Mobilità. Riflessioni sulle offensive parole su “Il Foglio” contro studenti e docenti meridionali. Lettera

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Il quotidiano “Il Foglio” con un linguaggio discutibile, fuori luogo, disdicevole, frutto di una inopportuna e ingiustificata retorica antimeridionale, utilizza  in modo strumentale le presunte contraddizioni tra  i dati OCSE-PISA sulla preparazione degli alunni delle scuole meridionali  e i dati diffusi dal MIUR che vedono gli studenti di Puglia, Campania e Sicilia con il maggior numero di 100 e lode rispetto al resto d’Italia,  per  screditare  e infangare il Sud e  il sistema scolastico  meridionale.

Il quotidiano “Il Foglio” con un linguaggio discutibile, fuori luogo, disdicevole, frutto di una inopportuna e ingiustificata retorica antimeridionale, utilizza  in modo strumentale le presunte contraddizioni tra  i dati OCSE-PISA sulla preparazione degli alunni delle scuole meridionali  e i dati diffusi dal MIUR che vedono gli studenti di Puglia, Campania e Sicilia con il maggior numero di 100 e lode rispetto al resto d’Italia,  per  screditare  e infangare il Sud e  il sistema scolastico  meridionale.
La prima e istintiva reazione è di rabbia, delusione,  sconforto, tristezza e  mi porta a riflettere  sul fatto che, davanti ad un problema così delicato e complesso come la valutazione e in un particolare periodo storico in cui diventa sempre più pericolosa la diffusione di  messaggi di disprezzo, odio e divisione all’interno della società civile, alcuni giornalisti utilizzino  temi che tendono ad innalzare muri, a rievocare antichi rancori, (contrapposizione Nord-Sud), ad alimentare falsi miti (Sud ignorante e  arretrato, Nord colto, ricco e avanzato), a   mettere volgarmente  in discussione la credibilità e l’efficacia di un determinato percorso educativo e culturale, ripropongano banali e rischiosi  modelli e schemi informativi  che hanno semplicemente il sapore dell’ improvvisazione, dell’estemporaneità e della mera discriminazione territoriale, culturale  e antropologica.

Nonostante la ricerca storica, scientifica e pedagogica tenda, oggi, a considerare  il  sistema scolastico italiano  piuttosto variegato al suo interno, a classificare come banale semplificazione ogni vera o presunta divergenza e  abbia ampiamente dimostrato l’inconsistenza di una contrapposizione duale del sistema scolastico, quello settentrionale di livello europeo e quello meridionale piuttosto arretrato   e, nonostante, in un recente articolo  di  Giuseppe Chiellino su “Il Sole 24 Ore”, il Regno delle Due Sicilie venga economicamente e culturalmente  paragonato alla Germania di adesso, il paradigma  del Meridione abitato da persone incivili e rozze continua ad offuscare la mente, ad impedire a molti di parlare secondo ragione e coscienza, ad ostacolare  l’ analisi corretta, in tutte le diverse sfumature, di modelli   valutativi  così articolati e complessi che, spesso, nascondono insidie,  incongruenze e contraddizioni.

La docimologia  dice  che ogni  modello valutativo, non può essere utilizzato  senza un preliminare atteggiamento di studio e di conoscenza della situazione e del contesto in cui si realizza e si verifica il processo valutativo.
Le indagini OCSE-PISA muovono da parametri di ordine valutativo differenti, da metodologie d’indagine esterna derivanti dall’acquisizione di giudizi di valore relativi a determinate discipline  e ad una popolazione scolastica più ampia, non sviluppano un sistema di valutazione che metta in relazione  gli apprendimenti degli studenti in momenti successivi  ed evidenziano limiti oggettivi in quanto misurano i risultati delle scuole limitatamente agli apprendimenti di italiano, matematica e scienze.  Da ciò si evince che, statisticamente e scientificamente, tali dati non  possono essere rapportati e confrontati con la valutazione conclusiva di un determinato ciclo di studi in cui il giudizio viene espresso in termini di esperienza vissuta sull’ itinerario di studi seguito, tiene conto di altre forme di valutazioni quali quelle derivanti dal controllo esercitato dalle relazioni di gruppo, dagli interventi dell’insegnante e dell’esame conclusivo. In pratica, i 100 e lode degli studenti meridionali, seppur in numero elevato rispetto alle altre regioni italiane, non solo costituiscono  una piccola percentuale della popolazione scolastica e  di tutto il processo formativo, ma sono il risultato di due livelli valutazionali: uno intrinseco all’individuo ed uno estrinseco.

La competenza docimologica dei docenti deve far sì che  il secondo non annulli il primo e che esso venga vissuto dal soggetto  con un atteggiamento di consapevole assunzione di responsabilità e  non  di determinazione del proprio valore personale. In tal modo ogni alunno sviluppa in sé e da se stesso delle attitudini, delle norme di comportamento orientate all’autovalutazione.

Inoltre, nelle indagini OCSE-PISA, il metodo è centrato su precipue esigenze di carattere istituzionale,  su determinati  contenuti e prove  standard che, comunque, esercitano una sorta di pressione sull’alunno, possono influenzare e condizionare le scelte educative e, per natura e per funzione, non sono in grado di  certificare il vissuto logico ed emotivo dell’ apprendimento compiuto dal ragazzo. La valutazione scolastica disciplinare e finale,  invece, implica, soprattutto,  una valutazione narrativa-interpretativa centrata sulle competenze, sul vissuto  e sulle  relazioni degli alunni.

Pertanto, i  dati sebbene utili per avere una visione d’insieme, non sono esaustivi del problema e si prestano a letture diverse. La valutazione, in quanto  condizione indispensabile del lavoro educativo,  deve  contribuire  al successo e all’efficacia dell’ azione didattica, deve garantire  il miglioramento e la ricerca di opportune  strategie che conducano alla costruzione di modelli didattici flessibili e molteplici e, soprattutto, deve orientare l’azione educativa e didattica alla piena conoscenza e al miglioramento dell’alunno,  deve poter essere  l’espressione più importante e significativa dell’impegno magistrale e della funzione docente, ovvero, occasione unica  e motivo di stimolo e confronto dell’ intera proposta educativa lungo tutto il percorso formativo.

Da ciò si comprende come la valutazione, al di là dei dati statistici, sia obiettivo complesso che richiede un ampio concorso di iniziative e di idee, adeguatamente asservite ad una precipua e  strategica attività progettuale  che deve partire dalla base. Né possiamo omettere di precisare che la valutazione risulterà più o meno funzionale ai bisogni dell’alunno a seconda della capacità di coniugare  competenze, personalità, maturazione, crescita.

In questa prospettiva, non si riesce, dunque,  a comprendere come mai un importante mezzo di comunicazione come “Il Foglio” che dovrebbe rigettare a priori  la politica smaniosa del male, la deleteria cultura della contrapposizione,  possa utilizzare   in modo così strumentale e superficiale temi e argomenti che  richiedono una conoscenza qualificata e approfondita del problema, un serio sforzo analitico  e, soprattutto, risulta  difficile giustificare il ricorso ad inqualificabili espressioni come   terroni,  somari,  docenti che stravolgono le valutazioni di alunni asini.

Fernando Mazzeo

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