Mobilità: conciliazioni pro forma, spreco di tempo per i docenti trasferiti in province lontane dalla residenza. Lettera

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Sono stato all’ATP di Cosenza perché convocato per discutere la mia richiesta di conciliazione del 6 settembre 2016 e ho dovuto assistere, mio malgrado, ad una inutile e muscolare esercitazione di sadismo burocratico: l’Amministrazione era assente!

Non immaginavo un risultato diverso pure in considerazione che eravamo una ventina di convocati, uno ogni 10 minuti. Speravo però che qualche funzionario statale mi spiegasse perché io sia stato trasferito, nonostante la presenza di ben sei cattedre nell’Ambito da me richiesto, ad un Istituto Comprensivo (anche se sono da più lustri di ruolo per la A049) su una cattedra inesistente all’atto della designazione in un secondo Ambito.

Ma il Provveditore, dall’alto della sua incommensurabile onnipotenza, ha ritenuto che non meritavo spiegazioni e che non dovevo conoscere le ragioni dei provvedimenti assunti nella sua insindacabile saggezza. Il disegno era chiaro, visti i tempi destinati agli incontri, l’obiettivo lampante era quello di chiudere pratiche vecchie di sei mesi con la consapevolezza che i ricorrenti non possono più interpellare la Magistratura reclamando i requisiti di urgenza. Ma allora perché non comunicare agli interessati direttamente, tramite pec o raccomandata, che l’Amministrazione non aveva alcuna intenzione di conciliarsi? Ci sarebbero stati, in questo caso, meno spese e meno tempo sprecato sottratto al lavoro e agli affetti.

Mi chiedo ora il senso di prevedere a livello contrattuale Istituti di garanzia ignorati dall’Amministrazione, altro che Amministrazione Amica, che tratta i ricorrenti alla stessa stregua del Marchese del Grillo…
E ho la segreta speranza che il Provveditore di Cosenza abbia l’obbligo di rispondere, se non a me, a qualcun altro…

Cordiali saluti.
Prof. Rinaldo GIOVINAZZO

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