Mobilità. Nastrini Rossi: al meridione i posti ci sono, anche se non sono stati ancora stabilizzati

di redazione
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Da più giorni ormai è in atto una campagna mediatica su quotidiani locali e nazionali e in trasmissioni televisive volta a screditare in modo particolare gli insegnanti assunti in virtù della L. 107/15 e di conseguenza chiunque voglia tutelare e difendere la loro posizione nonché le loro scelte.

Si stanno utilizzando casi singoli ed isolati per generalizzare: le generalizzazioni portano sempre ad un facile ribaltamento delle realtà.
Non è accettabile, dal nostro punto di vista, gettare fango su un’intera categoria, mistificando lo stato delle cose, raccontando parti minime di una realtà complessa, mai univoca e di cui noi da tanto stiamo denunciando le storture. Questa realtà è la realtà della nostra scuola oggi, dopo anni, anni e anni di politiche che hanno mortificato il ruolo che la nostra Costituzione ed il processo di democratizzazione scolastico degli anni ‘70 le aveva assegnato.
Molti di noi credono ancora nel valore di una comunità scolastica educante, in cui non è certo il singolo docente a fare la differenza, né il singolo dirigente, ma tutte le parti che la compongono capaci di lavorare davvero in sinergia per far crescere i figli di tutti, cittadini consapevoli di domani, donne e uomini capaci di pensare con le loro teste.
Per questo non restiamo in silenzio neppure questa volta. E sappiamo come questo possa essere ritenuto scomodo.
Lo siamo stati sin dall’inizio scomodi: dovevamo essere i più contenti di tutti. E invece abbiamo iniziato a dire la nostra, a unirci in un movimento a coordinarci e a discutere tra noi. Siamo abituati a chi ci pone domande quali “Ma come avete vinto una cattedra e non siete contenti?”. “Ma come vi viene in mente di protestare pure? Cosa sta succedendo agli insegnanti, categoria privilegiata e silente da anni, si ribella?”. “Cosa volete fare, danneggiare la scuola facendovi legittimare una scandalosa transumanza verso il sud? E la continuità didattica?”. Abbiamo già motivato abbondantemente le ragioni che ci muovono, ma non ci stancheremo mai di farlo.
Prima di “vincere” una cattedra, per anni anche noi abbiamo vissuto il precariato: siamo stati licenziati a Natale, a Pasqua, durante i ponti a prescindere dal rientro dei titolari o meno. E questo perché lo Stato doveva risparmiare. Da sempre è così. Da sempre la continuità didattica è un problema. Abbiamo già detto quanto l’idea che i posti siano solo al nord non sia corretta. Si rende necessario ribadirlo e lo facciamo nuovamente con un dato Istat: gli studenti in totale tra i tre ordini di scuola nelle Regioni dei Nastrini Rossi (Puglia, Campania, Sicilia, Basilicata, Calabria e Abruzzo) sono 2 milioni 438mila. E quelli della Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Liguria messi insieme? 2 milioni 793 mila. Uno scarto di 350mila studenti, tra l’altro in un totale di popolazione che nelle regioni del nord citate complessivamente supera gli 8 milioni rispetto alle nostre, che da solo basta a sfatare il mito degli alunni da deportare al sud. Oppure sulla questione del numero di studenti per classe vogliamo confrontare due realtà comparabili quali Emilia Romagna e Puglia per vedere come il rapporto si attesti su numeri molto simili (20 studenti per classe nella scuola primaria e 22 nella secondaria di secondo grado in entrambe le regioni) per sfatare l’altro mito che vede enormi differenze tra nord e sud in un paese in cui a fare le differenze sono state semmai scelte politiche inique.
Nelle regioni del meridione i posti ci sono, l’unica differenza rispetto a quelli del nord che vorrebbero farci per forza occupare, è che non sono ancora stati stabilizzati. Ma sono sempre posti e noi da sempre li abbiamo occupati fino al momento della messa in atto della assunzione straordinaria. Al Sud siamo vittime di politiche fatte di tagli e privazioni: come si può annualmente continuare a chiedere più cattedre al meridione e mandare noi docenti di ruolo al Nord? E’ evidente che qualcosa non torni a chiunque abbia la voglia di guardare le cose un minimo più in profondità.
Il problema è ancora questo dunque: fare cassa, risparmiare. Sulla pelle di chi ? Degli studenti, certo, e dunque della comunità educante.
Non abbiamo paura di chi vuole screditare la nostra voce: vogliamo dire come stanno le cose, vogliamo dire che non vanno bene e continueremo a farlo.
Da troppo tempo il ruolo dell’insegnante è mortificato in Italia, a livello politico e sociale: l’assunzione straordinaria della L.107, voluta per sanare la pratica degli abusi di contratti a termine di cui lo Stato Italiano si è reso per decenni responsabile, unita alla mobilità forzata che ne è seguita, ha inferto un colpo ad una categoria evidentemente debole a causa delle reiterate politiche di divisione che ormai la caratterizzano da anni. E’ stata scardinata l’eguaglianza giuridica del corpo docente e crediamo si debba riflettere sui diritti negati piuttosto che su presunti arroccamenti in difesa di privilegi inesistenti. La ricerca spasmodica dei furbetti tra gli insegnanti non crediamo potrà essere proficua e soprattutto non crediamo possa arrecare alcun miglioramento di nessuna natura alla nostra scuola, che, ripetiamo, noi amiamo. Ci rivolgiamo a tutte le colleghe ed i colleghi per invitarli ad unirsi a noi nel dire che le responsabilità del cattivo funzionamento di una riforma e non solo non vanno ricercate in qualche collega che, se pur si volesse ammettere abbia abusato di un diritto, non può certo macchiare un’intera categoria di lavoratori onesti, i quali da anni non hanno visto crescere di un centesimo il loro stipendio, ma che con passione ogni giorno entrano nelle classi delle scuole italiane e continuano a credere. A credere nel valore fondante della cultura, del pensiero libero e del ruolo fondamentale che sono chiamati a svolgere. A tutti quelli che ci vedono depositari di chissà quali privilegi atti a conservare un posto fisso con le unghie e con i denti, consigliamo di venire a farci visita nelle nostre scuole. Per vedere direttamente di cosa e di chi stanno parlando oltre che per capire perché dopo anni e anni di precariato e di sacrifici che ancora oggi con il ruolo ci vengono chiesti, continuiamo a voler fare il nostro lavoro, continuiamo a voler gioire nel vedere anche i più piccoli progressi degli studenti che ci vengono affidati, mentre loro crescono e si affacciano alla vita.

Coordinamento Nazionale
Nastrini Rossi Docenti

Francesca Marsico Puglia
Francesca Carusi Abruzzo
Anna Chianese Campania
Brigida Giurintano Sicilia
Magda Dalessandri Basilicata
Rosita Ceraldi Calabria

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