Mobilità, rientri in provincia solo per i furbetti … eppure noi educatori dovremmo dare l’esempio. Lettera

di redazione
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Buongiorno, sono Carmela R., insegnante scuola primaria, residente a Catania ma ormai lavoratrice nel nord Italia da 13 anni.

Dopo aver superato il concorso ordinario del 1999, a Catania, con voto 85.5, subito, mi resi conto che nella nostra “amata” terra, la graduatoria per le immissioni in ruolo, scorreva a rilento e gli stessi “privilegiati” e riservisti dovevano attendere pazientemente il loro turno, aggiungendo spesso il titolo di sostegno (preso con corsi attivati da enti accreditati ma per pochi eletti), così da accelerare i tempi.

Io nonostante avessi una bambina di un anno, per necessità economiche, lasciai tutti e tutto e il 2 novembre del 2004, partii a Treviso con una valigia piena di speranze, pensando che sarebbero bastati un paio di anni, per poter, poi, avere almeno delle supplenze nella mia provincia.

A Treviso iniziai dal primo giorno ad insegnare, finalmente facevo ciò per il quale avevo studiato e che desideravo fare, senza elemosinare e scendere a compromessi, ma solo perché toccava a me nella graduatoria.

Ho lavorato anno dopo anno senza mai assentarmi e viaggiando nei fine settimana possibili, ho cercato di fare al meglio il mio lavoro con i miei indimenticabili e adorabili alunni, e, nello stesso tempo, di non fare mai mancare l’amore e l’affetto alla mia famiglia, che insieme a me ha sofferto in silenzio. I sacrifici sono stati tanti, quanti momenti importanti e quanti compleanni mancati, quanti viaggi, quante attese negli aeroporti e nelle stazioni, ore e ore ad aspettare per poter vedere, abbracciare e baciare anche per un solo giorno la mia bambina.

Nel 2006 mi vidi superare da 100 insegnanti inseriti regolarmente a pettine con i corsi abilitanti, continuai dunque con l’incarico annuale.

Quando finalmente stavo ad un passo dal ruolo, arrivò la riforma Gelmini e nella prov. di Treviso si passò da 230 immissioni a 12, l’anno successivo addirittura 0 e poi 6, così passarono altri tre anni. Nonostante tutto, la mia vita doveva continuare e nel 2009 nacque la mia seconda figlia così per un anno sono riuscita a non partire. Ma il tempo di riprendere la valigia arrivò inevitabilmente, ricominciai la mia ricerca attenta e straziante di voli low-cost (volatilizzati stipendi interi), riuscii a prenotare biglietti su biglietti per poter viaggiare tutte le settimane così da non perdere neanche un’ora a scuola e continuare a fare la mamma, la moglie e la casalinga. Mi chiedo ancora dove trovavo la forza.

Nel 2014 cambio provincia e approdo a Milano ottenendo l’immissione in ruolo. Sottolineo che negli anni ho anche acquisito una laurea triennale, quattro corsi di specializzazione e un master biennale. Tutti gli “addetti ai lavori” mi hanno rassicurata dicendomi che superando l’anno di prova avrei ottenuto almeno l’assegnazione provvisoria.

Sembrava di essere giunti alla fine di un capitolo lungo e faticoso ma dal lieto fine. Invece, arriva, come un uragano, la “Buona Scuola” di Renzi con la ministra Giannini, laureata e con un curriculum di tutto rispetto.

Il mondo della “Scuola”, fiore all’occhiello di un’Italia ormai lontana, é stato pesantemente sacrificato e martoriato da anni di azioni politiche sbagliate e così si comincia a ribellare e a ricorrere ai tribunali per ottenere diritti: dai contratti a tempo indeterminato dopo 3 anni di incarichi, al riappropriarsi del valore abilitante del vecchio diploma magistrale, all’equiparare il punteggio maturato nelle scuole paritarie con quello delle scuole statali, al valutare con gli stessi criteri le abilitazioni con concorso ordinario, Ssis, TFA e altre modalità… è l’inizio della “guerra tra poveri”.

