Mobilità. Lettera aperta all’On. Malpezzi dai Nastrini Liberi Uniti

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Inviata da Silvana Pedicino da Napoli per i Nastrini Liberi Uniti – Cara Onorevole Malpezzi, quando abbiamo scelto se firmare o meno il piano straordinario delle immissioni in ruolo, tutti abbiamo fatto un’assunzione di responsabilità.

Noi sapevamo che sarebbe stato su base nazionale ma con criteri trasparenti, giusti e stabiliti in base al punteggio e la viciniorietà. Avremmo avuto il potenziamento che avrebbe contribuito a porre fine alla “supplentite”. I precari rimasti nelle GAE sapevano che avrebbero dovuto aspettare SOLO le assunzioni, come ogni anno, quelle solite, quelle attese da sempre anche da noi, date con il contagocce. Non avrebbero potuto più sperare negli incarichi perché la legge poneva e PONE il divieto di reiterare il superamento del tetto dei 36 mesi, come da ingiunzione europea.

Nel frattempo, secondo quanto previsto nel comma 108 della Legge 107/15 i docenti neoimmessi in ruolo maturavano il diritto a partecipare al piano straordinario di mobilità presentando la domanda di trasferimento interprovinciale. Infatti la legge 107 prevedeva e prevede una deroga al vincolo di permanenza triennale nella provincia di immissione in ruolo ordinariamente previsto dalla legge 128/13. Nell’aprile dell’anno dopo, con l’O.M. 241, furono stabilite le fasi, e deciso, che gli ante legem, anche quelli assunti solamente nel 2014, con una manciata di punti, e gli IDONEI, non i vincitori, del concorso 2012 avrebbero avuto, TUTTI, la precedenza su di noi, benché beneficiari sia della deroga al vincolo triennale, sia della titolarità su scuola invece che su ambito, creando un’ulteriore disparità di trattamento.

Vorrei ricordarle che noi siamo i docenti che per vent’anni e più hanno lavorato alle dipendenze dello Stato, anche se a tempo determinato; siamo i docenti che si sono formati sul territorio e che hanno un’età media compresa tra i 40 e i 63anni. Siamo i docenti che erano in GAE grazie al servizio, ai titoli e alle abilitazioni ottenute con concorsi PROVINCIALI, e non con un diplomino rispolverato last minute. Siamo i docenti idonei a uno, due, tre e anche cinque concorsi, inseriti più e più volte nelle graduatorie di merito e che non hanno mai avuto precedenza nelle assunzioni per questo. Ci aspettiamo che il governo tuteli i propri dipendenti, anche alla luce dell’ammissione degli errori dell’algoritmo, infatti tanti insegnanti tornano a casa grazie alle sentenze in loro favore. Chieda ai nostri Dirigenti scolastici, ai nostri colleghi, ai genitori, ai nostri alunni, specialmente i più bisognosi, se preferiscono vederci partire o continuare il nostro lavoro con loro e per loro.

Noi ci aspettiamo che il governo tuteli prima di tutto chi ha aderito alla legge 107 e non chi non vi ha creduto e l’ha contestata e rifiutata ed ora avanza pretese. Ricordiamo che le immissioni in ruolo si fanno sull’organico di diritto mentre le assegnazioni provvisorie su quello di fatto che conta numeri enormi al sud e sono a costo zero. Noi non togliamo il posto a nessuno con le assegnazioni provvisorie che, sebbene non risolvano il problema, rappresentano una boccata di ossigeno per noi, per le nostre famiglie e per i nostri alunni. Vorrei che il governo riconoscesse che restare nella propria provincia non ci è dovuto per i nostri figli, per i nostri mariti o mogli, per i nostri genitori, per i nostri alunni, per le nostre difficoltà economiche, che pure sono ottimi motivi, ma soprattutto perché lo meritiamo, per una questione di giustizia, per i nostri punteggi, per i nostri anni di servizio alle dipendenze dello Stato, per i nostri titoli. Noi siamo radicati profondamente nel nostro territorio, abbiamo lavorato per anni e, molti di noi, lavorano tuttora nelle stesse scuole per cui vorremmo garantire sì la continuità, ma ai nostri alunni. Perché partire per un anno, per poi ritornare o spostarci ancora in giro per l’Italia?

L’anno prossimo, estinto il vincolo triennale, tutti faremo domanda di trasferimento in altre sedi e non sarà garantita nessuna continuità agli alunni del nord. Lei cara Onorevole, a capo del dipartimento scuola, insegnante per tanti anni, donna di sinistra e democratica può capire bene le nostre istanze. Basterebbe poco per recuperare credibilità da parte dei docenti che non dimenticano. Accordarci le assegnazioni su tutti i posti in deroga non è segno di debolezza, come molti dicono, ma di equità. Tutelare i propri dipendenti, garantire loro tranquillità, serenità e dignità è segno di intelligenza e lungimiranza. Siamo consapevoli delle criticità innumerevoli del mondo della scuola, delle, altrettanto innumerevoli, istanze legittime dei vincitori dell’ultimo concorso, proprio per questo ci aspettiamo dal governo un impegno: un piano di rientro straordinario per noi, firmatari della 107, a partire dal prossimo anno attraverso l’ampliamento dell’offerta formativa per il sud, così come già c’è al centro e al nord, con l’introduzione del tempo pieno e la riduzione del numero degli alunni nelle “classi pollaio”; trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto su tutti i posti di sostegno, visto che il numero dei diversamente abili cresce ogni anno e le graduatorie di sostegno al sud sono esaurite, tanto è vero che ogni anno vi lavora personale non specializzato.

Non riusciamo a capire questa disparità tra scuole del sud e del nord, tra i diritti degli alunni del sud e del nord, specialmente degli alunni diversamente abili. Anche noi paghiamo le tasse perché al sud non vengono finanziati ed attuati gli stessi piani di investimento? Noi non siamo in conflitto con i nostri colleghi delle GAE o delle GM, non è una gara a chi arriva primo. Tutti dobbiamo far valere i nostri diritti. I nostri sono stati lesi sia da un algoritmo che non ha tenuto conto delle innumerevoli variabili tra cui il punteggio più alto in simbiosi con il principio di viciniorietà, sia dalla precedenza data agli assunti ante legem e agli idonei del concorso 2012, a cui riconosciamo il diritto all’assunzione ma non alla precedenza: dovevano essere inseriti in coda o al limite a pettine. Noi non chiediamo il ritorno a discapito degli altri, suggeriamo soluzioni a salvaguardia di tutti. La competizione non è una nostra invenzione né una nostra intenzione. Sono sicura che in futuro i prossimi concorsi, banditi esclusivamente per le scuole del nord, incontreranno tanti giovani desiderosi di formarsi una famiglia ed un futuro in quelle città.

Gradiremo però che si prendessero delle decisioni prima delle elezioni proprio per ricevere un segno tangibile di un serio e reale interessamento da parte del governo, siamo abbastanza stanchi di parole e promesse. La saluto con la speranza in una sua riflessione sul punto di vista di una docente “esodata” sessantenne, di sostegno, con 168 punti, che ama appassionatamente il proprio lavoro e il proprio territorio, così difficile ma così splendido.

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