Mobilità 2019/20, Anief: scarse possibilità rientro docenti assunti al Nord, ricorsi in arrivo

Messaggio sponsorizzato

item-thumbnail

Comunicato ANIEF – Ha preso oggi ufficialmente il via la mobilità che con l’inizio del prossimo anno scolastico porterà a far cambiare istituto a non meno di 200 mila docenti e Ata: dopo la sottoscrizione, avvenuta il 6 marzo scorso, del contratto collettivo nazionale definitivo per gli anni scolastici relativi al triennio 2019/20, 2020/21, 2021/22, lo scorso venerdì sono state pubblicate le specifiche ordinanze che hanno scandito ufficialmente i tempi di presentazione delle domande.

Da oggi, fino al 5 aprile, si accetteranno le richieste di trasferimento degli insegnanti su disciplina comune, poi toccherà agli altri. Secondo La Repubblica, le chance di rientro in Sicilia di coloro che hanno dovuto spostarsi al Nord per effetto della “Buona scuola” sono piuttosto limitate: a farcela sarà solo uno su cinque. Per Marcello Pacifico (Anief) il Miur ha perso un’altra occasione, sia per avviare una fase di mobilità straordinaria sia per organizzare dei corsi abilitanti aperti al personale di ruolo. Ora la palla passerà nelle mani dei giudici. E anche per altri motivi

Da oggi al 5 aprile potranno presentare domanda, tramite il portale ministeriale istanze on line, gli insegnanti di tutti gli ordini scolastici. Per il personale educativo le richieste di mobilità potranno essere presentate dal 3 al 28 maggio prossimi. Per il personale Ata le istanze potranno essere presentate dall’1 al 26 aprile 2019. Per la mobilità professionale e territoriale verso le discipline specifiche dei Licei Musicali la presentazione delle domande è stabilita dal 12 marzo al 5 aprile 2019. Per gli insegnanti di religione cattolica le domande, infine, potranno essere presentate dal 12 aprile al 15 maggio prossimi.

Come già rilevato a commento dell’accordo raggiunto con gli altri sindacati a fine 2018, Anief ricorda che non c’è alcuna norma che preveda il ritorno a casa degli insegnanti assunti sotto ricatto con la riforma della Buona Scuola: sono i cosiddetti docenti “immobilizzati”, assunti tramite algoritmo impazzito nel 2016 a centinaia di chilometri da casa e penalizzati da una cervellotica stesura di fasi di assunzioni che li ha costretti ad accettare sedi lontane pur in presenza di posti vacanti molto più vicini.

È emblematico cosa accadrà in Sicilia. Il quotidiano La Repubblica ha spiegato che “quest’anno, in base al contratto sulla mobilità sottoscritto dai sindacati, metà delle cattedre libere (circa duemila posti) andrà alle immissioni in ruolo, il 40 per cento (circa 1.600 cattedre) verrà destinato ai trasferimenti interprovinciali, e quindi anche a quelli da fuori regione, e il restante 10 per cento (400 cattedre) ai passaggi di ruolo e ai passaggi di cattedra: coloro che intendono cambiare ordine di scuola o materia, a patto che abbiano i titoli per farlo”. Inoltre, “ad ambire al trasferimento da fuori regione circa ottomila docenti siciliani che, per diverse ragioni, prestano servizio al Nord o nel Centro Italia. E, se non ci saranno decurtazioni dell’organico, soltanto uno su cinque riuscirà a rientrare in Sicilia”.

Lo stesso Ministro dell’Istruzione ha ricordato che gli sono serviti appena 10 secondi per comprendere che si trattava di un’assegnazione tramite algoritmo errato, ma siccome non farà nulla per porvi rimedio serviranno altri tre anni per completare il loro avvicinamento a casa. Significa che per i più sfortunati saranno serviti 5 o 6 anni per sanare un errore non loro: ecco perché Anief conferma i ricorsi per ripristinare il diritto ad avere una cattedra non più a centinaia di chilometri di distanza.

Inoltre, Anief continua a rivendicare l’introduzione di una fase straordinaria di mobilità, con l’obiettivo di tutelare in primis i docenti ingabbiati dalla Buona Scuola e traditi subito dopo dell’algoritmo ‘impazzito’”, ma anche l’avvio di corsi abilitanti per il personale docente già assunto a tempo indeterminato, oltre a quelli rivolti ai colleghi precari, in modo da favorire i passaggi di ruolo per tutti coloro che detengono i titoli utili al cambio di disciplina d’insegnamento.

“Siccome siamo in presenza di un alto numero di posti vacanti e disponibili – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e con la l’abolizione degli ambiti territoriali decisa dal governo, c’erano tutte le condizioni utili ad adottare dei provvedimenti particolari e mettere finalmente le cose a posto. Qual è, appunto, l’avvio di fase di mobilità aperta a tutti. Ma anche l’organizzazione di corsi abilitanti per il personale docente di ruolo presso gli ex provveditorati, proprio al fine di agevolare i passaggi di ruolo secondo le quote annualmente previste nell’ultimo contratto sulla mobilità. Invece, tutto questo non è accaduto e toccherà al tribunale affrontare le questioni irrisolte”.

Ma ci sono anche altri motivi per cui Anief ha deciso di impugnare il contratto sulla mobilità sottoscritto la scorsa settimana: il sindacato attiva le preadesioni per accantonamento posto fit 31 dicembre prima dei trasferimenti, per il terzo anno fit partecipazione trasferimenti, per il servizio nelle scuole paritarie, per la precedenza per assistenza al genitore disabile nei trasferimenti interprovinciali, per il vincolo quinquennale sostegno, per graduatorie interne d’istituto 2019/20 valutazione servizio preruolo per intero e servizio scuole paritarie, per mancato trasferimento ambito/sede richiesta per errore dell’algoritmo.

Versione stampabile
Argomenti: