Mobilità. Nastrini Rossi, basta iniquità, dignità per i docenti e la scuola del sud

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Nastrini Rossi – Non faremo la fine degli esodati della Fornero dimenticati dallo Stato. Non lo permetteremo. Noi chiediamo equità, giustizia e parità di diritti. Noi siamo i docenti che solo due anni fa si sono affidati allo Stato ben consci che con il piano assunzionale straordinario sarebbe passato l’ultimo treno per il ruolo per noi.

Siamo in 25mila e solo in Puglia 3mila e 200. Tutti docenti del Sud per la gran parte donne di 45 anni che nel mezzo delle proprie carriere lavorative sono stati spostati coattivamente in ambiti scolastici del nord Italia. La nostra deportazione cominciata la scorsa estate è la dimostrazione che siamo tanti e tutti del Sud.

Chiediamo di essere sostenuti dai sindacati che hanno fortemente caldeggiato nell’estate del 2015 l’adesione al piano straordinario. Chiediamo a chi ci governa di ripristinare la ragionevolezza con i nostri rientri a casa prima di qualsiasi altra scelta nella scuola è un manovra praticamente a costo zero.

Oggi ci ritroviamo in piazza in rete la Puglia a Bari sotto il porticato della regione con altre tre città meridionali perché il ruolo per noi è diventato un incubo che ha reso le nostre vite precarie, lontani dai nostri affetti e più poveri di prima che eravamo docenti a tempo determinato La nostra protesta continua perché non è tollerabile che al sud manchino docenti, tanto che le graduatorie sono praticamente tutte esaurite e in cattedra, per insegnare agli alunni con disabilità si chiamino docenti che non hanno neppure l’abilitazione al semplice insegnamento non è tollerabile che in Puglia stiano partendo i “diritti a scuola”, progetti per l’inclusione e la lotta all’abbandono e dispersione e si abbia difficoltà di reclutamento (le fonti ufficiali sono i siti web degli usr e usp). Non è tollerabile tutto ciò perché migliaia di nostri colleghi continuano ad insegnare praticamente gratis poichè con lo stipendio da docente di 1300euro al mese non si può mantenere la famiglia al Sud e fare fronte alle spese di affitti e utenze delle case al Nord, o costringere a seguito della mobilità al nord a casa all’aspettativa non retribuita migliaia di noi, mentre qui al Sud non si sa più dove recuperare docenti.

La vicenda dei docenti deportati dalla Riforma rischia di diventare la nuova vergogna Italiana se già da domani non sarà discusso un serio ed efficace piano di rientro per noi. Siamo lavoratori della scuola come tutti e non tollereremo alcuna disparità di trattamento, nessun doppio canale giuridico: la Riforma ci ha divisi, i nastrini rossi ci hanno uniti. Il sud dopo secoli continua ad essere penalizzato a discapito del nord. Un sud depauperato di redditi, donne professioniste e di futuro, perché strappare gli insegnanti dalla propria terra vuol dire condannare alla desertificazione morale, culturale ed economica il Mezzogiorno.

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