Mobilità. Quanti i posti disponibili a Cosenza per le assegnazioni provvisorie? Lettera

di redazione
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Gruppo Docenti Esiliati Fase B, Cosenza – Siamo in attesa dello scioglimento dell’arcano: quanti i posti disponibili per le Assegnazioni Provvisorie? Quante speranze di restare vicino a casa?
Circolano notizie, numeri, ipotesi sui posti. Telefonate, messaggi, incontri. Posti in deroga sì, posti in deroga no.

Gruppo Docenti Esiliati Fase B, Cosenza – Siamo in attesa dello scioglimento dell’arcano: quanti i posti disponibili per le Assegnazioni Provvisorie? Quante speranze di restare vicino a casa?
Circolano notizie, numeri, ipotesi sui posti. Telefonate, messaggi, incontri. Posti in deroga sì, posti in deroga no.
Vite sospese, fino al 31 agosto, termine ultimo dettato dal Miur per concludere tutte le operazioni.
Intanto esce una circolare del Dirigente ATP di Cosenza in cui si detta il decalogo del buon visitatore presso i loro Uffici. Al punto 9 tra l’altro il divieto di “assembramenti” o di proteste nelle vie antistanti gli uffici (sic!), ma il divieto, stabilito poi dalla questura per le manifestazioni, non deve essere comprovato da motivi di ordine pubblico? E decidere in gruppo di andare a chiedere informazioni sulla situazione che ci vede protagonisti, se non vittime, sembrerà al Dott. Greco un motivo di pericolo? Vedremo.
Dubbi e domande.
Sono ormai due anni che moltissimi docenti vivono l’incubo dell’’immissione in ruolo su altra provincia. Non quella in cui permanevano da svariati anni, lavorando con incarico annuale, bensì una provincia capitata a caso grazie ad un algoritmo che una commissione tecnica di fior di ingegneri ha contestato in parte e per l’altra non ha potuto neanche tentare di dare una spiegazione, visto che ne mancavano i dati basilari.
Il Miur una spiegazione chiara non l’ha data, perché nei fatti non c’è; infatti attraverso voci di corridoio ci giunge notizia dell’ammissione spontanea che “qualche” pasticcio lo hanno combinato. Sì, sulle nostre vite! Per aggiustare il tiro, e dare un contentino, lo scorso anno si inventano il cosiddetto “emendamento Puglisi”, un aggiustamento alla legge che deroga al vincolo triennale per poter richiedere la mobilità: senza colpo ferire l’idea favorisce anche gli immessi nel precedente anno scolastico, i cosiddetti Immobilizzati, ma almeno i posti “in palio” erano il 100%.
Non volendoci più soffermare sulle polemiche, di cui siamo più che stanchi, nell’alveo delle verità presunte di tutti e di ciascuno, cerchiamo di riportare l’attenzione sui fatti.
A settembre 2015 parte un’assunzione divisa per fasi, i docenti di fase B, moltissimi muniti di titolo di specializzazione su sostegno, a prescindere dal loro punteggio e dalle priorità conquistate in graduatoria per merito e senza tener conto dell’eventuale volontà dichiarata di essere assunti su posto comune, vengono assunti su altre province, nella maggior parte dei casi da Roma in su.
L’alternativa paventata alla richiesta di assunzione quale era? Depennati dalla graduatoria prima, emarginati nella graduatoria dopo, in quanto con 36 mesi di supplenza si usciva fuori dai giochi… ce lo diceva l’Europa!
Intanto nel mese di novembre 2015 si procede all’assunzione di fase C, a parte i pochi docenti con decenni di precariato alle spalle, in questa fase si ritrovano assunte centinaia di persone che della scuola avevano solo ricordi, sì dei tempi in cui loro stessi erano alunni. Una magia senza precedenti. Non vincitori di concorso, ma residuati idonei.
La domanda che ci siamo posti e ci poniamo è: perché non assumere in base alla graduatoria, in un’unica fase, senza estromettere chi aveva spesso solo una colpa: il possesso di un titolo in più?
L’Italia del merito…
Risposte non ne abbiamo ricevuto, la domanda però è sempre lì ad attendere…
