Mobilità. I nastrini rossi chiedono giustizia per il sud

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In questi mesi noi docenti del sud siamo coinvolti in una mobilità che ci vede costretti a lasciare la nostra terra per occupare i posti di lavoro assegnati nelle province del nord.

 Siamo stati duramente criticati perché abbiamo usato il termine “deportati”, considerato offensivo nei confronti di chi ha subito delle vere deportazioni. Ma questo termine, usato in senso iperbolico, rappresenta lo stato d’animo con cui affrontiamo la separazione dalla nostra terra e, soprattutto, dai nostri affetti, poiché ci viene imposto di lasciare a casa figli e genitori anziani.

Siamo passati da una precarietà lavorativa che ci consentiva di fare comunque progetti di vita ad una stabilità che quei progetti li ha disintegrati. Un sacrificio necessario, ci viene detto, perché i posti di lavoro al sud non ci sono e le nostre “pretese” di restare nelle nostre province o regioni sono ingiustificate. Sarebbe giusto se davvero i posti al sud non ci fossero e, in tal caso, accetteremmo di buon grado il trasferimento imposto.  Ma noi riteniamo che questa sia una verità di parte. I posti al sud ci sono.

Sono gli stessi su cui abbiamo lavorato in tutti questi anni. Lo dimostrano i dati sull’organico di fatto, che rappresentano i posti reali a differenza di quelli dell’organico di diritto, sui quali sono state fatte le assunzioni. Solo in Puglia, ad esempio, quest’anno sono stati assegnati più di 3000 posti sul sostegno e circa 1000 su altre classi di concorso. Posti reali, a differenza del numero di posti concessi nell’organico di diritto, che risponde a questioni di natura economica e non è adeguato alle reali esigenze della scuola e degli studenti. Sono questi i posti che noi rivendichiamo e sui quali vogliamo lavorare, come abbiamo sempre fatto quando eravamo precari.

Inoltre ci chiediamo per quale motivo si dica che non ci sono posti al sud ed al contempo venga bandito un concorso che regala posti nelle nostre province, che avrebbero consentito a molti di noi di non partire. E questi stessi posti, vengono anche dati ai nuovi assunti da quelle graduatorie in cui noi eravamo e che, nella fatidica estate del 2015, sembrava non dovessero più garantire la possibilità di una immissione in ruolo, almeno in tempi brevi. Noi non rinneghiamo il ruolo ottenuto, ma, a volte, presi dallo sconforto, ci chiediamo se abbiamo fatto davvero la cosa giusta a produrre quella domanda di assunzione, se ora ci vediamo scavalcati anche da chi quel ruolo lo ha rifiutato. Vogliamo ancora credere di aver fatto la cosa giusta.

Chiediamo risposte al governo sul nostro futuro, ma anche sul futuro della nostra terra, che in questi anni registra tassi di dispersione scolastica allarmanti.

Per contrastare questo preoccupante fenomeno è necessario una giusta ed equilibrata distribuzione di risorse che al momento risulta fortemente sbilanciato a sfavore del sud. Un dato documentato e verificabile, riguarda l’attribuzione del “tempo pieno”: secondo i dati forniti dal Ministero, il tempo pieno viene concesso quasi esclusivamente al nord. In Lombardia, ad esempio, le classi che ne usufruiscono sono il 48%, nel Lazio, il 52,8%, contro il 15,8% della Puglia ed il 7,2% della Sicilia. Confrontando i dati delle singole province, i numeri sono ancora più allarmanti: a Milano si arriva al 90,4% contro il 4,5% rilevato a Palermo.

Un altro grave problema che investe la scuola nelle regioni del sud riguarda il fenomeno delle “classi pollaio”, un’immagine evocativa che rende bene l’idea di quello che dovrebbe descrivere. Nonostante esse siano fuorilegge rappresentano, nel meridione, non una eccezione ma la regola e le numerose richieste di sdoppiamento delle classi provenienti da migliaia di scuole meridionali restano disattese. La situazione è ancora più drammatica nelle classi frequentate da alunni con disabilità, per le quali la normativa prevede che non possano superare i 20 studenti, vincolo che le scuole di tutto il Meridione attualmente non rispettano.
La Scuola, per essere davvero una Buona Scuola deve ripartire dal meridione, al quale servono risposte concrete, nuove risorse, economiche ed umane.
Nastrini rossi

dott.ssa Francesca Marsico

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