Mobilità 2022-25, si apre la stagione del rinnovo contrattuale: quale futuro per i vincolati?

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Martedì mattina alle 11 primo incontro tra il Ministero e i sindacati per il rinnovo del contratto sulla mobilità per il triennio 2022-25.

Il contratto collettivo nazionale integrativo sarà lo strumento normativo di riferimento per la prossima mobilità. Secondo le ultime indiscrezioni per la presentazione delle istanze la finestra temporale potrebbe ricadere a fine inverno, tra febbraio e marzo, in modo tale da avere tutti i docenti in cattedra a settembre 2022.

Uno dei temi sul tavolo sarà quello riguardante i vincoli. Parliamo al plurale e non al singolare perché le situazioni da “correggere” sono due: abbiamo i docenti della scuola Secondaria di I e II grado assunti dalle graduatorie di merito del concorso straordinario 2018, per i quali si applica l’articolo 13 comma 3 del D.lgs 59/2017, come modificato dalla Legge n. 145/2018 dove si stabilisce che “il docente è tenuto a rimanere nella predetta istituzione scolastica, nel medesimo tipo di posto e classe di concorso, per almeno altri quattro anni, salvo che in caso di sovrannumero o esubero o di applicazione dell’articolo 33, commi 5 o 6, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, limitatamente a fatti sopravvenuti successivamente al termine di presentazione delle istanze per il relativo concorso”.

E poi il vincolo degli insegnanti immessi in ruolo nell’anno scolastico 2020/21, qualunque sia la procedura utilizzata per il loro reclutamento e a prescindere dall’ordine o grado di istruzione di assunzione, come esplicitato nel comma 17-octies dell’art. 1 del D.L. n. 126/2019, coordinato con la Legge di conversione n. 159/2019 dove si stabilisce che: “A decorrere dalle immissioni in ruolo disposte per l’anno scolastico 2020/2021, i docenti a qualunque titolo destinatari di nomina a tempo indeterminato possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione in altra istituzione scolastica ovvero ricoprire incarichi di insegnamento a tempo determinato in altro ruolo o classe di concorso soltanto dopo cinque anni scolastici di effettivo servizio nell’istituzione scolastica di titolarità, fatte salve le situazioni sopravvenute di esubero o soprannumero. La disposizione del presente comma non si applica al personale di cui all’articolo 33, commi 3 e 6, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, purché le condizioni ivi previste siano intervenute successivamente alla data di iscrizione ai rispettivi bandi concorsuali ovvero all’inserimento periodico nelle graduatorie di cui all’articolo 401 del presente testo unico”.

Vincoli che il Decreto Legge n. 73/2021 (decreto sostegni-bis) ha modificato, riducendo da cinque anni a tre anni.

Un buon passo avanti ma non ancora sufficiente per le organizzazioni sindacali, che rivendicano, peraltro, il ritorno alla contrattazione integrativa per ogni questione legata ai trasferimenti del personale scolastico.

Le associazioni interessate chiedono a gran voce la mobilità annuale e promettono battaglia politica sul punto.

La partita, però, è appena iniziata e l’esito è assolutamente imprevedibile.

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