Mobilità: penalizzati neoimmessi GaE fase B e C. Infantino: avremmo dovuto scegliere di attendere immissione in ruolo nella nostra provincia

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Il neonato gruppo “GAE fase B e C coordinamento nazionale nuovi assunti e familiari” chiede ancora una volta a gran voce di ristabilire una equità di fondo per tutti i lavoratori della scuola assunti negli ultimi mesi, senza discriminazioni tra idonei concorso 2012 e varie fasi 0, A, B e C.

Il neonato gruppo “GAE fase B e C coordinamento nazionale nuovi assunti e familiari” chiede ancora una volta a gran voce di ristabilire una equità di fondo per tutti i lavoratori della scuola assunti negli ultimi mesi, senza discriminazioni tra idonei concorso 2012 e varie fasi 0, A, B e C.

Il portavoce Ermanno Infantino spiega dove a suo avviso si annidino le ingiustizie della legge 107 e propone soluzioni come il potenziamento del tempo pieno in Sicilia e Campania per rasserenare i destini dei lavoratori coinvolti nel trasferimento e delle loro famiglie.

Infantino, quale significato ha l’accordo sulla mobilità per i neoassunti di fase c e b firmato nei giorni scorsi? Quali speranze sono state spente definitivamente?

“E quale significato ancora vogliamo tentare di darci? Le riassumo ciò che penso con una sola parola: ingiusta.

Si sono adottati tutti i salvagenti e tutte le deroghe possibili per i colleghi assunti ante 2015 e Gm fase c 2012, relegando i neoassunti fase C e B verso un destino segnato e concordato già sin dall’inizio di tutta questa operazione, dando il significato che la legge 107 debba applicarsi pienamente solo per queste categorie totalmente penalizzate e abbandonate da tutti, venduti, sacrificati. Se legge 107 doveva essere, allora perché non applicarla per tutti? Se i giochi fossero stati chiari sin dall’inizio, nessuno o quasi avrebbe presentato domanda di assunzione per il piano straordinario di agosto, bastava rimanere comodamente ad attendere lo scorrimento delle Gae per avere il ruolo, per giunta nella propria regione. Sono state definitivamente spente le speranze di potere rientrare entro breve termine nella propria provincia o regione di appartenenza, gettando nella disperazione, nell'incertezza e nel disorientamento migliaia di famiglie italiane”.

In un comunicato avete scritto che a settembre 2016 si verificherà il più grande esodo di massa mai visto di docenti da Sud a Nord. Da quali dati partite per fare una simile affermazione? Quanti anni dovranno attendere prima di poter fare ritorno nelle terre di origine?

“In verità l’esodo è già iniziato il 30 settembre 2015, quando si è entrati nel vivo della riforma con la presa di servizio di migliaia di docenti che sono stati assunti fuori dalla propria provincia, prevalentemente nelle scuole del Nord, e di questo siamo testimoni diretti. Molti sono stati i differimenti (grazie a supplenze fino al 30/06), pochi i docenti che realmente sono rimasti titolari nella proprie province. Questa la situazione ad oggi.

Ad agosto, con la fine della mobilità e grazie anche alla deroga sull’articolo 9 comma 108, tutti gli ante 2014/2015 avranno la precedenza nel prendere il posto nelle province di appartenenza, sia per i posti comuni sia per i posti di potenziamento, e, come negli scacchi, spazzeranno altrove chi in questo momento aveva differito o era stato assegnato alla propria provincia. I posti a disposizione non basteranno a coprire neppure le loro esigenze (ante 2014/2015), facendo riversare le eccedenze sui posti di assegnazione provvisoria e non lasciando scampo a tutti i docenti di fase B e C, che si troveranno assegnate le sedi a chilometri di distanza, dividendo famiglie, figli e mariti, costringendo neoassunti e famiglie a compiere una scelta di vita forse irreversibile”.

I sindacati che non hanno firmato l’accordo di mobilità con le deroghe, cioè Gilda, Anief e Cobas, fanno appello all’incostituzionalità dei punti che discriminano i docenti di face B e C e i neoassunti dagli altri. Anche il vostro coordinamento pensa di seguire la stessa strada o promuoverete nuove strategie?

“Sì, intraprenderemo un percorso del tutto libero di adesioni alle varie iniziative legali di ricorso contro quei punti di incostituzionalità che stanno discriminando i docenti di fase B e C che, tengo a precisare, sono anche insegnanti con anni di servizio alle spalle e che hanno vinto un difficile concorso abilitante esattamente come tutti gli altri. Non esistono insegnanti di serie A, B o C, la legge 107 ha creato questa assurdità facendo ancora una volta sentire insegnanti pluriqualificati come dei “supporti” o, come spesso vengono apostrofati, dei “tappa buchi”. Parliamo tanto di lotta alla discriminazione e poi, con le loro leggi, sono i primi a crearla.

