Mobilità: gli errori dell’algoritmo sono più del doppio rispetto a quello che dice il Miur. Lettera

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Tuttavia, qui non entreremo nel merito della Riforma e ci limiteremo ad analizzare i meccanismi di quella che sembra la pagina più brutta della storia del Ministero dell’Istruzione: una situazione che si tenta in tutti i modi di insabbiare non dandone assoluta risonanza nei media nazionali o nelle TV locali.

In effetti, se uscisse fuori dal mondo della scuola la pessima gestione della mobilità da parte di questo Governo, qualcuno potrebbe perfino cambiare idea e votare “NO” al referendum costituzionale, solo per evitare una cattiva gestione del cambiamento, non per discuterne il merito.

La fortuna dei nostri amministratori è indubbiamente il pregiudizio che il giornalista medio è riuscito a costruire sul docente italiano: se fossimo stati calciatori, tutto sarebbe stato più facile.

Da parte mia e dei miei colleghi, erroneamente inviati “altrove” e purtroppo appesi alla speranza vomitata da qualche avvocato, occorre ringraziare in primis quegli ormai pochi sindacati e sindacalisti che tentano di tenere accesi i riflettori sugli errori fatti dal MIUR, anche se è opportuno sottolineare come sia i dati che le azioni messe in moto non siano davvero incisive.

Infatti, al di là dei trasferimenti fatti per giusta causa (basso punteggio=maggiore distanza da casa), la percentuale degli errori prospettati dalla UIL è meno della metà di quella reale.

Diciamo che 5000 su 30000 sono state le istanze di conciliazione presentate al MIUR. Ipotizzando gli errori alle superiori, la percentuale non cambierebbe, ma la verità è che nei conti mancano due categorie di docenti: altri 5000 su 30000 infatti sono quelli che, vedendosi per “colpo di fortuna” inseriti con basso punteggio in una provincia più vicina alla dovuta (se non nella propria), di certo non andranno ad auto denunciarsi.

Audentes fortuna iuvat e nessuno si permette di dire che amici e colleghi che, come noi, hanno osato firmare la 107 non debbano godere del bacio della buona sorte. Appare quanto meno strano, invece, che il MIUR abbia tanto insistito per non spostare i coraggiosi fortunati ed abbia deciso di conciliare sui pochi posti restanti, facendo balenare nelle teste dei malpensanti (non sono uno di quelli, ma sto raccogliendo varie linee filosofiche sull’argomento) cattivi pensieri su raccomandazioni andate a buon fine o chissà cos’altro. Si deve pure aggiungere, a questo proposito, che gli errori sulla mobilità ci sono stati tutti gli anni, ma fino all’anno scorso i Provveditori ripristinavano a mano il diritto del docente, mettendo in soprannumero chi avesse minor punteggio (quest’anno, a maggior ragione, si poteva mettere in soprannumero su ambito e non su provincia).

La seconda categoria di vittima di errore è la migliore e, si badi bene, non si tratta di qualche caso, ma si potrebbe parlare di numeri a tripla o a quadrupla cifra. Stiamo parlando di quei docenti che, rientrando in ambiti già di proprio gradimento, magari nel terzo o nel quarto, non sono andati a spulciare le graduatorie e i punteggi dei colleghi. Questi insegnanti esistono, ne ho già conosciuti un paio, ed hanno volutamente ignorato la possibilità di ottenere qualcosa di meglio, poiché psicologicamente soddisfatti del posto ricevuto, o stanchi di stare dietro alle varie sottofasi delle fasi, dopo più di un anno di tensioni.

A conclusione, gli errori non sono meno del 34% degli spostamenti.

Un altro piccolo appunto sulla pur meritoria richiesta di accesso agli atti della GILDA. Quando vi fu l’annuncio da parte del sindacato, che avrebbe avuto accesso all'”algoritmo”, il primo pensiero fu: vuoi che un Ministero non abbia sistemato in fieri un programma per l’incasellamento delle domande di mobilità, dopo essersi reso conto dei primi errori? Vuoi che il MIUR non riesca a provare l’assenza di errori consegnando un “algoritttmo” preciso in tutti i suoi codici?

Alla lettura del memorandum ottenuto dalla GILDA, ho visualizzato una gara di bagarozzi da competizione.

Gaetano Conte

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