Mobilità 2017/18, ruolo regionale docenti altro nodo da sciogliere

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Lunedì prossimo, come abbiamo già riferito, il Ministro Fedeli incontrerà i sindacati per parlare di mobilità.

Fedeli incontra i sindacati lunedì: soluzioni per mobilità ma chiamata diretta confermata con criteri oggettivi

Sino ad ora, gli incontri riguardanti i trasferimenti e i passaggi di ruolo/cattedra per l’a.s. 2017/18 si sono incentrati su tre problematiche: deroga al vincolo triennale di permanenza nella provincia di assunzione, trasferimento su scuola e chiamata diretta.

Nell’ultimo incontro, i rappresentanti del Ministero hanno mostrato una certa apertura riguardo sia alla deroga al vincolo triennale sia al trasferimento su scuola, almeno nella fase intraprovinciale (Mobilità 2017, scelta anche su sedi scolastiche oltre che ambiti e deroga 3 anni. C’è apertura del Ministero).

Quanto alla chiamata diretta, la neo Ministra sembra voler riprendere il dialogo intrapreso  – e poi interrotto – lo scorso anno scolastico, che dovrebbe condurre al passaggio dei docenti dall’ambito alle scuole secondo criteri oggettivi. Queste le parole della Fedeli: “Cercheremo criteri oggettivi con i quali, poi, il dirigente scolastico potrà scegliere i docenti”.

Un aspetto del quale si è parlato poco, invece, riguarda la disposizione del comma 66 della legge 107/15:

“A decorrere dall’anno scolastico 2016/2017 i ruoli del personale docente sono regionali, articolati in ambiti territoriali, suddivisi in sezioni separate per gradi di istruzione, classi di concorso e tipologie di posto…”

Tale comma, trasformando i ruoli del personale docente da provinciali in regionali, potrebbe essere molto svantaggioso per i docenti perdenti posto. Questi, infatti, non trovando collocazione in nessun ambito della provincia (di titolarità o meglio in cui prestano servizio) ed essendo il loro ruolo regionale, potrebbero essere trasferiti d’ufficio in un ambito di un’altra provincia della Regione.

Si tratta di un aspetto delicato che va chiarito per procedere eventualmente ad una correzione della disciplina, in modo da evitare a docenti, che insegnano da anni in una determinata provincia,  il trasferimento in una provincia lontana dalla propria residenza.

Probabile che la tematica sia affrontata già lunedì, nel corso del primo incontro tra neo Ministra e sindacati.

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