Mobilità 2019/20, Anief: migliaia di vittime dell’algoritmo non riescono ancora a rientrare

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Comunicato ANIEF – Il ministro dell’Istruzione si dice soddisfatto per l’alto numero di domande di trasferimento dei docenti accolte: su 107.788 richieste di mobilità territoriale ne sono state accolte 58.948, scrive il Miur, sottolineando che il 54,7% del totale di quelle presentate è andato a buon fine.

Il problema, ribatte il sindacato, è che moltissimi insegnanti che hanno chiesto per l’ennesimo anno l’avvicinamento a casa, dopo essere stati assunti a centinaia di chilometri, si sono visti respingere la domanda. E davvero a poco serve dire, come ha fatto il Miur, che quest’anno sono stati “quasi 9.000 gli spostamenti fuori regione garantiti agli insegnanti, contro i 7.493 del 2018”. Marcello Pacifico (Anief): Per sanare questa situazione assurda, basterebbe trasformare le tante cattedre oggi in organico di fatto nei posti liberi che realmente sono. In tal modo, si libererebbero decine di migliaia di posti utili sia per i trasferimenti che per le assunzioni.

Sui trasferimenti degli insegnanti della scuola pubblica serve fare chiarezza. Perché il ministero dell’Istruzione non dice, ad esempio, quante sono le domande interprovinciali che anche questa estate non hanno avuto un esito positivo? La risposta è semplice: sono tantissime, decine di migliaia, molte di più di quelle accolte.

TANTI DOCENTI RIMASTI LONTANO DA CASA

A questo proposito, dal giorno della pubblicazione dei “movimenti” del personale insegnante, Anief continua a raccogliere richieste e lamentele da parte di questi docenti, molti dei quali costretti, nel 2015, ad accettare l’immissione in ruolo “al buio”, senza conoscerne la destinazione, in spregio alla più elementare norma che associa il diritto del lavoro a quello della famiglia, con il secondo che non può essere letteralmente calpestato dal primo.

Ancora di più perché dettato, nel caso dell’assurda norma prevista dalla sciagurata Legge 107 del 2015 voluta contro tutto e tutti dal Governo Renzi, da un algoritmo “impazzito” e dalla cattiva organizzazione di assegnazione delle fasi di assunzione a tempo indeterminato, la quale ha obbligato oltre 10 mila insegnanti allora precari ad essere assunti e prendere servizio fuori regione, pur in presenza in moltissimi casi di cattedre nella provincia di appartenenza. In quell’occasione, più di qualcuno si indignò per l’accostamento ai “deportati”; ora, però, gli accadimenti nel tempo ci dicono che il termine non era del tutto inappropriato.

IL PARERE DEL PRESIDENTE ANIEF

“Continuare a fare finta di nulla – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – sostenendo che certe scelte sono state prese da altri Governi non è un atteggiamento responsabile: significa che si vuole amministrare la scuola e decidere sulle sorti dei lavoratori della scuola senza volere risolvere i problemi che la affliggono. Avere, del resto, dei posti vacanti e disponibili, come i 50 mila e oltre di sostegno, relegandoli in posti in deroga fino al 30 giugno, non utilizzabili per trasferimenti e immissioni in ruolo, significa volere mantenere ad oltranza lo status quo delle logiche del risparmio – delle mensilità estive e delle ricostruzioni di carriera, oltre che degli scatti di anzianità – sulle spalle dei lavoratori più deboli”.

“Ma continuare su questa strada senza uscita – continua Pacifico – significa anche non dare ascolto ai giudici, che negli ultimi tempi su stabilizzazioni e risarcimenti, richieste dai ricorrenti assistiti dal sindacato, stanno seguendo sempre più le indicazioni e le sentenze che arrivano dalla Commissione Europea, anche quando questi confliggono con dei malfatti contratti collettivi nazionali di lavoro. Basta dire – conclude il sindacalista autonomo – che l’evidenza del danno, della sfruttamento scientifico dei precari, è tale che ora i giudici risarciscono anche gli eredi”.

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