Quest’anno introducono nuovamente i saldi e concedono per la mobilità il 40% dei posti, accantonando il restante 60% al concorso, ai vincitori direte? Non solo, anche agli idonei, quelli che nel concorso non dovevano neanche esistere, sempre per merito…
Non contenti permane la vecchia regola del vincolo quinquennale sul sostegno, per garantire la continuità. Ma quale? Quella del docente non proprio, visto che può chiedere la mobilità professionale e territoriale. Quella dell’alunno? Neanche per i suddetti motivi e poi perché, almeno nel primo grado il corso di studi è triennale. E vorremmo calcolare, statisticamente, quanti docenti hanno potuto garantire la continuità…pochi, pochissimi. E poi perché il vincolo non vale in modo contrario, cioè dal posto comune al sostegno? Perché forse gli alunni detti “normodotati” hanno minori diritti di continuità? Qui dovremmo concentrarci sul concetto di continuità didattica e sulla sua valenza, se ne ha.
Tra regole nuove e vecchie chi paga le conseguenze sono i docenti deportati e le loro famiglie, anche quest’anno hanno vissuto un’estate infernale tra caldo ed attese. Pensavano che fosse finita l’angoscia estiva con il precariato e invece no, forse è anche peggio. Giocano ancora con la vita di chi, a 40 anni e più, le proprie scelte le aveva fatte, ha messo su famiglia e ha comprato una casa, di cui paga un mutuo magari. E non ci venite a dire che ci lamentiamo e siamo ingrati e che chi vuole lavorare deve accettare le condizioni date, qui nessuno ci ha favoriti, nessuno ci ha regalato nulla. Le nostre immissioni in ruolo erano attese e dovute, dopo carriere ultra decennali di insegnamento, in cui siamo stati “alle regole”, sempre diverse.
Del resto le assunzioni l’Europa le imponeva, o no?
Le GAE erano provinciali, non nazionali. Molti hanno partecipato al concorso, frequentato SSIS, TFA, PAS: cambiando l’acronimo, l’inganno restava comunque. Ogni volta vengono cambiate le carte in tavola, sempre a cose fatte. Questo non è scegliere, questo è essere sottoposti a soprusi continui: che vita è quella vissuta eternamente nell’incertezza e nell’attesa che accada qualcosa contro la nostra volontà? E non parliamo dell’idea “malsana” degli ambiti e della chiamata diretta, che “a regime” colpirà anche molti docenti di ruolo tranquilli, sicuri, stabili sulla loro sedia.
Quest’anno molti dei docenti rimasti in GAE sono stati assunti, urlano soddisfazione per non aver ceduto ai “ricatti” della legge 107, quasi novelli partigiani della Resistenza, ma hanno velocemente dimenticato le loro paure, raccontate con preoccupazione, all’indomani della loro decisione di non partecipare al piano assunzionale del 2015. Siamo di memoria corta in questo paese, da sempre.
Ciò che chiediamo è di tramutare i posti da organico di fatto ad organico di diritto e permettere la mobilità sul 100% dei posti: solo questo ormai resta da fare, per manifestare una consapevole volontà di riportare a casa chi è stato penalizzato, per restituirgli giustizia, perché non si può vivere vittime di un algoritmo, ossia di un procedimento sistematico di calcolo: qui il calcolo è fatto sulla vita di decine di famiglie che aspettano risposte certe e soprattutto dovute.

Gruppo Docenti Esiliati Fase B – Cosenza
Nocito Lara
Adamo Restituta
Amendola Adele
Baldino Giuseppina
Baratta Giovanna
Bellusci Giuseppina Nicoletta
Cerrone Iolanda
Chiarelli Anna Teresa
D’Andrea Saveria
De Bonis Giuseppe
Faggio Francesco
Farace Rosemarie
Iuliano Gerfoglio
Labonia Achiropita
Lanzone Francesco
Licursi Anna
Meringolo Cinzia
Pallone Giuliana
Perrotta Virna
Polillo Roberta
Radicione Angela Maria
Ranieri Rosina
Ruffolo Gabriella
Sacco Elena
Saraceni Alessandro
Scicchitano Fabio
Settembrino Tiziana
Simari Benigno Adriana

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