Mobilità e conciliazioni imposte dal Miur: maestre costrette a rinunciare alla cattedra

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Partigiani della Scuola Pubblica – Le centinaia di conciliazioni andate male, perché si è proposto a docenti del sud a cui il MIUR aveva già riconosciuto di aver assegnato l’ambito settentrionale per errore,  un ambito comunque a nord, sono state un’altra delle miriadi di iniquità della mobilità coatta dell’anno scolastico 2016/17.

Infatti, per semplificare le infinite fasi di questa procedura straordinaria, che si susseguono necessariamente con una propedeuticità senza adeguata tempistica, d’accordo con i sindacati, il MIUR, invece di ributtare per aria gli esiti dei trasferimenti (che si sono conosciuti solo ad agosto!!) ha introdotto, credendo di semplificare, un’ulteriore fase in questo caos selvaggio : le conciliazioni.

Si è rivelato un errore anche dei sindacati accordarsi su una simile procedura, visto che i posti assegnati ai trasferiti avevano già verosimilmente  coperto tutto il fabbisogno del sud i cui ambiti erano stati posti nella domanda degli interessati come prima preferenza.

Adesso, insegnanti  vittime di errori riconosciuti dallo stesso MIUR hanno perso il diritto ad ottenere giustizia, perché a chi era stato assegnato all’ambito di Milano è stato proposto, ad esempio, quello di Bologna, a chi era stato assegnato Firenze è stato proposto Pavia e via discorrendo: soluzioni che non risolvono ma complicano la situazione dei “conciliati”.

Ovviamente poiché i posti già assegnati non sono stati nuovamente messi in discussione, in assenza di altri posti al sud, i “conciliati”, meridionali con figli disabili, ora rischiano di doversi licenziare per impossibilità a dare seguito alle condizioni  assurde imposte loro da viale Trastevere.

È questo il caso di una cinquantina di maestre assegnate alle scuole elementari di Pavia, che, per figli disabili, non possono rimanere fuori sede. 

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