Mobilità 2017, dopo dimissioni rischio contratto. No sblocco triennale e chiamata diretta selvaggia

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Dimesso il Primo Ministro Renzi, molte delle contrattazioni aperte potrebbero avere uno stop con conseguenze per i docenti.

In particolare, resta in sospeso la questione della mobilità 2017 per la quale i sindacati, a fronte della esperienza dello scorso anno scolastico, avevano chiesto alcune modifiche.

In particolare:

  1. superamento, nel CCNI, del blocco triennale della mobilità interprovinciale, ritenuto ormai inattuabile (ripristinando la quota da destinare alla mobilità interprovinciale e professionale, per garantire l’accantonamento dei posti per le immissioni in ruolo)
  2. diritto alla mobilità volontaria da scuola a scuola, sia territoriale che professionale, non solo provinciale ma anche interprovinciale, anche a chi è titolare di ambito
  3. procedure oggettive per il passaggio dei docenti da ambito a scuola

Richieste che cadranno nel vuoto nel caso di un governo tecnico o anche politico ma di breve durata.

Per la mobilità, quindi, si prospetterebbe un atto amministrativo da parte del Ministero che ricalcherebbe quanto inserito nella legge 107: inserimento in ambiti territoriali e chiamata diretta.

Anche per quanto riguarda quest’ultimo punto, appare chiaro che il tentativo di arginare la piena libertà dei dirigenti scolastici che in alcuni casi ha condotto a scelte discutibili attraverso una regolamentazione contrattuale, salterebbe.

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