Mobilità, Nastrini Rossi: trasformare cattedre di fatto in diritto per garantire rientro docenti assunti 107/2015

di redazione
ipsef

item-thumbnail

comunicato Nastrini Rossi – A bocce ferme, la Buona scuola continua a non essere propriamente buona: dalle assegnazioni provvisorie  in ritardo e non sufficienti per tutti, ai rientri mancati dei colleghi di ruolo rei del solo fatto di non poter avere il titolo del sostegno. Ma le conseguenze dell’ennesimo caos sono da ricercare anche altrove.

Illuminante il curioso caso della Puglia che ha permesso l’assunzione di oltre 2 mila docenti da ripartire tra insegnanti presenti nelle gae, le graduatorie ad esaurimento, e le gm, graduatorie dei concorsi. Molte graduatorie ad esaurimento sono state de facto esaurite.  A sedere in cattedra anche colleghi divenuti di ruolo senza neppure un anno di esperienza da precario… mentre colleghi di ruolo e con anni di esperienza da precari continuano a fare funzionare le scuole del nord. E allora l’amaro in bocca resta proprio per quei professionisti che già dal 2015, affidandosi allo Stato, sono stati catapultati nelle scuole del nord a causa di un algoritmo  poco chiaro le cui conseguenze si sono fatte sentire non soltanto tra i docenti del sud e le loro famiglie, ma anche nella scuola del territorio e nell’economia del Mezzogiorno impoverite dalla riforma.

I prof della 107 sono infatti il corto circuito della riforma ed ora più che mai è urgente e doveroso un cambio di rotta che garantisca a chi è di ruolo di rientrare nelle propria regione, perché le cattedre ci sono, basta superare quell’assurda trovata politica che è la differenza semantica tra organico di fatto e organico di diritto.

Alla stessa regione Puglia, dopo l’approvazione all’unanimità più di un anno fa della Mozione la Buona scuola, è stato chiesto a giugno un ulteriore sforzo di tutela della “manovalanza intellettuale” dispersa al nord con l’attivazione dei “diritti a scuola”, entro il primo settembre. Con questa strategia molte centinaia di insegnanti costretti al nord sarebbero rientrati anche se per un anno scolastico.

Purtroppo ciò non è avvenuto con  la conseguente emorragia di insegnanti e di redditi. Ancora una volta tutte le regioni del mezzogiorno continueranno a subire, senza però troppo agire.

Pertanto anche per il prossimo anno scolastico, gli alunni e studenti del sud resteranno senza i loro insegnanti più titolati. Un’ingiustizia che continua ad avere il sapore di una questione meridionale mai risolta in cui questa volta si sacrificano le donne professioniste di età media di quasi 50  anni. Il problema ha però delle soluzioni: le regioni del Sud devono rimboccarsi le maniche perché da subito vanno create le opportunità di tutela e rientro dei docenti della 107 in rete con il Miur e gli uffici scolastici regionali del Sud perché le soluzioni sono possibili, a cominciare dall’eliminazione delle classi pollaio, al recupero dei ragazzi potenzialmente a rischio devianza ed abbandono, a più tempo scuola, all’eliminazione della delega 378 sul sostegno alla completa trasformazione delle cattedre annuali di sostegno e non in posti per i docenti in attesa di riabbracciare i propri cari  e molto altro, al fine di garantire parità di diritti anche di chi appartiene al Mezzogiorno d’Italia.

Nastrini rossi

Puglia

Calabria,

Campania,

Sicilia

Versione stampabile
Argomenti:
anief
soloformazione