Mobilità, Nastrini Rossi: solo il 30% di noi ritornerà al Sud. Nuova questione meridionale

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comunicato Nastrini Rossi – Mancano docenti da sud a nord. Le famiglie costituite dalle sole coppie non vanno divise. I figli devono crescere con entrambi i genitori. I genitori anziani hanno diritto ad essere accuditi dai propri figli. Gli studenti hanno bisogno di docenti sereni a scuola.

I redditi del Mezzogiorno vanno investiti nel Mezzogiorno. I cervelli del meridione devono arricchire il sud. Gli alunni sono tutti uguali da nord a sud. Le pari opportunità valgono per tutti. Le assegnazioni provvisorie fanno risparmiare lo Stato perché permettono ai docenti a tempo indeterminato di avvicinarsi ai propri affetti. I docenti sono lavoratori, genitori, figli, compagni e coniugi. Con diritti alla pari di tutti. I diritti sono di tutti. E valgono per tutti. L’Italia è una e indivisibile.

Ovvietà? Non proprio. Ci sentiamo costretti ad intervenire ancora su chi continua a speculare sulla scuola. Noi docenti dei nastrini rossi siamo ben consapevoli che, nonostante le cattedre al sud ci siano, solo un trenta percento di noi , circa 7 mila e 500, su oltre 25mila professori deportati dal sud al nord, potrà svegliarsi da questo incubo chiamato piano straordinario “la Buona Scuola”. Solo il 30percento. Mentre gli altri 17mila e 500 resteranno deportati al nord. E questa volta, a detta di qualcuno che ci governa, irrazionalmente senza la possibilità di avvicinamento a casa, nonostante le opportunità lavorative vi siano tutte e ancora oggi  molti dirigenti, anche del meridione, sono in cerca di insegnanti e in classe lavorano docenti senza abilitazione e titolo di sostegno. Non è bastato umiliare noi docenti della riforma lo scorso anno, con i commi vessatori della L.107 e con il discutibile contratto di mobilità 2016, che ci hanno resi più precari di prima anche se con contratti stabilizzati.

Si continua a calcare la strada della mattanza sociale con noi professori, da sempre precari e per la quasi totalità donne di 45 anni, cui oggi lo Stato chiede di scegliere tra famiglia e professione.

È il momento di guardare oltre le ombre demagogiche e dirigersi verso il raggio di luce oltre la caverna: lasciarci con il vincolo, o limitare le assegnazioni provvisorie ad alcune categorie, causerà problemi seri non solo al sud, ma anche al nord. I tribunali cominciano a darci ragione e lo Stato, che dovrebbe garantirci perché docenti  a tempo indeterminato,  oggi si comporta da nostro carnefice annientando non solo la professionalità docente, ma anche quella voglia di riscatto e progresso del sud. Trascinarci al nord causerà l’innescarsi di una nuova questione meridionale che i cittadini del mezzogiorno non dimenticheranno con troppa facilità. La nuova contrattazione tra Miur, il ministero dell’istruzione, e sindacati, deve essere un momento di sintesi, di ragionevolezza e buonsenso per tutti. Nonostante le aperture da parte di chi rappresenta il Miur e alcuni sindacati ci siano tutte. Ma è evidente che non basta. Per noi che ormai incarniamo, coi nostri nastrini rossi ai polsi, non solo la lotta dei docenti, ma il riscatto delle genti del sud.

Coordinamento Nazionale
Nastrini Rossi Docenti

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