Pensando di tamponare questo marasma ed evitare ulteriori contenziosi la “Buona Scuola” assume migliaia di docenti tra insegnanti dall’esperienza decennale e insegnanti che rispolveravano abilitazioni mai utilizzate, tutti lanciati come dei fuochi d’artificio in una tra le 100 province scelte, ma, nessuno aveva calcolato che come i fuochi d’artificio, questi docenti, sarebbero arrivati lontano, festeggiato e illuminato i loro cuori di luce propria per poi rimanere lì dove avevano firmato il desiderato ruolo. Così i contenziosi, le battaglie e i furbi si sono quadruplicati: tutti contro tutti.

In questo caos, la sottoscritta viene, ancora una volta, boicottata, poiché per lo Stato Italiano una bambina di 6 anni e una di 12 anni sono già autonome e posso prendersi cura di se stesse, mentre genitori, suoceri, nonni, zii, che magari qualcuno non vedeva per settimane, improvvisamente diventano bisognosi di assistenza costante. Spesso chi ha veramente un figlio o un caro con vere patologie deve subire un’infinità di visite e continue “revisioni” sullo stato di salute e chi invece firma assegni in bianco ottiene in regalo la famosa 104, anche personale, e per questi è come un diamante: “per sempre”.

Queste sono le contraddizioni della nostra “bella” Italia e in questo la Sicilia e il sud in genere sono veri campioni. La percentuale di precedenze presenti nelle graduatorie del sud Italia lievita in poco tempo, le testate del settore insorgono con titoli eclatanti ma nessuno mette concretamente e celermente fine a questo scempio. Ci sono poi, anche altre soluzioni meno pubblicizzate ma che tolgono comunque i già risicati posti agli insegnanti onesti, quali: organizzazione per tempo di trasferimenti e ritrasferimenti d’ufficio di mariti militari, incarichi nelle pubbliche amministrazioni e nei sindacati, incarichi su posti in strutture carcerarie e ospedaliere dati, per lo più, sottobanco, ecc..

I problemi sono tanti ma altrettanti sono le possibili soluzioni e sicuramente è alquanto pietoso e ridicolo da parte di chi ha contribuito al collasso definitivo del sistema scolastico, limitarsi a ironizzare con battute del tipo: “non possiamo trasferire gli alunni del nord al sud”. Gli alunni ci sono e lo dimostra il fatto che lo scorso anno, nonostante il gran numero di posti dati in deroga sul sostegno, agli insegnanti di ruolo senza specializzazione, (ma con decenni di esperienza sia sul sostegno che su posto comune con bambini H in classe) hanno lavorato anche i docenti della GaE e delle graduatorie di istituto (che comunque avrebbero avuto sempre incarichi e no posto in ruolo). Ma la ministra Fedeli, per l’a. s. 2017/’18 ha deciso di fare pugno fermo proprio con la categoria più beffeggiata, con un conseguente e inevitabile “furto” del diritto allo studio e diritto all’insegnamento in ogni parte d’Italia.

La mia personale conseguenza è che per il 14° anno consecutivo dovrò lasciare “tutto” per andare ad educare, insegnare e trasmettere i miei valori e il mio sapere ai miei cari alunni di Milano, lo stesso, ma attraverso un cellulare dovrò fare con le mie splendide e “adulte” figlie di 8 e 14 anni.
“Dovrò” certo! È il mio lavoro e “ho scelto io” di andare al nord, insieme a tante altre insegnanti che come me sono anche mamme, mogli e figlie. Ma scusate tanto, non possiamo pagare noi, onesti educatori e cittadini, le colpe di chi gestisce la vita delle future generazioni con il solo criterio dell’arricchimento personale, dei numerosi voti che può ricevere e del risparmio assoluto in “tutti” i settori che ruotano attorno al mondo della scuola.

Non lamentiamoci se le cose non cambiano perché siamo noi i primi a cercare le vie più facili, qualcuno ha anche il coraggio di dire: “dopo tutto quello che mi è costato in denaro, ho acquisito il diritto di occupare il posto sotto casa, la colpa è del sistema che ci costringe a chiedere favori”.
No, cari “pseudo educatori” e politici di turno, il sistema è stato creato e continua ad essere alimentato da gente come voi. Tutti noi adulti, qualsiasi sia il lavoro e il ruolo che occupiamo, siamo chiamati a dare esempio, per poter poi insegnare ai nostri ragazzi i valori più alti, quali il rispetto, la lealtà, la legalità e la dignità ormai sempre più lontani dalla vita di ciascuno.

Con tanta amarezza
Carmela Recupero

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