Mobilità, precedenza legge 104 senza distinzione nel rapporto di parentela con l’assistito. Sentenza

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Storica decisione della Corte di appello di Firenze sul riconoscimento della precedenza per l’assistenza al familiare disabile.

Con la pronuncia n. 521/2020, pubblicata il giorno 8.10.2020, consigliere relatrice dott.ssa Elisabetta Tarquini, è stato riconosciuto il diritto di un docente, assistito dagli avvocati Marco Lo Giudice e Luigi Serino, al pieno riconoscimento della precedenza nell’ambito della procedura di mobilità territoriale.

La decisione adottata si è fondata sull’interpretazione delle norme di riferimento (art. 33 l. 104/1992 e 601 d.lgs n. 297/1994) alla luce del diritto dell’Unione europea che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.

Applicando la Direttiva 2000/74 (così come interpretata dalle sentenze Chacon Navas e Coleman della Corte del Lussemburgo) la sentenza citata ha individuato, e implementato a livello interno, la nozione autonoma di “handicap” propria del diritto dell’Unione europea. Seguendo l’art. 5 di tale direttiva «il datore di lavoro prende i provvedimenti appropriati, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, per consentire ai disabili di accedere ad un lavoro, di svolgerlo o di avere una promozione o perché possano ricevere una formazione, a meno che tali provvedimenti richiedano da parte del datore di lavoro un onere finanziario sproporzionato».

In forza di tale dato normativo sovranazionale la Corte toscana ha ritenuto esistente un “obbligo” del datore di lavoro pubblico di adattare nei limiti di uno “sforzo non sproporzionato” la propria organizzazione al fine di consentire al lavoratore disabile, nonché a chi lo assista, di svolgere la propria prestazione lavorativa in condizione di effettiva parità con i soggetti non portatori del fattore protetto.

Ciò presupposto è stato scolpito a chiare lettere che l’inciso “ove possibile” di cui alla legge n. 104/1992 «deve necessariamente leggersi, anche in via di interpretazione conforme, come coincidente con la nozione di “onere sproporzionato” di cui alla direttiva».

Altrettanto innovativo il principio secondo cui l’amministrazione scolastica non possa operare alcuna “distinzione” quanto alla relazione familiare con l’assistito, rispetto ad altri candidati che non siano portatori del fattore di protezione. Nella specie il ricorrente aveva agito per ottenere il riconoscimento della priorità in fase di mobilità, perché “caregiver” del proprio zio convivente.

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