Mobilità, Stella: i posti sono al Nord. Nastrini Rossi: non è così, ecco perché

di redazione
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Gent.mo Gian Antonio Stella,
siamo il gruppo di docenti dei Nastrini Rossi. Abbiamo letto con attenzione il suo articolo sulla continuità didattica e sul “valzer delle cattedre” e per questo cogliamo l’occasione per testimoniarle direttamente una serie di questioni. Siamo rimasti particolarmente colpiti dal punto di vista da lei adottato sull’odierno scenario scolastico così come è stato configurato dall’entrata in vigore della legge 107, una riforma che non solo ha scardinato l’eguaglianza giuridica del corpo docente, ma che è priva di una vera progettualità didattica di cui potessero risultare beneficiari gli studenti.

Lei ha scritto “di non aver mai visto in tutta la storia un caos così”, ma per comprendere le reali cause (con il fine di trovare delle soluzioni giuste ovviamente), è necessaria un’analisi più completa per non correre il rischio di creare dei falsi colpevoli e di non individuare la radice reale del problema. La sua descrizione di una presunta “giostra impazzita” di docenti porterebbe, soprattutto chi conosce poco la riforma della “Buona Scuola” ed i nodi problematici e contestati che la caratterizzano, ad invertire cause ed effetti della questione.

Visto che ha parlato addirittura di un “rifiuto di prendere atto di una realtà” da parte dei docenti del sud, abbia pertanto la pazienza di considerare la nostra linea di lettura sui temi dai lei trattati. Da più parti si sta tentando di diffondere una narrazione falsa, il cui obiettivo è quello di occultare un semplice, quanto lampante dato di fatto: gli studenti e le scuole del sud Italia stanno vivendo i medesimi disagi di quelli che lei ha denunciato nel nord. Ebbene sì, anche al sud sono mancati gli insegnanti, gli studenti ne hanno visti molti avvicendarsi e molti ne mancano tuttora. Dunque la realtà ci dice che i posti di lavoro per gli insegnanti esistono anche al sud; solo che ad essi, a causa di ormai più che decennali ed insindacabili decisioni governative, non viene dato lo stesso reale peso dei posti esistenti al centro-nord.

Ci spieghiamo meglio e per questo, oltre che per onestà di informazione, dobbiamo fare un discorso un po’ tecnico ed addentrarci nei meandri burocratici del sistema scolastico italiano. Da decenni il Ministero dell’istruzione per far fronte alle reali necessità di personale docente nella scuola è costretto a fare un’operazione chiamata “adeguamento dell’organico allo stato di fatto” che fa sì che di anno in anno sia garantita la presenza dei docenti necessari realmente in relazione al numero di studenti iscritti. Questi posti “adeguati” allo stato di fatto delle cose non sono posti stabili, ma posti disponibili solo annualmente. Ciò è sempre accaduto per esigenze di cassa e di risparmio.

Non stabilizzare i posti ha fatto e fa risparmiare parecchio, perché su questi posti vengono sistemati temporaneamente docenti con contratti a termine o docenti in assegnazione provvisoria che a loro volta liberano posti su cui vengono stipulati contratti a termine. Alla fine del 2014 la famosa sentenza Mascolo ha bacchettato l’Italia per l’abuso dei contratti a tempo determinato reiterati per oltre tre anni nel comparto scuola. I firmatari di quei contratti, eravamo anche noi, dott. Stella. Ed ecco che si è reso necessario per lo Stato Italiano, per non incorrere in sanzioni e riparare ad un enorme errore, un piano di assunzioni straordinario che dalle iniziali 150000 unità di docenti che doveva stabilizzare, ne ha invece poi assunti solo circa 65mila. Ma è qui un nodo importante; il piano, previsto nella L.107/15, in quanto straordinario ha posto un aut-aut ai docenti sfruttati per anni con contratti a termine: assunzione su base nazionale (a differenza del diritto ormai acquisito da anni di essere assunti nella provincia di inserimento in graduatoria) o rischio di non poter più lavorare dopo tre anni continuativi a tempo determinato su un posto vuoto (comma 131 l.107). Ecco la scelta. E dopo essa è seguita per noi un’assegnazione di sede su lotteria nazionale, e poi ancora una mobilità obbligatoria nuovamente su base nazionale per vederci assegnata una sede definitiva.

