Mobilità docenti, Bianchi ricorda che 6 su 10 l’hanno ottenuta. Anief: dovevano essere molti di più

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Parlando oggi a Palazzo Madama il ministro dell’Istruzione ha tenuto a dire che quest’anno la mobilità degli insegnanti ha soddisfatto il 60% delle domande, facendo intendere che è un risultato raggiunto anche grazie alla decisione del Governo di ridurre da 5 a 3 anni il vincolo di permanenza dei docenti nelle sedi per garantire la continuità didattica.

Una scelta, ha spiegato, che “di fatto è stata necessaria per garantire equità tra esigenze contrapposte, l’adeguata stabilità degli organici e l’interesse degli studenti”.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ritiene che “la percentuale poteva essere molto più alta, perché alla luce dell’emergenza Covid19 e delle varie sentenze che si sono succedute in merito alla necessità di non calpestare il diritto alla famiglia laddove vi siano posti vacanti, il vincolo doveva essere portato ad un solo anno, permettendo a tutto il personale docenti di potersi liberamente spostare dopo aver superato l’annualità di prova. Anche perché le cattedre per accoglierli in molti casi c’erano. Ed ora andranno ai precari, perché anche le immissioni in ruolo sono state compromesse da scelte sbagliate”.

Per concorrere a soddisfare le istanze di molti docenti, continua il Ministro, il Governo ha voluto dare una prima significativa risposta con l’articolo 58 del decreto “sostegni bis” che, modificando l’articolo 399 del testo unico in materia di istruzione e l’articolo 13 del decreto legislativo 59 del 2017, ha ridotto da cinque a tre anni il vincolo di permanenza dei docenti neoassunti sulla sede di prima assegnazione”: così il ministro dell’Istruzione ha oggi risposto in Senato ad una interrogazione sulla mobilità dei docenti posta in question time dalla senatrice Tiziana Carmela Rosaria Drago di FdI. Bianchi ha anche detto che i problemi negli spostamenti del personale sarebbe motivati anche dal “tradizionale disallineamento, a livello territoriale, tra posti vacanti e disponibili e le sedi di residenza dei nostri insegnanti”.

Anief ritiene che però il ministero dell’Istruzione, assieme al legislatore, ci ha messo anche del suo. La riduzione da 5 a 3 anni del vincolo agli spostamenti è stata davvero una risposta limitata all’emergenza che stiamo vivendo. Anche perché mai c’era stata una disponibilità di posti privi di docenti titolari. Avere negato tale facoltà a degli insegnanti anche con problemi familiari, non sempre certificabili e dimostrabili, è stato n atto di rigidità eccessiva e priva di quell’umanità che deve essere alla base del rapporto tra lo Stato e i suoi lavoratori. Ecco perché il sindacato continua la sua battaglia anche in tribunale.

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