Mobilità. Troppi trasferimenti? Sindacati: la colpa è di scelte politiche sbagliate. In passato concorsi regolari garantivano copertura posti

di redazione
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In relazione a quanto pubblicato in questi giorni sulla mobilità degli insegnanti si rendono, a nostro parere, necessarie alcune precisazioni, con l’augurio che, a partire da una maggior consapevolezza dei limiti sempre più evidenti di una Buona Scuola che così buona non si sta rivelando, si possa finalmente iniziare una proficua discussione nel merito, per trovare possibili correttivi ai problemi rimuovendone le vere cause.

L’accusa di anteporre la tutela del personale agli interessi dei ragazzi e delle famiglie non ha, per quanto ci riguarda, alcun fondamento. Quasi sempre inascoltati, stiamo evidenziando da anni i problemi strutturali di cui soffre la scuola italiana, avendo come obiettivo quello di migliorare la qualità dell’offerta formativa rivendicando le condizioni, in primis la stabilità del personale scolastico su adeguate dotazioni di organico, che sono fra l’altro il presupposto indispensabile perché la continuità didattica possa concretamente realizzarsi.

Ed è proprio nelle regole definite contrattualmente che alla continuità abbiamo sempre voluto riconoscere il giusto peso e valore.   A comprometterla, mettendone in discussione le premesse, sono stati, al contrario, anni e anni di scelte politiche sbagliate, che hanno privato la nostra scuola di risorse economiche e umane facendo sì che il nostro sistema rimanesse agli ultimi posti in ambito OCSE quanto a destinazione di investimenti.

Salatissimo il conto pagato dalla scuola e dai suoi lavoratori; tanto per fare un esempio, non hanno certo favorito la qualità del servizio, né la continuità didattica, i 120.000 posti di lavoro tagliati in tre anni, con conseguenti e consistenti processi di mobilità d’ufficio.

Quando poi questa tendenza recessiva sembrava invertirsi, le decisioni politiche sono state ancora una volta pesantemente sbagliate, come dimostra fra l’altro proprio l’impostazione del piano di assunzioni; quest’ultima, insieme alla irrisolta questione del lavoro precario, la cui diffusione non è stata scalfita dalla Buona Scuola, è la vera causa dei processi di mobilità cui si è dato così ampio risalto sulla stampa. Per favorire la continuità didattica occorre dare alla scuola i posti necessari al suo funzionamento e coprirli con lavoro stabile, garantendo una cadenza regolare al reclutamento del personale.

Non va dimenticato, anche considerando i dati della mobilità in discussione, che questa avviene solo se ci sono posti da coprire. Se si registra un così alto numero di movimenti da nord a sud, la domanda da porsi è perché mai sia stato necessario forzare, nel piano di assunzioni, una migrazione di docenti in aree territoriali diverse e lontane, ponendo così le premesse per una naturale e comprensibile spinta a rientrare nelle regioni di residenza. Per le quali, sia detto per inciso, dovrebbero valere le stesse preoccupazioni di garantire qualità del sevizio e continuità didattica; invece, fra le gravissime lacune della politica scolastica vi è da molto tempo e a diversi livelli anche l’incapacità di garantire il necessario incremento di tempo scuola in aree di forte deprivazione sociale.

Non esiste quindi alcun “eccesso di tutela sindacale”, esiste certamente una preoccupante assenza di lucidità e lungimiranza nelle scelte di politica scolastica, fatte con una pretesa di autosufficienza i cui limiti e conseguenti guasti si evidenziano considerando che proprio dal mancato rispetto delle regole sulla mobilità stabilite contrattualmente è nato il caos dei trasferimenti della scorsa estate, alimentando un diffuso contenzioso e allungando i tempi delle operazioni, il cui impatto sarebbe stato ben diverso se si fossero concluse nei tempi previsti, cioè prima dell’inizio delle lezioni.

E del resto non è inutile ricordare che in un recente passato la regolarità dei concorsi su base provinciale e regionale – subentrata ai concorsi nazionali – garantiva la copertura tempestiva dei posti liberi senza imporre spostamenti in tutto il territorio nazionale.

Non è infine accettabile che si addossi ogni sorta di responsabilità a insegnanti che solo dopo lunghissimi anni di precariato hanno visto stabilizzare il proprio lavoro, e il cui disagio personale e familiare merita almeno rispetto. Nessuna copertura a eventuali singoli comportamenti anomali che, qualora accertati, andrebbero doverosamente sanzionati. Ma si evitino, per favore, inaccettabili generalizzazioni che offendono la dignità delle persone e il valore del lavoro che svolgono, in condizioni tutt’altro che privilegiate.

FLC CGIL Francesco Sinopoli CISL SCUOLA Maddalena Gissi UIL SCUOLA Giuseppe Turi SNALS CONFSAL Marco Paolo Nigi
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