Mobilità. Quale contributo possono dare alla scuola gli insegnanti ai quali è stato chiesto di rinunciare alla propria famiglia?

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lettera in redazione – Sono un’insegnante di storia dell’arte della scuola secondaria di II grado e sono entrata di ruolo l’anno scorso in fase c nella mia provincia, Genova.

Quest’anno sono stata trasferita in Sardegna, sebbene non avessi scelto, nei 100 ambiti di preferenza, questa regione.

Avendo pochi punti (in 10 anni di insegnamento ho lavorato per lo più nella scuola paritaria, non essendoci possibilità di fare supplenza su questa classe di concorso) non mi aspettavo di restare nella mia provincia, ma mai avrei immaginato di venire trasferita in Sardegna, dal momento che, per gli evidenti problemi logistici, si sapeva che le isole sarebbero state le ultime ad essere assegnate secondo il cosiddetto principio di vicinorietà. In più, oltre il danno, la beffa: la scuola dell’ambito a cui sono stata assegnata non ha domandato un posto di potenziamento di arte, quindi la mia presenza qui è assolutamente superflua.

Considerando poi che colleghe della Sardegna sono finite in Piemonte vorrei che qualcuno mi spiegasse con quale criterio il “signor Algoritmo” ha assegnato i posti…. mi domando perché non abbia potuto accogliere una delle mie 100 preferenze visto che il posto che mi è stato assegnato qui non è stato richiesto e che comunque ce n’erano di più vicini alla mia regione; in più non capisco perché non si rendano possibili gli scambi di cattedra, che permetterebbero di porre in parte rimedio a questo scempio.

È così che si considerano gli insegnanti risorse preziose? Destabilizzandoli a 40 anni? Quale positivo contributo può dare un’insegnante a cui viene chiesto di rinunciare alla propria famiglia per mantenersi il lavoro?

grazie

Emanuela Spada

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