Come gruppo “GAE fase B e C coordinamento nazionale nuovi assunti e familiari” stiamo proponendo un ricorso al Tar al fine di fare ristabilire entro brevissimo tempo le stesse regole per tutti. Attendiamo che Cobas, Anief, Gilda e altre associazioni o piattaforme propongano e concretizzino varie forme di ricorso per valutare, ognuno in piena libertà, la migliore strada da intraprendere. Siamo inoltre convinti che l’azione popolare di piazza resti sempre valida, fondamentale ed opportuna, perciò progetteremo nel prossimo futuro manifestazioni locali e nazionali di sicuro impatto mediatico”.

Si è fatto un’idea di quale sia lo scopo politico di tutta questa operazione? Perché lo Stato avrebbe interesse a stressare così tanto una categoria di lavoratori che – nelle parole dello stesso Premier Renzi – è sempre stata definita strategica per il rilancio del Paese?

“A questo punto pensiamo veramente di tutto, che ci possa essere un interesse specifico affinché tutti questi docenti, o comunque una buona parte di loro, siano costretti a dimettersi perché ormai troppo stanchi per intraprendere un percorso lontano da casa e dai propri affetti. Il Presidente sbaglia quando dice che tutti sono stati accontentati nella propria provincia, nel nostro sondaggio lanciato sul gruppo che conta 2.700 membri, fra cui molti familiari, abbiamo avuto questo responso: 284 docenti fuori provincia, 261 differiti (cioè coloro che stanno finendo la supplenza fino al 30/06, ma che comunque andranno fuori dalla propria provincia in fase di mobilità e assegnazione sede definitiva),

212 docenti con assegnazione in provincia. Questi i dati in un piccolo gruppo come il nostro, a livello nazionale i potrebbero anche quadruplicarsi.

Che il nostro Premier punti sulla scuola per una ripartenza del paese lo credevamo anche noi, ma allo stato attuale delle cose pensiamo che qualcuno lo stia consigliando male o non lo metta al corrente della reale situazione che stiamo andando ad affrontare. Lo sappiamo che fare il Premier in un paese come il nostro non è facile, ma è necessario ad un certo momento mettere a zittire tutti e far parlare il popolo, prendere visione della situazione a 360 gradi e decidere il meglio per il bene del paese e dei suoi abitanti. Un insegnante infelice, non appagato, sofferente, lontano dai propri cari non sarà mai un buon insegnante”.

Mi scusi, fuori provincia significa automaticamente fuori regione?

“Dice assolutamente bene; fuori provincia vuole dire fuori regione, anche a più di 1500 km di distanza dalle proprie origini e dai propri affetti per un tempo indeterminato, con prospettive di rientro veramente incerte e a lungo termine, per come si stanno inspiegabilmente  organizzando le cose. Qualcuno ci spieghi la ragione di questo accanimento esclusivamente nei confronti di una categoria di lavoratori e delle loro famiglie, quali colpe devono espiare?". 

Al di là della protesta e dello scontento, che sono legittimi, pensate anche di proporre soluzioni?

“Abbiamo avuto idea di formare questo gruppo di protesta da familiari arrabbiati, preoccupati ed abbandonati da sindacati ed istituzioni, un gruppo che già in poche settimane conta quasi 3000 iscritti. L’obiettivo è quello di riunire tutti i neoassunti fase b e fase C insieme alle loro famiglie, per fare sentire in maniera forte e decisa il nostro totale dissenso a questa assurda ed incredibile ingiustizia che si sta consumando a nostre uniche spese. Chiediamo aiuto anche a tutta quella parte politica, sindacale e mediatica che crede, come noi, che la soluzione di questo grande pasticcio sia a portata di mano. Non si può scherzare con il futuro di migliaia di famiglie; una soluzione su tutte, lo diciamo sin dall’inizio di questa situazione, sarebbe l’instaurazione del tempo pieno in regioni come Sicilia e Campania, dove il gap culturale con le regioni del Nord Italia è ancora molto alto. Inoltre, bisogna essere compatti nel chiedere di destinare alla mobilità tutti i posti in organico di diritto, di potenziamento e di fatto; togliere vincolo triennale e il vincolo dell’anno di prova per assegnazioni provvisorie su tutto l'organico disponibile; destinare ai trasferimenti tutte le cattedre messe a concorso, anche perché la procedura non potrà essere espletata nel rispetto dei tempi previsti; la mobilità professionale senza vincolo su tutte le classi di concorso per cui si è abilitati.

Confidiamo nel buon senso dei nostri governanti , abbiamo ancora un minimo di speranza che possano dimostrare di volere rendere la scuola veramente una “Buona Scuola”. Invitiamo, dunque, tutti gli interessati a seguirci e ad aderire numerosi al nostro gruppo “ “ GAE fase B e C coordinamento nazionale nuovi assunti e familiari”, senza fratture o divisioni per dire un no compatto a questa mobilità che porterà ad una incredibile migrazione e divisione dalle famiglie”.

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