Mobilità disattesa, perché non riconoscere le precedenze al 50%? Lettera

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Inviata da Vaianella Giovanna – Gentilissima Redazione di Orizzonte Scuola
Ieri, 24/06/2019, sono stati pubblicati i tanto sospirati trasferimenti.

Tanta l’attesa e la speranza e, purtroppo, di più la delusione. Infatti, dopo attenta analisi di lettura dei bollettini salta all’occhio che il trasferimento è possibile solo se in possesso di precedenze. Lungi dal criticare la veridicità delle suddette mi preme, comunque, stimolare una riflessione attenta e compiuta sui tanti docenti pendolari con età compresa tra i 50 e gli oltre 60 anni, come me, costretti ancora a viaggi di centinaia di chilometri al giorno.

A questa particolare categoria si aggiunge, e non va dimenticata, quella dei docenti più giovani anche loro affetti da stress, ormai, patologico. Quest’ultimi hanno, infatti, figli piccoli che esigono premure ed attenzioni che, spesso, sono impossibilitati a dare, delegando nonni, zii, parenti.. Questi docenti, che ogni mattino ci alziamo alle quattro per prendere un treno o un pullman o, ancora peggio, a prendere un pullmino gestito da privati con costi che superano i 400 euro per raggiungere da Agrigento le provincie di Catania, Palermo, Ragusa, siamo centinaia. Siamo, persone alle quali non verranno mai riconosciuti giuridicamente i malesseri e le patologie correlati all’età o allo stress; non verrà, cioè, loro riconosciuto mai lo status di persona “malata” con precedenza al trasferimento.

Noi persone “sane” non avremo mai nessuna precedenza; ormai non contano più neanche i titoli e i servizi. Se in questo paese si garantiscono i Diritti a tutti, perché non riconoscere le precedenze al 50%? Ai meno fortunati, se lo sono veramente, si può sempre garantire l’assegnazione provvisoria di una sede. Soltanto così, si restituirebbe la speranza a chi viaggia da decenni e rende un servizio fondamentale alla comunità intesa in senso ampio. Non solo, questo è l’unico modo per garantire a tutti pari possibilità e opportunità nel lavoro. Noi pendolari viviamo, infatti, il nostro lavoro a metà. Soffocati come siamo dall’ansia dell’orario dei mezzi di trasporto che, spesso, non ci sono, rarissimamente prendiamo parte ad un corso di formazione o accettiamo incarichi di vario genere.

I Collegi Docente, l’Interclasse, per noi sono delle vere e proprie tragedie perché rischiamo di restare nei luoghi di lavoro, dato che la nostra regione è mal collegata da sempre. Purtroppo è Paradossale, ma secondo quanto si è applicato giuridicamente fino ad oggi, non avere patologie certificate equivale, a vivere uno svantaggio, che nega la possibilità di giocarsela sul campo. Se Democrazia significa, valore, allora tutti dobbiamo averlo.

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