Mobilità. Riflessioni a-mare. Lettera

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Scrivo con un senso di privazione che mi toglie il fiato. Sono al mare per qualche giorno per riprendermi dall'uragano che si è abbattuto su di me e sulla mia famiglia.

Scrivo con un senso di privazione che mi toglie il fiato. Sono al mare per qualche giorno per riprendermi dall'uragano che si è abbattuto su di me e sulla mia famiglia. Sono una docente di scuola Secondaria di Primo grado, non importa più qual'è la materia che insegno. Tra circa 15 giorni parto.Oggi mi sento come un pacco postale. Sono stata spedita. L'indirizzo del mittente lo conosco bene. È il mio datore di lavoro, il Ministero della Pubblica Istruzione.
 
Gli ho dedicato con passione gli ultimi 11 anni della mia vita, continuando ad aggiornarmi, ad accumulare titoli per garantire il mio futuro, senza seguire un piano preciso perché il mio datore di lavoro su questo punto era sempre stato molto vago.Ho perciò speso, per continuare a studiare,molto tempo e molto denaro, incrociando le dita.  La promessa futura di darmi  un posto tutto per me nella mia regione c'era. Ero prima in GAE, mi sentivo tranquilla. Così mi sono sposata,ho fatto due figli, ho preso pure due gatti.Poi  di punto in bianco mi è stato detto che devo partire, che sono fortunata, che finalmente ho la certezza di avere un ambito tutto mio e che se la mia figura intera sarà apprezzata dai Dirigenti, non ci sarà più bisogno di competenze, di punteggi.
 
Se sarò scelta, se tutto va bene,se passerò la prova sorriso/gambe, potrò avere persino per tre anni di seguito una stessa cattedra. Non potrò vedere i miei figli crescere ma avrò raggiunto l'agognato risultato. I miei titoli culturali non valgono, ne hanno valutato in definitiva solo uno. Gli altri tre erano troppo simili secondo il Miur- pur essendo stati conseguiti in anni diversi, studiando ed approfondendo materie diverse, scrivendo tesi diverse, indossando nuove corone di alloro fresco. Ma sono pure fortunata, mi dicono.Anche  se non sono più prima e non ho più precedenze derivate dal merito. Nuovi criteri,nuovi punteggi.l'Italia è fatta così. 
Il merito di aver studiato più di altri si è trasformato in una fastidiosa cantilena che mi perseguita e  che denuncia per tutto il giorno che potevo fare altro invece di studiare e lavorare insieme, inseguendo chimere e stringendo i denti, correndo tra una scuola e l'altra in tutta la provincia, pur di portare a casa il mio modesto stipendio pur di fare il lavoro che ho sempre amato. 
 
Immagino e condivido l'amarezza di tutti i docenti italiani come me adulti, non più in età per poter sopportare emotivamente repentini cambiamenti di vita. Nel silenzio quasi totale della stampa stanno subendo quel che sto subendo io e nel giro di pochi giorni dovranno programmare una nuova vita lontano da casa, dai propri figli, pagare viaggi, case, baby sitter, antidepressivi. La gente intorno a me deve sapere. Stanno distruggendo noi insegnanti che siamo la scuola pubblica, che la buona scuola la facciamo tutti i giorni in classe, con il nostro buon umore, le nostre competenze, il nostro entusiasmo. In 11 anni di lavoro non avevo mai dovuto scegliere tra il mio lavoro( la mia passione) e la mia famiglia. Capirete tutti, se mi licenzio, che la mia scelta è obbligata. Nessuno può chiedermi di sacrificare tanto per 1300 euro al mese. 
 
Cristina Adamo

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