Mobilità docenti, Anief, partenza col botto: 10 mila domande in 72 ore

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Comunicato Anief – Partenza col botto per la mobilità 2019 del personale scolastico, regolata quest’anno dal contratto collettivo nazionale e delle relative ordinanze che hanno scandito ufficialmente i tempi di presentazione delle domande: il Miur ha comunicato che nei primi tre giorni di avvio delle procedure, riservate in questa prima fase al personale docente, sono state acquisite 10.888 domande di cui 2.388 confermate.

Secondo la rivista specializzata Orizzonte Scuola, ad essere particolarmente interessati a fare proprio uno dei posti assegnati alla mobilità (complessivamente il 50% dei posti vacanti e disponibili, di cui il 40% per i trasferimenti interprovinciali e 10% per i passaggi di ruolo o cattedra), sono i docenti che chiedono il trasferimento interprovinciale.

GLI “IMMOBILIZZATI” SONO I PRIMI INTERESSATI

È evidente, quindi, che si tratta in prevalenza di insegnanti collocati dal Miur in sedi lontane dai loro interessi e dalla loro terra, una parte dei quali probabilmente assunti con l’algoritmo impazzito dell’estate 2016, i cosiddetti immobilizzati e immessi in ruolo sotto ricatto con la riforma Renzi, che ora tentano di avvicinarsi a casa sperando che sia la volta buona: in effetti, le possibilità quest’anno dovrebbero essere maggiori rispetto al passato. Ma solo in teoria, perché i circa 14 mila posti venutisi a liberare con quota 100 quasi sicuramente non saranno disponibili in tempo utile.

I riscontri in atto sui periodi di previdenza dichiarati richiedono dei tempi piuttosto lunghi e quasi certamente non compatibili con quelli piuttosto stretti degli organici della scuola, che a breve dovranno già essere definiti. Gli spostamenti sono di così difficile realizzazione che La Repubblica solo pochi giorni fa ha calcolare che le chance di rientro in Sicilia dei docenti che hanno dovuto spostarsi al Nord per effetto della “Buona scuola” sono piuttosto limitate: a farcela sarà solo uno su cinque.

Poi, rimane in piedi il problema dell’organico di fatto: tra cattedre collocate al 30 giugno in modo forzato e posti in deroga del sostegno, stiamo parlando di almeno 60-70 mila posti, che potrebbero tranquillamente essere spostati nell’organico di diritto, in modo da far collocare sulla metà del contingente i futuri immessi in ruolo e sull’altra metà i candidati ai trasferimenti. Mantenere tutto fermo, come se la supplentite non stia oramai sul punto di esplodere, come se i presidi non avessero problemi a trovare docenti con titoli per coprire i tanti vuoti presenti ormai in ogni istituto, tanto da essere costretti a chiamarne in congruo numero addirittura da fuori graduatoria, come se i concorsi non fossero impantanati e con tempi di realizzazione decisamente lunghi, come se la chiusura ottusa delle GaE non sia la madre dei mali del precariato scolastico italiano e non rappresenti un modus operandi, oramai non più accettabile. 

LE DOMANDE DI TRASFERIMENTO

Il personale docente ha facoltà di presentare domanda di mobilità sino a prossimo al 5 aprile, tramite il portale ministeriale istanze on line. Per il personale educativo le richieste di mobilità potranno essere presentate dal 3 al 28 maggio prossimi. Per il personale Ata le istanze potranno essere presentate dall’1 al 26 aprile 2019. Per la mobilità professionale e territoriale verso le discipline specifiche dei Licei Musicali, la presentazione delle domande è stabilita dal 12 marzo al 5 aprile 2019. Per gli insegnanti di religione cattolica, infine, le domande potranno essere presentate dal 12 aprile al 15 maggio.

Per molti di loro, tuttavia, la domanda non andrà a buon fine. Il Ministro dell’Istruzione ha sì ammesso che gli sono serviti pochi secondi per comprendere che l’algoritmo utilizzato per l’assunzione di oltre 80 mila precari nel 2016 conteneva dei bug. Ma poi sempre Bussetti ha detto che serviranno altri tre anni per completare il ritorno a casa di quei docenti. Significa che per i più sfortunati saranno serviti 5 o 6 anni per sanare un errore non loro: per questi motivi, per non continuare a ledere il diritto dei lavoratori ad avere una cattedra il più possibile vicino la propria terra, Anief conferma i ricorsi. Il sindacato rivendica, inoltre, l’introduzione di una fase straordinaria di mobilità, con l’obiettivo di tutelare in primis i docenti ingabbiati dalla Buona Scuola e traditi subito dopo dell’algoritmo ‘impazzito’”, ma anche l’avvio di corsi abilitanti per il personale docente di ruolo, oltre a quelli rivolti ai colleghi precari, in modo da favorire i passaggi di ruolo per tutti coloro che detengono i titoli utili al cambio di disciplina d’insegnamento.

ANIEF: SERVIVA UNA FASE DI MOBILITÀ APERTA A TUTTI

“A fronte di una situazione così particolarmente d’emergenza, come quella che stiamo vivendo, e tenendo conto del considerevole numero di posti vacanti e disponibili – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –, alla luce anche della cancellazione degli ambiti territoriali, era l’occasione giusta per aprire una fase di mobilità e trasferimenti aperti a tutti coloro che ne abbiano fatto richiesta. A gridare vendetta sono poi i tanti docenti interessati ai passaggi di ruolo i quali, in base alle residue quote previste nell’ultimo contratto sulla mobilità, potranno vedere attuata la loro richiesta solo in minima parte. Toccherà ai giudici, quindi, dirimere questa e tante altre questioni irrisolte”.

Il giovane sindacato ricorda che ci sono anche altri motivi per cui è stato deciso di impugnare il contratto sulla mobilità sottoscritto la scorsa settimana: Anief, infatti, ha deciso di attivare le preadesioni per accantonamento posto Fit 31 dicembre prima dei trasferimenti, per il terzo anno Fit partecipazione trasferimenti, per il servizio nelle scuole paritarie, per la precedenza per assistenza al genitore disabile nei trasferimenti interprovinciali, per il vincolo quinquennale sostegno, per graduatorie interne d’istituto 2019/20 valutazione servizio pre-ruolo per intero e servizio scuole paritarie, per mancato trasferimento ambito/sede richiesta sempre per via di uno o più errori cagionati dal famigerato algoritmo ministeriale.

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