Mobilità, algoritmo maschera di una dittatura. Lettera

di redazione
ipsef

Con il termine ALGORITMO, divenuto ormai noto a molti, si sta scrivendo una pagina buia nella storia contemporanea dell’Italia del ventunesimo secolo.

Questo “algoritmo”, che secondo Wikipedia “ è un procedimento che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari”,  avrebbe dovuto risolvere il problema di assegnare una sede ai tanti docenti insegnanti nella scuola italiana immessi in ruolo nel 2015.

In sostanza stabiliti dei parametri, dettati dalla Legge, questo strumento avrebbe dato a ciascuno quello che gli spettava. Un uso corretto di questo procedimento avrebbe portato  a soluzioni certe, e, invece, in tanti Tribunali italiani i Giudici aspettano ancora di sapere, da chi lo ha programmato, come ha funzionato, visto che sono state rilevate migliaia di errori. Il problema di fondo è che al programma sono state date tante variabili al punto che il programma è impazzito.

Chi lo ha programmato ha ammesso di avere sbagliato, ma non ha voluto spiegare come funziona e continua a sostenere che “chi ha beneficiato dell’errore non si sposta e resta al suo posto, mentre chi, per errore, è stato danneggiato viene accontentato solo se ci sono posti rimasti liberi.

Per chi non conosce la realtà delle cose e sente parlare di DEPORTAZIONE, di ARROGANZA E PREVARICAZIONE DEL DIRITTO o di DITTATURA MASCHERATA di DEMOCRAZIA porto, ad esempio, il mio caso e quello di altri due colleghi,  per far comprendere meglio quello che è stato, e che stiamo subendo direttamente.

Nella terra di Pirandello tutto è possibile e, infatti, è successo che, quando è arrivato il turno di assegnare i dieci posti disponibili nei tre ambiti della provincia di Agrigento,  il secondo e il terzo della fila di Inglese, sono stati scartati dall’Algoritmo e collocati in coda a tutti quelli della Sicilia e perfino a tutti quelli che provenivano dal resto d’Italia.

Per non scendere nei dettagli (che verranno poi esposti davanti ai Giudici) e semplificare, è come se a un certo punto si dicesse “I prossimi due (tre o quattro) vadano in coda a tutti gli altri e quando verrà il loro turno verranno sistemati”. Sono stati, così, coperti tutti i posti disponibili, non solo nella provincia di Agrigento ma anche in tutta la Sicilia, e coloro i quali sono stati segnati dall’Algoritmo sono stati assegnati  fuori dalla Sicilia, chi ad Alessandria (Piemonte), chi  a Venezia (Veneto), chi a Ravenna(Emilia Romagna), e in tanti altri posti d’Italia.

Questa sorte è toccata a tanti insegnanti ignari di essere stati segnati da una variabile sconosciuta, incomprensibile e non contemplata da nessuna Legge. Mentre in uno Stato di Diritto ti aspetti che l’errore venga corretto e ti  venga dato quello che ti spetta, in una DITTATURA succede il contrario: chi ha avuto un posto che non gli spettava  resta dove è  e chi come me e altri miei colleghi con un punteggio alto, siamo stati deportati al Nord.

A me, con  tre figli ancora in età scolare, è stato puntato il coltello nella gola e mi è stato proposto di “conciliare” e di andare a Siracusa., mentre agli altri due miei colleghi, addirittura, non è stata proposta alcuna “conciliazione” e, pur avendo i miei stessi diritti, sono stati costretti ad abbandonare le famiglie.

Io penso che questo non si può più definire uno Stato Democratico ma un sistema di prevaricazione attraverso il quale  chi  detiene direttamente o indirettamente il potere lo usa e ne abusa e  per mantenerlo è disposto a scendere a compromessi immorali.

Nella camera dei bottoni ciascuno ha imposto la variabile da dare all’ALGORITMO in modo da fare quadrare i propri conti consapevole che, anche se i Tribunali daranno ragione ai tanti insegnanti che faranno causa, questo avverrà tra due o tre anni e condannerà lo Stato a pagare i danni, e saremo noi cittadini a pagare gli errori dei nostri governanti anziché coloro che li hanno prodotti.  Cosa importa a questi farabutti senza scrupoli se una famiglia viene divisa con il rischio che si disgreghi; per loro è sufficiente mandare avanti i loro biechi accordi politici che gli consentiranno di continuare a comandare. Ancora non abbiamo capito e, forse non capiremo mai, che siamo stati messi gli uni contro gli altri e  questa frammentazione rende i potenti invulnerabili. La storia si ripete e condanna il popolo meridionale ad essere sempre dominato perché   disgregato e incapace di  reagire per affermare i principi di legalità e di moralità.

Calogero Lo Sardo

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