Mobilità docenti: servizio scuole paritarie continuerà a non valere, ma i giudici lo attribuiscono

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La ormai probabile proroga del contratto mobilità del personale docente, ATA ed educativo per l’a.s. 2017/18 al successivo, esclude che si possano apportare modifiche sostanziali al testo.

Qualche limatura forse si potrà apportare all’ordinanza oppure incidere sull’accordo del 30 dicembre 2016, quando furono stabilite le percentuali tra trasferimenti e immissioni in ruolo, con una vaga promessa di una alternanza a cui il Ministero sembra non voler dare seguito.

Uno dei temi “caldi” del contratto è stato, da qualche anno, la valutazione del servizio svolto nelle scuole paritarie. Tema diventato ancora più stringente in seguito alle assunzioni della legge 107/2015, poiché effettivamente sono stati assunti docenti che fino a quel momento avevano svolto anche un ragguardevole numero di anni nelle scuole paritarie.

Servizio che per la graduatoria interna di istituto e per i trasferimenti, diventa nullo. La questione è complessa, a partire dal reclutamento, che non segue le normali graduatorie utilizzate nelle scuole statali. Problema su cui anche il Ministro Fedeli si è espressa chiaramente

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Non ci risulta che durante le due riunioni già svolte al Miur la problematica sia stata sollevata dai sindacati, quindi appare logico pensare che il problema ancora una volta sarà rimandato ai giudici.

Il Comitato nazionale per il riconoscimento del servizio nella paritaria chiede che la recente sentenza n. 04845 del 10/11/2017 del Consiglio di Stato, secondo cui sono illegittime e vanno sospese “le tabelle di valutazione relative alla procedura di mobilità del personale docente di cui all’ordinanza ministeriale n. 241 del 2016, nella parte in cui prevedono l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie, sembrano porsi in contrasto con il principio di parità di trattamento (tra le due categorie di istituzioni scolastiche) stabilito dalla legislazione statale (l. n. 62 del 2000, l. n. 107 del 2015)” chiede l’estensione erga omes di tale disposizione.

Sono infatti ormai numerosi i pronuniciamenti favorevoli dei giudici, ma fino a quando il Contratto continuerà a non riconoscere quanto stabilito dal giudice, solo quest’ultimo potrà decidere per ciascuno.

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