lo aspettavate?

“Sinceramente no. Anche perché abbiamo avuto un incontro con Bianchi on line, dopo averlo tempestato di messaggi. Ci ha pregati di non scrivergli più: state tranquilli, stiamo lavorando, ci ha detto. Ci siamo bloccate e dopo pochi giorni è passato questo decreto qui? A noi va bene la riduzione ma tutto il resto non ce lo hanno concesso e pertanto non cambia granché. Peraltro, tutti coloro che per un motivo o per l’altro non hanno preso servizio quest’anno, ad esempio per aspettativa non retribuita indotta spesso per gravi motivi di famiglia, non potranno vedere computato nemmeno l’anno in corso. A mio avviso il governo avrebbe dovuto concedere le assegnazioni e gli utilizzi. Io ritengo che stiano ancora preferendo i neoassunti, perché i nuovi assunti hanno solo tre anni di blocco effettivo. Peraltro io ero di ruolo già nel 2018 e ho già scontato i miei tre anni di blocco. Quanti anni dovrtò restare bloccata? Non ci sta che un insegnante che abbia già ottemperato a dei vincoli li debba ripetere. Hanno aggravato la situazione”.

Era davvero meglio prima?

Tutti gli anni avevamo la mobilità in deroga, avevamo sempre le assegnazioni. In più davano la deroga ma quest’anno in piena pandemia né deroga, né assegnazioni, che ricorso sono un diritto poiché sono legati alle esigenze di famiglia, e considerando anche il fatto che agli altri le danno. Dopo un anno di lotta ci costringono a prendere due treni o autobus ogni giorno? Il nostro stipendio non è adeguato per questo tipo di impegno. Molti colleghi hanno la lettera di dimissioni in mano.

Si è in tempo per sperare in modifiche in vostro favore? Su quali partiti politici confidate?

“Sì, certo, si possono aggiungere delle modifiche. I partiti politici? Tutti e nessuno. Noi esprimiamo loro il nostro malcontento e loro rispondono dicono che è una pretesa giusta ma poi di fatto qualche cosa sfugge, se il risultato è questo”.

Che cosa risponde a coloro che dicono che tante altre categorie di lavoratori non si sognerebbero di lamentarsi per avere trovato lavoro fuori sede?

“Partiamo dal bando di concorso. Io nel bando, che mi ha spinto a partecipare al concorso, ho visto oltre a un bando triennale e non quinquennale, ho visto che erano previste le assegnazioni provvisorie, gli utilizzi, l’art. 36, e altro. Se non fossero state previste le assegnazioni io non lo avrei fatto, il concorso. Ho fatto il concorso in Emilia e dunque accetto il bando regionale. Però il bando prevedeva il vincolo triennale con possibilità assegnazioni, utilizzi e art 36. Altrimenti io sarei rimasta precaria poiché in questo modo non si regge”.

Ma secondo lei i posti ci sarebbero davvero per la mobilità?

“Ci sono, il mio posto a Bastiglia, in provincia di Modena, dov’ero di ruolo, è stato infatti assegnato a una supplente supplente”.

Che cosa risponde a chi parla di salvaguardia della continuità, che è la vera ratio del blocco?

“Questa è una grande bufala. Ai miei alunni ad esempio l’hanno tolta. Quindi non può esserci, ma c’è di più: quando un docente entra in classe deve essere sereno visto che il ministro parla di Scuola affettuosa. Non può essere che uno affronti ogni giorno 400 chilometri di strada e poi in Emilia, dove i posti ci sono. La Costituzione peraltro parla anche di buon funzionamento e di libertà di circolazione”.

Magari il suo sarà uno dei pochi casi, invece in tanti altri casi la continuità verrebbe davvero garantita con il blocco

“Io devo avere la libertà di scegliere poi accetto volentieri il blocco. Ma non prima. La mobilità c’è sempre stata nella storia della scuola, anche in polizia e nei vigili del fuoco: questi lavoratori si possono spostare anche ogni sei mesi. Non vedo perché non lo debbano riconoscere a noi e solo a noi che siamo stati assunti nel 2020”.

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