Unico gruppo di dipendenti della PA ad aver provato l’esperienza della mobilità obbligatoria. E qui, come lei sa, ecco i numeri dei nuovi assunti esiliati al nord (intorno ai 30mila). A questo punto ci è stato detto: i posti stanno al nord ed è lì che dovete restare. E noi rispondiamo semplicemente che le cose non stanno così. I posti che noi siamo stati costretti ad occupare al nord sono posti resi stabili per il piano di assunzioni straordinario. Al sud ne sono stati stabilizzati molti ma molti meno. Ma i posti ci sono dott. Stella e sono quei posti di cui le abbiamo detto prima: i posti in organico di fatto, i posti adeguati alle reali necessità delle scuole. Quest’anno ben 65mila. Per questo noi protestiamo.

Gli insegnanti sono ancora troppo pochi, il sud non è un bicchiere e noi non siamo una botte: l’organico stabilizzato e reso di diritto al nord in molti casi è stato anche frutto di previsioni che si sono rivelate sbagliate. E lo testimoniano i Dirigenti che affermano di trovarsi a scuola docenti che non gli erano necessari. Tutto ciò asta accadendo a causa di una riforma portata avanti per forza, con fretta, senza nessuna forma di ascolto delle parti interessate. Ci siamo trovati forzatamente costretti ad occupare quei posti, lasciando vuoti quelli delle nostre Regioni su cui abbiamo sempre lavorato e che continuano ad essere lì.  Ma la logica suggerirebbe che la continuità didattica è un diritto ovunque, al nord come al sud, per gli alunni del sud e per quelli del nord! L’organico di fatto è organico: chiediamo che venga adeguato e che al nord vengano assunti stabilmente i colleghi che lì comunque ci sono. Non si tratta di prendere atto di una realtà, dott. Stella, ma di dire le cose come stanno. E noi, docenti dei Nastrini Rossi abbiamo deciso di non restare in silenzio unendo le forze: dalla Puglia è nato un movimento che ora riunisce colleghi dell’Abruzzo, della Campania, della Sicilia, della Basilicata, della Calabria, per far fronte comune contro una grande ingiustizia. Dati Istat 2014 alla mano, sa quanti sono gli studenti in totale tra i tre ordini di scuola in queste nostre Regioni? 2 milioni 438mila. E quelli della Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Liguria messi insieme? 2 milioni 793 mila. Uno scarto di 350mila studenti, tra l’altro in un totale di popolazione che nelle regioni del nord citate complessivamente supera gli 8 milioni rispetto alle nostre, che da solo basta a sfatare il mito degli alunni da deportare al sud. Sulla questione del numero di studenti per classe la invitiamo a confrontare due realtà comparabili quali Emilia Romagna e Puglia (al posto del Molise) per vedere come il rapporto si attesti su numeri molto simili (20 studenti per classe nella scuola primaria e 22 nella secondaria di secondo grado in entrambe le regioni) per sfatare l’altro mito che vede enormi differenze tra nord e sud in un paese in cui a fare le differenze sono state semmai scelte politiche inique.

Ci sembra surreale segnalare proprio a lei la nascita di una nuova questione meridionale (questione ovviamente mai risolta per davvero, che ha visto e vede il Sud continuamente depauperato, ora anche della sua manovalanza intellettuale). La sua storia di giornalista e saggista sta lì a dimostrarci come lei abbia sempre dato un prezioso ed elevato contributo alla lotta contro la diffusione di stereotipi e pregiudizi con lavori di qualità. Ci pare anche di ricordare che era stato proprio lei a scrivere che “se muore il sud muore l’Italia intera”. E allora le chiediamo, come potrebbe il sud rinascere o sopravvivere se una componente qualificata che esprime deve andare a servire le nobili scuole del nord fregandosene delle proprie? Se la continuità didattica è davvero essenziale perché vogliono costringerci ad abbandonare le scuole dove insegniamo da anni, senza nessuna concreta esigenza didattica? A nostro parere le cattedre libere sono cattedre libere, ovunque esse si trovino, siano esse di fatto o di diritto, ed è più che logico che docenti di una zona, che lavorano e risiedono lì da anni e che proprio lì hanno acceso mutui, hanno figli e genitori anziani, lì restino, a svolgere la loro preziosa funzione sociale, dando finalmente concretezza, anche alle latitudini meridionali, a quella bella espressione, da lei tanto utilizzata, chiamata continuità didattica. Che, dagli studenti che vivono da Ancona in giù, sembrerebbe essere meglio conosciuta come chimera.

Pescara, 11 gennaio 2017

Coordinamento Nazionale
Nastrini Rossi Docenti

Francesca Marsico  Puglia

Francesca Carusi  Abruzzo

Anna Chianese   Campania

Brigida Giurintano  Sicilia

Magda Dalessandri  Basilicata

Rosita Ceraldi Calabria

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